La civiltà iraniana

 

La civiltà iraniana

Una civiltà che ci insegna come la storia, quando è accompagnata da cultura e memoria, possa diventare una fonte inesauribile di dialogo, bellezza e saggezza.

La civiltà iraniana è una delle più antiche e affascinanti della storia umana, una civiltà che affonda le sue radici in oltre tremila anni di storia e che ha saputo attraversare i secoli trasformandosi senza mai perdere la propria identità profonda. Situato al crocevia tra Oriente e Occidente, l’Iran è stato fin dall’antichità un ponte tra popoli, culture e saperi, diventando un luogo di incontro e di scambio che ha arricchito il mondo intero.

La civiltà iraniana ha dato contributi fondamentali anche nel campo della cultura, della scienza e della letteratura. Poeti come Ferdowsi, Hafez e Rumi hanno saputo esprimere con parole immortali temi universali come l’amore, la giustizia, la ricerca spirituale e il senso della vita. Allo stesso tempo, studiosi iraniani hanno brillato in matematica, medicina, astronomia e filosofia, influenzando profondamente il pensiero del mondo islamico e dell’Europa medievale.

Già nell’antichità, con l’Impero achemenide, l’Iran diede vita a una delle prime forme di stato multiculturale della storia. Sovrani come Ciro il Grande, promossero la tolleranza religiosa, il rispetto delle tradizioni locali e un’amministrazione avanzata, principi sorprendentemente moderni per l’epoca. Questo spirito di apertura permise all’impero di unire popoli diversi sotto un’unica visione, lasciando un’eredità politica e morale che ancora oggi viene ricordata.

Nella pratica il concetto di diritti dell'uomo viene affrontato storicamente per la prima volta nel VI secolo a.C. da Ciro II detto il Grande (590-530 a.C.), sovrano dell'Impero Persiano (attuale Iran). Dopo la conquista di Babilonia (attuale Iraq) nel 539 a.C., il re fa emanare il testo scolpito sul "cilindro di Ciro", rinvenuto nel 1879 tra le rovine di Babilonia e conservato al British Museum a Londra. Questo documento è correntemente menzionato come la "prima carta dei diritti dell'uomo" poiché esprime rispetto per l'uomo in quanto tale e promuove una forma elementare di libertà e tolleranza religiosa. Esso afferma:

«Io sono Ciro, re del mondo, gran re, re legittimo, re di Babilonia, re di Sumer e Akkad, re delle quattro estremità (della terra), figlio di Cambise, gran re, re di Anzan, nipote di Ciro, gran re, re di Anshan, discendente di Teispe, gran re, re di Anshan, di una famiglia (che) ha sempre regnato. Non permetto a nessuno di spargere terrore nel Paese di Sumer e Akkad. Voglio fermamente la pace a Babilonia e in tutte le sue sacre città. Per gli abitanti di Babilonia (…) io abolisco i lavori forzati [...] Da Ninive, Assur e Susa, Akkad, Eshnunna, Zamban, Me-Turnu e Der fino alla regione di Gutium, restituisco a queste sacre città dall'altro lato del Tigri i templi che erano in rovina da lungo tempo, le immagini che una volta vi erano conservate e stabilisco che essi siano i loro templi. Ho anche radunato gli abitanti di queste regioni e ho restituito loro le case che avevano».

Ciro quindi dichiarava in sostanza che i cittadini dell'Impero erano liberi di manifestare il loro credo religioso e, inoltre, aboliva la schiavitù favorendo il ritorno dei popoli deportati nelle terre d'origine, dalla qual cosa derivò l’editto del 538 a.C. che pose fine alla  biblica “cattività babilonese” per il popolo di Israele che poté così tornare in Giudea e ricostruire il tempio di Gerusalemme distrutto dal re babilonese Nabucodonosor nel 586 a.C..

Un elemento centrale della civiltà iraniana è il suo profondo legame con la spiritualità e con il valore della conoscenza. Dallo zoroastrismo, una delle religioni monoteistiche più antiche, fino alla ricca tradizione islamica persiana, emerge una visione del mondo fondata sulla lotta tra il bene e il male, sulla responsabilità individuale e sull’importanza dell’etica. Questa dimensione spirituale si riflette anche nell’arte, nell’architettura e nei giardini persiani, simboli di armonia tra l’uomo e la natura.

Nel corso dei secoli, la civiltà iraniana divenne faro di sapere e di raffinatezza culturale. La lingua persiana si fece veicolo di una delle più alte tradizioni poetiche del mondo, capace di esprimere l’infinito attraverso la parola. Poeti e pensatori come Ferdowsi, Hafez, Rumi e Saʿdī trasformarono la letteratura in un cammino di lotta di classe, spirituale, dove la bellezza si unisce alla ricerca della verità e dell’eterno

Carta 1: l’Impero persiano fra il 550 e il 331 a.C.

La Resistenza

La storia della civiltà iraniana non è soltanto una storia di grandezza e di splendore, ma anche una storia di resistenza silenziosa e tenace, una resistenza che non si è espressa soltanto con le armi, bensì con la forza della cultura, della lingua e della memoria. Nel corso dei secoli, l’Iran è stato più volte conquistato, attraversato e dominato da potenze straniere; eppure, mai realmente annientato nello spirito.

Ogni invasione ha rappresentato una prova estrema. Dalla caduta degli imperi antichi alle conquiste straniere, dalle devastazioni alle imposizioni politiche e religiose, il territorio iraniano è stato spesso teatro di rotture violente. Tuttavia, ciò che colpisce profondamente è la capacità del popolo iraniano di assorbire l’urto della storia senza perdere la propria identità. Gli invasori potevano imporsi sul piano militare, ma raramente riuscivano a cancellare l’anima culturale dell’Iran.

La lingua persiana divenne il primo grande strumento di resistenza. Anche quando nuovi poteri cercarono di imporre modelli alloctoni, il persiano sopravvisse, si trasformò e tornò a fiorire come lingua della poesia, dell’amministrazione e del pensiero. Attraverso opere monumentali come lo Shahnameh di Ferdowsi, l’Iran ricostruì la propria memoria storica, riaffermando la continuità del proprio passato e opponendosi all’oblio imposto dalla conquista

Figura 2: lo Shahnameh l’opera poetica scritta dal Ferdonwsi attorno al 900 d.C., che costituisce l’epica nazionale dei Paesi di lingua persiana. Copia del XIV secolo

Questa resistenza si manifestò anche nell’arte, nell’architettura e nella filosofia, dove la ricerca dell’armonia, della giustizia e del senso etico continuò a prevalere nonostante le distruzioni. I giardini persiani, simbolo di ordine e bellezza, sorsero come affermazione di vita contro il caos della guerra; la poesia divenne rifugio e arma, custode di verità che nessuna conquista poteva spegnere.

La civiltà iraniana dimostra così che la vera forza di un popolo non risiede solo nel dominio territoriale, ma nella capacità di preservare la propria visione del mondo. Attraverso secoli di invasioni, l’Iran ha resistito non gridando, ma ricordando; non cancellando, ma trasformando; non rinunciando, ma custodendo.

 

La storia dell’Iran è la storia di una civiltà che ha imparato a resistere non solo alla forza degli eserciti, ma all’usura del tempo e alla violenza dell’oblio. Poche terre al mondo sono state tanto spesso attraversate da invasori, eppure poche civiltà hanno saputo opporre una resistenza tanto profonda, tenace e duratura. L’Iran è stato conquistato molte volte, ma non è mai stato spezzato.

Ogni invasione ha portato distruzione, rovine e silenzio. Eppure, sotto le macerie, la civiltà iraniana ha continuato a respirare. Quando i palazzi cadevano, la memoria restava; quando le dinastie scomparivano, la cultura sopravviveva. Gli invasori potevano imporre il dominio politico, ma non riuscivano a estirpare ciò che rendeva l’Iran, Iran: una coscienza storica antica, radicata nella lingua, nel mito e nella visione etica del mondo.

La lingua persiana si levò come un atto di resistenza contro la cancellazione. In tempi in cui il passato rischiava di essere sepolto, la parola divenne fortezza. Con il Shahnameh, Ferdowsi non scrisse soltanto un poema: restituendo al popolo iraniano la voce dei suoi re, dei suoi eroi e della sua memoria. Fu una vittoria senza battaglie, ma decisiva quanto qualsiasi conquista militare

Una delle prove più significative della resistenza culturale iraniana si manifesta con la conquista araba del VII secolo. L’Islam si impose come nuova religione dominante e l’arabo come lingua del potere, ma l’Iran non subì una semplice assimilazione passiva. Al contrario, la civiltà iraniana contribuì in modo decisivo alla formazione della cultura islamica. La lingua persiana rinacque come lingua letteraria e amministrativa, mentre concetti politici, filosofici e artistici di origine iranica vennero integrati nel mondo islamico. Opere come lo Shahnameh di Ferdowsi rappresentano un momento fondamentale di riaffermazione della memoria storica iraniana in un contesto di profondo mutamento religioso e culturale.

Carta 2 le tappe dell’espansione del Califfato, l’impero islamico a guida araba

Le invasioni mongoliche del XIII secolo costituirono una delle più gravi catastrofi della storia iraniana. Le distruzioni materiali e demografiche furono immense e minacciarono seriamente la sopravvivenza delle strutture culturali esistenti. anche in questo caso, la civiltà iraniana dimostrò una notevole capacità di resilienza. I Mongoli, inizialmente estranei alla cultura iranica, finirono progressivamente per adottarne la lingua, l’amministrazione e le tradizioni religiose, favorendo una nuova fase di produzione culturale e storiografica. Ancora una volta, il dominio militare non si tradusse in annientamento culturale.

 

Nel complesso, la storia dell’Iran mostra come la resistenza culturale non coincida con l’immobilità, ma con la capacità di adattamento e trasformazione e la sua egemonia culturale. Attraverso l’assimilazione selettiva degli elementi esterni e la conservazione della propria memoria storica, la civiltà iraniana ha saputo mantenere una continuità identitaria rara nel panorama storico mondiale. Questo processo rende l’Iran un caso emblematico di come la cultura possa sopravvivere e persino rafforzarsi di fronte alla conquista e alla distruzione.

Le invasioni mongoliche (a partire dal 1219 con Gengis Khan) provocarono il crollo di città, biblioteche e centri di sapere. Tuttavia, una volta stabilito il loro dominio, compresero l’importanza dell’amministrazione e della cultura iraniana. Questo permise la graduale rinascita della lingua persiana come lingua letteraria e di corte, favorendo la continuità della tradizione poetica.

Carta 4: l’impero mongolo XII – XV secolo

 

Ancora oggi, nonostante le sfide della modernità, la civiltà iraniana continua a vivere nelle tradizioni, nella lingua persiana, nella poesia, nell’ospitalità del suo popolo e nel forte senso di identità culturale. È una civiltà che ci insegna come la storia, quando è accompagnata da cultura e memoria, possa diventare una fonte inesauribile di dialogo, bellezza e saggezza.

Nel palazzo dell’ONU, a New York, si leggono queste parole immortali del poeta Sa’dí, che attraversano i secoli e parlano ancora alle coscienze dei popoli in lotta:

Tutti i figli di Adamo formano un solo corpo, sono della stessa essenza.

Quando il tempo affligge con il dolore una parte del corpo (anche) le altre parti soffrono.

Se tu non senti la pena degli altri, non meriti di essere chiamato uomo”.

 

Alì Gazhinoori

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