Se sostituire un lavoratore con l’IA diventa legittimo anche agli occhi della legge
Se sostituire un
lavoratore con l’IA diventa legittimo anche agli occhi della legge
E. Gentili, F.
Giusti – Centro Studi Politico Sindacale
Il
18 Novembre 2025, con la Sentenza n. 9135, il Tribunale di Roma ha
legittimato il licenziamento di una lavoratrice dipendente di una società
tecnologica che svolgeva funzioni di web grafica, licenziamento avvenuto
per l’affidamento delle mansioni direttamente all’Intelligenza Artificiale.
La lavoratrice aveva fatto ricorso al licenziamento adducendo il fatto che non le fossero state proposte
nuove mansioni atte alla sua riallocazione in altri ruoli presso la medesima
azienda.
Il
Tribunale – emettendo una Sentenza che ha valore interpretativo e orientativo
per possibili, futuri casi analoghi che potrebbero facilmente presentarsi in
un’epoca storica in cui lo spettro della sostituzione tecnologica sembra
profilarsi all’orizzonte come una certezza ineluttabile – ha optato per il
rigetto del ricorso con la motivazione che il licenziamento si basasse su di un
giustificato motivo oggettivo. In particolar modo, tale giustificazione si
fondava sull’esistenza fattiva di «un processo di riorganizzazione [aziendale],
[avvenuto] in un’ottica di efficientamento di servizi e contenimento dei costi».[1] Inoltre,
a parere dell’azienda la lavoratrice non aveva le competenze necessarie per
poter essere cambiata di ruolo.
La
Sentenza merita la massima attenzione rappresentando un precedente assai
pericoloso, segna l’inizio di una fase storica nella quale i posti di lavoro
saranno a rischio per l’avvento della Ia. In altri contesti storici la
tecnologia ha determinato la soppressione di posti di lavoro, potremmo parlare
di corsi e ricorsi della storia e dei processi di innovazione tecnologica.
Tuttavia è fondamentalmente costruita attorno al fatto che le prestazioni
lavorative inerenti alla grafica web non appartenessero al core
business aziendale – ossia al ramo di attività principale dell’impresa –, in
ciò applicando il principio secondo cui «nel contrasto tra l’interesse del
lavoratore alla conservazione del posto e quello del datore ad espellere unità
lavorative realmente non più funzionali all’esigenza dell’impresa è il secondo
a prevalere»,[2] nonché
assecondando i criteri per la definizione degli stati di difficoltà
economico-finanziarie dell’impresa definiti dal Principio di contabilità n. 11
dell’Organismo Italiano di Contabilità[3] – organo
istituito dal Governo D’Alema e comprendente solo associazioni datoriali di
categoria –, secondo i quali la difficoltà ad ottenere finanziamenti
costituisce fatto rilevante ai fini del prevalere, nell’azienda, di una logica
liquidatoria. L’assunzione di tale logica può, in effetti, legittimare il
licenziamento di dipendenti, specie se non impiegati nel core business.
Il
licenziamento della lavoratrice, pertanto, è stato assolutamente legittimo.
Ciononostante ci troviamo a protestare contro un apparato legislativo costruito
ad arte per colpire il lavoro dipendente e salvaguardare in primis le
esigenze aziendali – fatto, questo, tipico di una società basata
sull’accumulazione di capitali e l’estorsione di profitto tramite lo
sfruttamento del lavoro subordinato. Un licenziamento che al contempo ci
ricorda come la gestione e l’utilizzo dei processi innovativi sia sempre legata
ai rapporti di forza, le imprese oggi affermano la priorità dei loro interessi
sulle istanze della forza lavoro e non ci sono spazi di mediazione sociale e
sindacale.
Dobbiamo
inoltre rilevare come anche negli altri Paesi del globo la legislazione si stia
muovendo nello stesso solco in cui si inserisce quella italiana. In Cina, ad
esempio, vi sono stati recenti casi di reintegro del dipendente licenziato a
causa dell’automazione imposta dall’IA, ma per l’appunto basati sul fatto
che vi fosse assenza di difficoltà economiche o forza maggiore.[4] Negli
Stati Uniti invece la situazione sembra essere ben peggiore e le aziende possono
lasciare a casa i dipendenti con più facilità: «Solo nel primo trimestre del
2026, 86 aziende hanno lasciato a casa più di 80.000 persone negli Stati Uniti
citando l’adozione di strumenti AI come causa dei licenziamenti».[5]
In
ultimo dobbiamo rilevare come l’automazione da Intelligenza Artificiale non
sia generalizzata, interessando prevalentemente le figure professionali
specializzate e non quelle operaie come avvenne con l’avvento dei robot nelle
fabbriche in parte automatizzate del settore automotive nei primi anni Ottanta
del secolo scorso.
Si conferma a nostro avviso la
validità del cosiddetto “effetto Ricardo”, che comporta come la crescita dei
salari (in particolar modo, qui, della componente salariale della retribuzione
delle competenze) indirizzi l’imprenditore a sostituire il dipendente con il
ricorso a nuove tecnologie. Si tratta di uno dei primi segnali di
livellamento e appianamento delle disuguaglianze retributive esistenti fra i
salariati, che in una fase di crisi del capitalismo globale – quale è
quella che stiamo iniziando ad attraversare – potrebbe costituire un fattore
politico dirimente, e ricco di potenzialità, per le lotte operaie e sindacali.
All’interno di questo processo, il nostro ruolo dovrà sicuramente essere quello
della difesa dei posti di lavoro e della tenuta delle componenti retributive di
base.[6]
A nostro
parere, difatti, la retribuzione delle competenze non porta un aumento dei
salari, anzi nella scuola ha prodotto una erosione dei processi educativi, la
riduzione delle ore di insegnamento frontale e nei posti di lavoro è un
fenomeno divisivo tra i salariati alimentando al contempo la crescita delle
disuguaglianze e la riduzione tendenziale del potere d’acquisto dei salari di
base, quelli operai.
[3] Cfr. https://www.fondazioneoic.eu/wp-content/uploads/2011/02/2018-03-OIC-11.pdf.
[4] Cfr. I. Bonet, A Chinese court sets limits on the dismissal of a worker replaced
by AI, «el País», 7th May 2026, https://english.elpais.com/economy-and-business/2026-05-07/a-chinese-court-sets-limits-on-the-dismissal-of-a-worker-replaced-by-ai.html.
[5] R. Lichene,
Cina, «vietato licenziare per sostituire i lavoratori con l’AI»: due
sentenze storiche in difesa dei dipendenti, 6 Maggio 2026, https://www.open.online/2026/05/06/cina-vietato-licenziare-sostituire-lavoratori-ai-due-sentenze/?utm_source=perplexity.
[6] Per un
approfondimento cfr. E. Gentili, L’attacco degli imprenditori.
Roma: Sensibili alle foglie, 2025, pp. 478-489.
Commenti
Posta un commento