La resistenza culturale contro il ritorno dell’odio. In Lombardia le “Sillabe resistenti” dell’ANPI

 La resistenza culturale contro il ritorno dell’odio. In Lombardia le “Sillabe resistenti” dell’ANPI 

di Laura Tussi


In un’Italia attraversata dalla crescita delle diseguaglianze sociali, dalla normalizzazione dei linguaggi d’odio, dall’avanzata dei nazionalismi identitari e da nuove forme di razzismo e autoritarismo culturale, il valore delle esperienze antifasciste territoriali assume oggi un significato decisivo. Il riemergere di pulsioni xenofobe, il revisionismo storico sempre più diffuso e la banalizzazione del fascismo nel discorso pubblico mostrano infatti quanto la democrazia non sia mai una conquista definitiva, ma un equilibrio fragile da difendere quotidianamente.

In questo scenario, le realtà locali che mantengono viva la memoria della Resistenza e costruiscono spazi di partecipazione critica rappresentano veri e propri presìdi democratici. Non semplici associazioni commemorative, ma luoghi di elaborazione civile, culturale e politica capaci di contrastare l’impoverimento del dibattito pubblico e la diffusione dell’individualismo competitivo. Tra queste esperienze si colloca quella di Sillabe resistenti, pubblicazione periodica nata attorno alla sezione ANPI di Oggiono, nel lecchese: un laboratorio culturale e umano che dimostra come l’antifascismo possa essere non soltanto memoria storica, ma pratica concreta di cittadinanza attiva.

Nel tempo della comunicazione veloce, delle parole consumate in pochi secondi e dell’informazione ridotta spesso a rumore di fondo, esistono ancora esperienze collettive che scelgono la lentezza del pensiero, la profondità della memoria e la responsabilità della parola. La nascita della sezione ANPI di Oggiono non rappresenta semplicemente un fatto associativo locale. È invece il segno di una necessità storica che riaffiora in tempi inquieti: quella di ricostruire luoghi di partecipazione, di elaborazione politica e di umanità condivisa in una società attraversata da solitudini, guerre, precarietà e nuove forme di disumanizzazione sociale.

In questo contesto, Sillabe resistenti assume un valore che va ben oltre il semplice bollettino militante. È un’esperienza di autentica resistenza culturale. Il titolo stesso contiene una dichiarazione di intenti: le “sillabe” sono le unità minime della parola, mentre la “resistenza” rimanda non soltanto alla lotta partigiana del Novecento, ma alla capacità contemporanea di opporsi all’imbarbarimento morale, alla rassegnazione e all’indifferenza.

Ogni numero della pubblicazione appare come un piccolo presidio di pensiero critico. Vi convivono riflessioni politiche, memoria storica, poesia civile, denuncia sociale, pacifismo, attenzione ai conflitti internazionali e ai diritti del lavoro. Non vi è la ricerca di quella neutralità apparente che spesso svuota il linguaggio pubblico; al contrario, emerge la scelta consapevole di una parola schierata dalla parte della dignità umana, della giustizia sociale e della pace.

Figura centrale di questa esperienza è Claudio Ravasi, sindacalista profondamente legato alla tradizione del movimento operaio e antifascista lombardo. Nel suo impegno emerge una concezione dell’ANPI non come custode museale della memoria, ma come soggetto vivo capace di intervenire nel presente. La Resistenza, in questa visione, non è una celebrazione rituale confinata al 25 aprile: è una postura etica e politica permanente.

Accanto a lui opera Moreno Rossi, animatore culturale e voce significativa di Sillabe resistenti. Nei suoi contributi si intrecciano scrittura poetica, riflessione politica e tensione umanistica. Rossi rappresenta una figura di militante culturale ormai rara: qualcuno che considera la parola non un ornamento, ma uno strumento di trasformazione e testimonianza. Nei suoi testi si avverte la convinzione che la cultura debba tornare a essere terreno di conflitto democratico contro la banalizzazione del pensiero e la manipolazione mediatica.

Un ruolo fondamentale è svolto anche dalle attiviste Simonetta Donghi ed Emanuela Leoncini, impegnate nella redazione della pubblicazione e nell’organizzazione culturale della sezione. Il loro contributo testimonia quanto l’esperienza di Sillabe resistenti sia il risultato di un lavoro collettivo e quotidiano, spesso silenzioso ma decisivo: coordinare incontri, costruire momenti pubblici di confronto, mantenere viva la rete di relazioni umane e culturali che rende possibile l’esistenza stessa di una comunità antifascista attiva sul territorio.

La presenza di Donghi e Leoncini evidenzia inoltre un aspetto centrale della nuova stagione dell’ANPI: il protagonismo femminile nella trasmissione della memoria democratica e nella costruzione di pratiche culturali inclusive e partecipate. Non semplici collaboratrici organizzative, ma parte integrante di un percorso politico e civile che riconosce nella cultura uno strumento di emancipazione e cittadinanza attiva.

Ma la forza dell’esperienza di Oggiono non risiede soltanto nelle singole figure. Essa nasce soprattutto da una coralità. Attiviste e attivisti, donne e uomini di generazioni differenti, costruiscono insieme uno spazio comunitario dove memoria e presente dialogano continuamente. È questa dimensione collettiva a rendere significativa l’esperienza: l’idea che la politica, nel senso più nobile del termine, sia ancora un esercizio condiviso di responsabilità.

In un territorio come quello lecchese e brianzolo, spesso raccontato soltanto attraverso la produttività economica o la trasformazione industriale, l’ANPI di Oggiono introduce un altro racconto possibile: quello di una comunità che prova a difendere la dimensione umana contro la riduzione dell’esistenza a consumo, competizione e paura dell’altro.

Particolarmente importante è il legame che questa esperienza stabilisce tra antifascismo e pacifismo. In un’epoca segnata dal ritorno della guerra come normalità geopolitica e simbolica, Sillabe resistenti riafferma una cultura della pace che non coincide con la passività, ma con la difesa radicale della vita umana. L’antifascismo, qui, non è nostalgia identitaria; è opposizione concreta a ogni linguaggio di odio, discriminazione, sopraffazione e militarizzazione della società.

Vi è inoltre un elemento prezioso che attraversa l’intero progetto: la fiducia nella cultura popolare. Non una cultura accademica separata dalle persone, ma una produzione dal basso, accessibile, partecipata, capace di parlare ai cittadini comuni senza rinunciare alla complessità. In questo senso Sillabe resistenti richiama le storiche esperienze dei fogli clandestini, delle case del popolo, delle biblioteche operaie e dei ciclostilati militanti: strumenti poveri materialmente, ma ricchissimi di energia democratica.

Forse il significato più profondo dell’esperienza dell’ANPI di Oggiono sta proprio qui: nel dimostrare che anche in una piccola realtà territoriale è possibile produrre pensiero critico, creare comunità e opporsi alla desertificazione culturale contemporanea.

In un tempo che premia la superficialità, il rancore sociale e l’individualismo competitivo, Sillabe resistenti sceglie invece la memoria, il dialogo, il conflitto delle idee e la solidarietà. Ed è proprio per questo che la sua voce, pur nata in un territorio circoscritto del lecchese, parla a una questione universale: come continuare a difendere la dignità umana e la democrazia dentro un mondo che rischia continuamente di dimenticarle.

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