No al libero arbitrio:riorganizziamo il lavoro !
A seguire la lettera inviata dal Sindacato Generale di Base del Comune di Pisa. Ci sembra evidente che anche in questi tragici frangenti si stiano creando disparità lavorative, sociali ed economiche.
Ci sono lavoratrici e lavoratori in prima linea che rischiano ogni giorno la loro stessa vita (personale medico in primis), altri ritenuti indispensabili e in servizio con dispositivi di protezione individuale carenti o inadatti come nel caso delle mascherine, altri ancora costretti allo sciopero per non lavorare in luoghi poco sicuri.
Gli operai, i facchini hanno scioperato per costringere i datori di lavoro a sanificare, igienizzare e mettere in sicurezza aziende e fabbriche, sulla stampa leggiamo di facchini costretti a turni massacranti di consegne (sono aumentati i servizi a domicilio con l'obbligo di non uscire se non per motivi reali e documentabili). Gli scioperi intanto continuano anche se la stampa locale e nazionale non ne parla, invisibili come del resto gli operai schiacciati dalla spasmodica ricerca del profitto.
Ieri il Governo ha emanato il primo pacchetto per l'economia ove ci sono anche le disposizioni in materia di cassa integrazione e altri ammortizzatori sociali, è già qualcosa ma non basta ancora soprattutto se la quarantena, come si va dicendo da piu' parti, dovesse estendersi all'intero mese di Aprile. E pensiamo agli appalti pubblici per i quali non esiste smart working.
Abbiamo a cuore la tutela della salute di tutti\e, soprattutto di lavoratrici e lavoratori chiamati ad operare direttamente in questi giorni. Allo stesso tempo, nella Pubblica amministrazione, abbiamo evidenziato alcune decisioni aribitrarie dettate da circolari ministeriali poco chiare e dal solito scaricabarile tra Ministero, Enti locali, dirigenti e via via fino ai livelli piu' bassi. E' tempo allora di cambiare anche le modalità di lavoro nella PA, da qui scaturisce la lettera inviata oggi da SGB
Buongiorno, sul Quotidiano Enti locali de Il
Sole 24 Ore Enti locali di oggi ( Consuelo Ziggiotto: Smart Working il
dirigente deve garantire il servizio) troviamo scritto quanto segue:
Dove non è possibile ricorre alle forme
di lavoro agile, le amministrazioni pubbliche possono procedere, anche
mediante il criterio della rotazione, all'esenzione del personale in
servizio, prevedendosi comunque l'equiparazione del periodo trascorso in
"esenzione" al servizio prestato, ai fini degli effetti economici e
previdenziali.
Quanto scritto puo' essere oggetto di
varie interpretazioni anche se è evidente la sottovalutazione del
problema di quanti non svolgono servizi essenziali e sono stati messi a
casa con le ferie dell'anno corrente.
In realtà la misura adottata, se ha
un senso per le ore eccedenti e le ferie arretrate, un senso non lo ha
per le ferie non ancora maturate nell'anno 2020 se non per poch giorni
strettamenti necessari per riorganizzare il servizio.
Continuano ad arrivarci notizie del
diniego dello smart a numerosi dipendenti che ne avevano fatto richiesta
senza per altro fornire spiegazione scritta.
Ci chiediamo allora se non sia il caso di procedere con una rapida riorganizzazione dei servizi comunali al fine di
- organizzare corsi di aggiornamento e
di formazione. Per anni abbiamo denunciato le carenze formative, quale
periodo migliore di questo per colmare lacune e recuperare conoscenze?
- dopo avere sanificato e igienizzato
i locali (e ieri abbiamo chiesto al datore di lavoro e alla rspp di
avere informazioni ben precise), a rotazione si individuino contingenti
minimi di personale da impiegare nei servizi (gli esempi sulle modalità
di impiego non mancano, possiamo fornirli settore per settore)
- in ultima istanza individuare, nel
rispetto dei profili professionali, il personale da trasferire
temporaneamente (su base volontaria) laddove siano richieste prestazioni
nei locali e negli uffici comunali, parliamo solo di chi sia stato
messo a casa in ferie sine die senza che il dirigente del servizio abbia
individuato modalità alternative allo smart working o alle ferie
forzate .
Resta il fatto che, senza una
riorganizzazione dei servizi e del personale, o meglio delle modalità
lavorative, a partire dalla prossima settimana, non resterà che
equiparare i periodi esentati dal servizio come periodi lavorativi veri e
propri sotto gli aspetti economici e previdenziali. Una alternativa
esisterebbe, si rinnova per la ennesima volta la disponibilità a trovare
insieme soluzioni a tutela della salute e sicurezza di tutti ma anche
dei diritti e contro ogni libero arbitrio
Commenti
Posta un commento