Dalla psicologia sociale alla psicoanalisi politica.
Per Freud, la società è mutilante, ma offre, con la cultura, un soccorso all’uomo per risanarlo dalle menomazioni pulsionali inferte dalla società.
Con Jung abbiamo poi visto che l’insediamento della psicanalisi nell’istituzione psichiatrica universitaria comporta una graduale trasformazione del suo congegno teorico. La figura di riferimento non è più allora l’intellettuale prestatore d’opera privato, ma il grande funzionario di un intero ideale che, sapiente, saggio, potente, è in grado di indicare come possano convivere senza antagonismi società ed individuo.
Quando la psicanalisi verrà a contatto con pazienti appartenenti a ceti diversi, si assisterà a enormi mutamenti nella sua tecnica, nel suo aspetto teorico. Il protagonista della prima lacerazione del 1911, all’interno del movimento psicanalitico, fu Alfred Adler. Nato a Vienna nel 1870 da commercianti ebrei, si laurea in medicina nel 1895, si converte al protestantesimo nel 1904 e dal 1902 al 1911 fa parte del gruppo psicanalitico riunitosi intorno a Freud.
Nel 1911 fonda la società per la psicanalisi individuale, basata su ideali politici e sociali, che dopo la fine della prima guerra mondiale si impegna in un vasto programma terapeutico e pedagogico di servizi sociali. Nel 1932 si trasferisce negli Stati Uniti e nel 1937 muore improvvisamente.
Nel 1934 con l’avvento del nazismo vengono spazzate via le istituzioni sociale volute da Adler. Egli identifica come interlocutore principale il proletariato che sta avendo una forma di protagonismo storico attraverso il partito socialdemocratico. La prima psicologia sociale si chiama individuale perché avverte il pericolo di trasformarsi in sociologia, perdendo di vista l’unicità dell’individuo, la modalità singola ed irripetibile con la quale ognuno vive i fatti della propria epoca.
Inferiorità e adattamento
Il nevrotico è contraddistinto dall’individualismo sfrenato delle sue mete sempre avulse dagli scopi collettivi. Vivendo in una società basata su valori maschili, la lotta per la supremazia viene vissuta anche dalle donne, come proposta virile per la realizzazione delle componenti attive, aggressive della personalità, a discapito di quelle femminili passive.
La spinta evolutiva e essenziale è il dinamismo. La vita, l’unità della personalità, nascono dal fine che ognuno pone a se stesso. Questa visione finalistica, in comune con Jung, minimizza il ruolo della causalità freudiana nella vita psichica. Ammette però che la meta è destinata ad organizzare la nostra psiche e a determinare la nostra storia che si radica nell’inevitabile inferiorità della prima infanzia. Il bambino è imputabile per l’insufficienza organica, la dipendenza funzionale, il bisogno di sicurezza, il non possedere nulla. Il futuro diventa per lui la terra promessa della compensazione, dove la povertà si trasformerà in ricchezza, la sottomissione in dominio, il dolore in gioia. Ogni fine ultimo non ha una realtà oggettiva, ma è una meta fittizia che però deforma il piano di vita dell’inconscio.
La credenza che i buoni vadano in paradiso e i cattivi all’inferno, influenza la condotta dell’individuo, indipendentemente dalla sua realtà. Ogni individuo vive secondo uno stile di vita irripetibile, unico, caratteristico, determinato dal suo corpo, dalle sue predisposizioni, dalla sua storia familiare e sociale, dalla possibilità di elaborare attivamente e di reagire creativamente agli stimoli.
La guarigione consisterà nella riconquistata capacità del paziente di vivere pienamente, attivamente le sue esigenze personali nel più vasto contesto di quelle sociali. Fromm vede Adler e Jung agli antipodi, pur dissolvendo entrambi la sintesi freudiana di elementi razionali e romantici; mentre Jung privilegia la componente romantica, Adler costruisce una terapia unilaterale, razionalistica e ottimistica che credeva che le manchevolezze innate fossero le reali condizioni di forza. Il valore del pensiero di Adler, definito dinamica delle relazioni interpersonali, può essere colto solo collocandolo nella sua pratica sociale perché come sistema teorico non è né particolarmente originale nei pienamente articolato.
Influenza della psicologia adleriana
Il divario che separa Adler da Reich è occupato dal crollo del riformismo socialdemocratico. Il problema è la preparazione della classe operaia ai suoi nuovi compiti, alla sua educazione. Mentre la psicanalisi ufficiale si chiude in difesa delle sue istituzioni, sottolineando il carattere privato delle sue prestazioni e l’apoliticità delle sue teorie, Reich affronta da solo il problema del potere. Reich appartiene alla seconda generazione dei discepoli di Freud, fonda il seminario terapeutico, un laboratorio teorico dove si incontrano periodicamente i giovani analisti che avvertono come insufficiente il tradizionale modello di cura. Nel momento in cui dalla cura del nevrotico si passa ad un programma politico, la dimensione muta radicalmente facendosi da una parte sociologia, dall’altra fisioterapia. Freud aveva trovato il nucleo generativo delle nevrosi nella sessualità, nel conflitto che oppone le pulsioni sessuali alle richieste della civiltà.
Non è sempre così. L’energia sessuale benchè liberata dalle costrizioni psicologiche, resta spesso socialmente inesprimibile. Freud però ritiene comunque un successo del trattamento psicanalitico giungere a sostituire alla rimozione inconscia la condanna cosciente. Reich sostiene che questo programma non sia proponibile, non è estendibile al proletariato. Secondo Freud il sacrificio pulsionale viene considerato necessario al conseguimento ed al mantenimento delle conquiste della civiltà. Lo sviluppo normale comporta il passaggio da un funzionamento psichico, retto dal principio del piacere, all’adozione del principio di realtà, un complesso sistema di mediazioni e di rinvii che tiene conto, oltre che delle urgenze pulsionali, anche della realtà esterna. Reich si chiede di quale realtà si tratti e ne risulta che essa corrisponde ad un concreto sistema economico, quello capitalistico. Freud contrappone alle pulsioni sessuali (eros) quelle di morte, (thanatos). Reich denuncia questo processo come idealista, funzionale ad una pratica unitaria della terapia, ad un consenso diffuso della teoria.
Nella foto: Disegno di Angela Belluschi che soffre di malattia neurodegenerativa madre dell’autrice Laura Tussi. Con la presenza di Nora Romero e Johanna Aguilar
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