mercoledì 1 agosto 2018

I sindacati si fanno male da soli:il caso del contratto autonomie locali

Incrementi o non incrementi del fondo della produttività negli enti locali? Legge di austerità da salvaguardare? Colpa dei sindacati e dell'Aran o della Corte dei Conti?
 
Leggiamo, da giorni, tutto e di piu' e contribuiscono alla confusione vari atti e delibere che si rimpallano l'onere della decisione, ultima la Sezione regionale di controllo della Lombardia che rinvia alla Sezione delle Autonomie la decisione se siano i bilanci o il fondo a finanziare l’indennità da 83,20 (che entrerà in vigore dal 2019) e il differenziale dei costi delle progressioni orizzontali.

Tutto nasce non dal contratto nazionale ma ancora prima, dal fatto che i sindacati complici hanno accettato le regole dell'austerità facendo finta di subirle e al momento di contrastarne l'applicazione le hanno semplicemente ignorate. Aver pensato, al momento della stipula dei contratti del pubblico impiego, che parte degli incrementi si debbano finanziare con le risorse decentrate è stato un grave errore perchè non solo ha alimentato confusione ma introdotta una pericolosa novità in materia contrattuale, ossia scaricare sulla contrattazione di secondo livello oneri e incombenze che dovrebbero essere a carico della contrattazione nazionale. Per essere ancora piu' chiari, i fondi si incrementano e basta e ogni risorsa aggiuntiva deve essere automatica e non vincolata al rispetto di tetti di spesa che se applicati determinerebbero una rimessa per i lavoratori e le lavoratrici con il loro salario destinato a restare fermo da qui ai prossimi anni.
 
Se i maggiori costi sono in parte finanziati con le risorse decentrate, vorrà dire che avremo meno soldi per la produttività o si toglieranno ad alcuni dei soldi. Se la matematica non è una opinione, anche gli inesperti sarebbero stati in grado di comprendere il problema, allora perchè i sindacati non lo hanno fatto?
 
L’articolo 67, comma 7, del Ccnl estende  alla contrattazione nazionale  i limiti di finanziamento che invece l’articolo 23, comma 2, del d.lgs 75/2017 riserva solo alla contrattazione decentrata.
Ma tra la firma della intesa e la sua effettiva ratifica sono passati mesi, allora come è stato possibile non accorgersi, in circa 120 giorni, dell'errore e correggerlo prima della definitiva firma?
 
Risposte difficili, non ultima l'idea di una svista della Corte dei conti che invece è subito intervenuta come è suo costume fare.  Ricordiamo infatti che la Sezione Puglia, deliberazione 99/2018, ha ritenuto inutile la dichiarazione congiunta sindacati Aran nel contratto e ha subito detto che si sarebbe opposta a scaricare gli oneri aggiuntivi sui bilanci di Ente, parere in contrasto con la Sezione Lombardia che rinvia la patata bollente alla Sezione Autonomie.
 
Insomma la dichiarazione congiunta è aria fritta, in un colpo solo viene meno la potestà sindacale nella contrattazione, tutti i discorsi sul rafforzamento del potere contrattuale si dimostrano ben poca cosa, se finanziati con il fondo certi oneri determinerebbero perdita salariale a fronte di un contratto che per arrivare a 85 euro medi (dopo 9 anni di blocco) ha avuto bisogno dell'elemento perequativo che ad anno nuovo non ci sarà piu'. Insomma la confusione regna sovrana e gli interventi della Magistratura contabile o della Ragioneria non prospettano nulla di buono
Sarebbe stata preferibile una azione energica contro le leggi di austerità e impedire di scaricare oneri su fondo del salario accessorio ma probabilmente questo non era l'obiettivo del Governo , che voleva usare la firma dei contratti per la campagna elettorale, nè di sindacati per i quali la firma di un contratto, a prescindere dai contenuti e dai reali importi economici, rappresentava già un successo

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