I disegni di mia madre, Angela Belluschi, contro l’oblio della storia

I disegni di mia madre, Angela Belluschi, contro l’oblio della storia 

di Laura Tussi


Mia madre Angela Belluschi soffre di Alzheimer e per resistere alla sofferenza lei disegna anche per me, per accompagnare i miei articoli con le sue produzioni artistiche. Mamma con questi suoi disegni viaggia e percorre la propria interiorità e ricorda papà, ossia suo marito Giulio Tussi che non c’è più. E ricorda di quando papà arruolato come marinaio per sfuggire agli orfanotrofi e non perché fosse militarista raccontava a lei e a me e a mia sorella della sua amicizia con I partigiani antifascisti contro il regime fascista di Franco in Spagna nei primi anni Sessanta. Si scambiavano idee e ideali e progetti per il futuro e si scrivevano lunghe missive.

Da questi dissidenti antifascisti che erano studenti e operai e insegnanti lui ha imparato la lingua spagnola: il castigliano. Mamma disegna e esprime tutto l’universo di emozioni e di sentimenti e di sofferenze che ha nella sua mente. E vive di persona i tagli alla sanità pubblica che invece di essere investiti per la ricerca scientifica anche su malattie come l’Alzheimer vengono sprecati nell’invio di armi per ammazzare civili e persone innocenti e inermi nelle guerre in tutto il mondo.

Mia madre, Angela Belluschi, soffre di Alzheimer.

La malattia lentamente consuma ricordi, orientamento, parole, autonomia. Eppure, dentro questo dolore, lei continua a creare. Disegna. Disegna per sé stessa e disegna anche per me, perché io possa accompagnare i miei articoli con le sue produzioni artistiche.

Nei suoi disegni non sussiste soltanto il colore o la forma. C’è un viaggio interiore. Vi è la sua memoria emotiva. Il tentativo di restare in contatto con il mondo, con le persone amate, con la propria storia. Ogni tratto sembra attraversare paure, malinconie, frammenti di ricordi e improvvise luci di tenerezza.

Attraverso il disegno mia madre continua anche a parlare con mio padre, Giulio Tussi, che oggi non c’è più. Lo ricorda continuamente. Ricorda la loro vita insieme, le difficoltà attraversate, le speranze condivise. E io, guardando quelle immagini, sento che in qualche modo il loro dialogo continua ancora

Il coraggio di papà 

Mio padre non era un militarista. Da ragazzo si arruolò come marinaio soprattutto per sfuggire agli orfanotrofi e a una vita di miseria e solitudine. Nei primi anni Sessanta, durante i suoi viaggi e le sue esperienze, entrò in contatto con dissidenti antifascisti che si opponevano al regime franchista in Spagna. Erano studenti, operai, insegnanti. Persone semplici che però custodivano idee di libertà, giustizia sociale e dignità umana.

Con loro mio padre parlava a lungo. Si scambiavano idee, speranze, progetti per il futuro. E si scrivevano lunghe lettere. Da quelle amicizie imparò anche la lingua spagnola, il castigliano, non attraverso scuole prestigiose ma attraverso relazioni umane profonde, nate nella condivisione di ideali antifascisti e nel desiderio di un mondo più giusto.

Oggi mia madre porta dentro di sé anche questa memoria. Nei suoi disegni riaffiorano sentimenti che forse le parole non riescono più a esprimere completamente. L’arte diventa allora una forma di resistenza contro l’oblio imposto dalla malattia.

Ma la nostra famiglia vive anche un’altra sofferenza: quella di vedere una sanità pubblica sempre più impoverita. Chi affronta malattie neurodegenerative come l’Alzheimer conosce bene le difficoltà quotidiane: visite interminabili da attendere, assistenza insufficiente, famiglie lasciate spesso sole davanti a un peso enorme, umano ed economico.

Per questo provo amarezza quando vedo enormi risorse pubbliche sprecate nelle guerre e nell’invio di armi, mentre la ricerca scientifica, la cura e il sostegno alle persone fragili ricevono investimenti insufficienti. In tutto il mondo continuano conflitti che colpiscono soprattutto civili innocenti e persone indifese, mentre chi soffre di malattie devastanti come l’Alzheimer avrebbe bisogno di maggiore attenzione, ricerca e solidarietà concreta.

Un messaggio che supera le barriere 

I disegni di mia madre, allora, non rappresentano soltanto un’esperienza personale o familiare. Sono anche una testimonianza umana. Raccontano il dolore, la memoria, l’amore, la perdita e la dignità. Raccontano la possibilità di continuare a esprimere sé stessi anche quando la malattia cerca di cancellare tutto.

E finché mia madre continuerà a disegnare, continuerà anche a lasciarci una traccia della sua interiorità, della sua sensibilità e della sua storia. Una storia che merita di essere ascoltata e custodita. 

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