Il tempo e la sua velocità

 

Velocità, spazio e tempo. Formule ed esercizi

Il tempo e la sua velocità


Tiziano Tussi


Certo che il tempo passa sempre alla stessa velocità ma siamo noi che gli diamo la carica. Per ciò che accade nella politica questa considerazione è senz'altro ben indirizzata. Nel mondo stanno accadendo fenomeni già visti. Marx nello scritto Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte (1852) scrive: "Hegel nota in un passo delle sue opere che tutti i grandi fatti e i grandi personaggi della storia universale si presentano, per così dire, due volte. Ha dimenticato di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa". Basta mettere assieme la velocità del tempo e questa affermazione di Marx per capirci un po' di più di quello che accade a livello internazionale e nel nostro Paese.

Pensiamo a Mussolini ed a Hitler ed alla loro velocità, specialmente per il primo, nell'arrivare al risultato propostosi, dal 1919 al 1922. Il salto più lungo fatto in pochissimi anni. Per Hitler dobbiamo attendere l'arrivo al governo, eletto dal popolo, come, in qualche modo Mussolini, e le tappe successive della presa assoluta del potere nazista per mettere anche lui in questa velocità storica che stiamo trattando. Oggi, forse a causa dei contrappesi più funzionanti degli istituti degli stati, forse perché vi è stato comunque un lungo periodo comunista nel Novecento, indipendentemente da quello che ne possiamo pensare e da quello che ha fatto, forse perché vi è un livello di cultura più alto, relativamente, per tutte queste e altre considerazioni la velocità che viene impressa dai nostri politici di destra alle cose dello stato viene meno.

Non per questo è meno pericolosa per il livello democratico in cui viviamo da tempo. Ma l'appeasement che i politici usano va nella direzione che ho indicato. Un presidente, bullo del bar o della periferia, viene blandito per la sua violenza verso il resto del mondo. Che usa militari violenti per le sue farneticazioni e trova in altri politici condiscendenza generica e tentativi di spiegarne il comportamento. Ho detto in altra occasione, in un podcast, che occorrerà attendere il limite istituzionale della sua destituzione per vederne la effettività. Non sarebbe così disturbante per la delicatezza internazionale accettarne la permanenza oltre il termine consentito, in USA due mandati. Basterebbe riandare ad un film uscito da poco, Civil War, film statunitense del 2024, in cui gli USA sono un patchwork di forze che appoggiano o contrastano il presidente in carica e che si sparano fra loro, una guerra civile quindi, come già fu quella del XIX secolo, negli anni '60 per l'abolizione della schiavitù. Vedremo.

In Italia dopo continue insistenze per fare dire a Meloni di criticare il fascismo questa lo ha fatto, ed adesso? Dopo tre anni di governo ci siamo. Ma cosa cambia in Italia a riguardo. Nulla, occorrerà aspettare le elezioni politiche prossime venture del 2027 per capire cosa accadrà. La velocità difetta ai politici oggi, ma i risultati a destra sembrano ormai consolidati. Una opposizione miagolante non riesce a produrre granché. Se si resta nel solco tracciato dall'avversario politico, in questo caso di destra, poco serve continuare a ripetere che la democrazia è in pericolo perché la democrazia attuale è esattamente quella che deve essere nella forma che il nostro vivere corrente prevede. Una rinsecchita imitazione di altro.

La strada per ritornare a galleggiare sull'acqua della società virtuosa necessita di tempo e di tanto tempo. A meno che: "Due vie d'uscita si presentano: o mantenere l'attuale tenore di vita…oppure ricorrere a limitazioni … A meno di ricorrere al comunismo, non vi è altro rimedio alla disoccupazione che quello di restituire ai datori di lavoro la possibilità di lavorare con un equo margine di utili" (John Maynard Keynes, Il paradosso dell'economia britannica. (L'Information, Parigi 15 marzo 1931). Qui inseriamo l'ultima considerazione. Keynes tratta il tema della disoccupazione che dilagava allora nel mondo.

Ma anche oggi siamo in presenza di milioni di poveri che vivono, si fa per dire, nei Paesi ricchi o ricchissimi. Gli Usa in primis, la loro cifra arriva a lambire i 40 milioni. Poveri negli USA, significa che una famiglia di quattro persone non arriva ad avere un reddito che superi i 27/28 mila dollari annuali. Facile non superarlo per stipendi di 7,25 dollari l'ora. Naturalmente le minoranze sono invase da questi effetti, mentre i bianchi lo sono meno. Per avere un'idea della vita da schiavi di milioni di persone un libro di diversi anni fa, Barbara Ehrenreich, Una paga da fame. Come (non) si arriva a fine mese nel paese più ricco del mondo, Feltrinelli, Milano, 2002.

Lavori estenuanti, sottopagati, faticosi, continui. E poi a casa, nell'automobile, nelle roulotte sgangherate, in altri ricoveri di fortuna. Altre cifre del 2025, Elon Musk, 342 miliardi di dollari, Mark Zukerberg, 216, Jeff Besoz, 215, Larry Allison, 192. Tutti made in USA. Poi un europeo, e a seguire altri USA. E i guadagni sono in aumento sul 2024. Stesso discorso per altri Paesi. Quindi l'indicazione di Keynes, grande economista borghese "… a meno di ricorrere al comunismo…" resta viva.

 www.resistenze.org - osservatorio - mondo - politica e società - 28-01-26 - n. 953

 

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