Un intervento sulla crisi dell’Ucraina

 riceviamo e pubblichiamo 

 

 di Tiziano Tussi


Nato-Ucraina-Russia. Una crisi dalla quale manca l’Europa Unita (UE). Un elemento da tenere in considerazione. Ma l’altro, più importante, e non c’è organizzazione che tenga, è l’aspetto binario dei rapport internazionali. Una strada si inerpica lungo sentieri economici e finanziari; l’altra strada viaggia su modalità politiche. I due aspetti oramai non si tengono più assieme come all’epoca del colonialismo Ottocentesco. 


Là gli Stati erano al servizio dell’aspetto economico e viceversa. Ora si sono separati, e non da adesso, ma dalla caduta del campo comunista. Abbiamo genesi ed evoluzioni che non tengono granché in conto l’uno dell’altra, o meglio la politica cerca di favorire l’aspetto economico ma vien da questi messa sotto scacco, direi sempre. La crisi in Ucraina ne è un ulteriore esempio. L’ambiguità di molti Paesi risente indubbiamente di questa sudditanza economica che però se ne infischia del bon ton politico e va avanti per la sua strada. Il giorno dopo l’entrata delle truppe russe in Ucraina, dopo un tonfo finanziario di un certo peso, le borse internazionali, compresa quella degli USA, sono tornate a splendere, con guadagni non da poco. Il prezzo del gas e del petrolio è sceso.


 Ci si sarebbe dovuti aspettare il contrario: crisi politica, armi che sparano e quindi depressione finanziaria. Non è stato così. Magari poi vi saranno altri tonfi ma poi seguiti, inevitabilmente da rialzi. Un giochino che servirà all’aspetto economico finanziario, se servirà. Il profitto innanzitutto; business is business.


I motivi per Putin, per entrare in Ucraina ci sono e non ci sono: paura dei missili della NATO? Ma anche altri Stati della NATO confinano con la Russia ed hanno missili; un approdo al mar Nero? Ma si può arrivare allo stesso anche da altri lidi, basti osservare la cartina; la difesa delle popolazioni russofone e russe in Ucraina? Ma ve ne sono anche in altri luoghi. Insomma, si capisce e non si capisce la sua mossa, ora. 


Certo l’Ucraina potrebbe rappresentare molto bene uno stato cuscinetto verso paesi della Nato meglio di altri, già persi e non più vogliosi di ritornare sotto l’influenza del Grande Russo. Certo la NATO e gli USA, che lo governano, hanno spinto in continuazione verso una rottura con la Russia, così come stanno tentando lo stesso con la Cina. 


Sembra che il mondo statunitense impari proprio pochino dalla sua stessa storia – in ultimo Afghanistan - ma tant’è. Siamo abituati a vedere i soldati Yankees al di fuori dai confini USA. E basti osservare la cartina della zona dell’Ucraina. La Russia confina con essa, difficile dire lo stesso degli USA. Ma è l’aspetto politico-ideologico statunitense, con il resto del carro europeo a traino, a difendere la democrazia brutalizzata in Ucraina. Ma fino ad ora chi era disposto a definire quel Paese, l’Ucraina, come democratico, secondo standard che neppure i Paesi democratici più definiti tali sono neppure ora.


 Basti guarda all’Italia con un Primo ministro mai eletto dal suo popolo, e oramai inarrivabile sulla strada della beatificazione. La democrazia dovrebbe essere una forma politica per uno Stato non un’investitura dal cielo. Basterebbe leggere l’ultimo libro di Luciano Canfora, La democrazia di signori, per trovarne elencate tristi forme di una catena di eccezioni, rispetto alla perfezione democratica, cui oramai ci siamo abituati. “Il caso -limite, privo di possibili richiami ad un “precedente” è invece quello di Mario Draghi.


 Anche Erdogan, definito proprio da Draghi «un dittatore», è stato eletto. Anche Putin, quantunque ciò dia noia ai nostri opinionisti, che fatuamente lo chiamano «zar», è stato eletto e rieletto. E persino l’impresentabile Bolsonaro.”[1]


Quindi parrebbe difficoltoso definire il tasso di democrazia degli Stati, qualsiasi essi possano essere, alla luce dei cardini imprescindibili del pensiero democratico-liberale. Ma tant’è. Ora si tratta di bombe ed altre armi che uccidono, morti feriti, sfollati. Un disastro. Facile dire “siamo tutti ucraini”, come fa Enrico Letta, con le sue inutili litanie. Il nostro mondo è questo ed il mondo di Putin quello.


 Ma il momento è serio e si spera che le cose si risolvano con una certa velocità, in qualche modo. Ma attenzione a misurare il tasso di democrazia addosso a questi e non a quello. Il secondo aspetto della vita internazionale, quello economico-finanziario, in fondo determinerà molto di più ciò che succederà, anche indirettamente, che non tutta la diplomazia degli attori in campo. 


E anche Putin dovrà fare attenzione alle conseguenze. Dovrà moderarsi, se vuole poi tornare a giocare con i suoi soldatini e con le sue idee di relazione tra un passato sovietico, di cui si serve e da cui si vuole distanziare, ed un presente sovranista di cui si serve senza però esagerare. Insomma, una messa in coordinazione di tematiche, peraltro divergenti in altri momenti storici, ma che sembrano funzionare in questi, a patto di non esagerare. In fondo le fondamenta di buon cuore della maggioranza degli uomini potrebbe averne a male. 


Tutte le ONG del mondo potrebbero insorgere, e le armate della chiesa, di qualsiasi fatta, così come il buon cuore di cantanti, attori, drammaturghi e pacifisti vari, potrebbe aumentare a dismisura. Ci vuole molta un forte sostegno sociale, e deciso, per arrivare a distruggere vite umane, in modo violento ed atroce. A meno che questo non tocchi interessi economici-finanziari ben precisi. Se si tratta di popolazioni che vivono in periferie del mondo, ora, si può fare. Ma forse l’Ucraina non è proprio in una situazione così periferica da permettere uno scempio totale, da parte di nessuno.

 

Tiziano Tussi 

 



[1] Luciano canfora, la democrazia dei signori, Laterza, Bari-Roma, 2022, p.6

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