L’Ue si allinea al Fmi: l’aggressione all’Iran sta causando rallentamento della crescita, incertezza sui mercati e ripresa dell’inflazione
Economia di guerra oggi. Parte XXIX
L’Ue si allinea al Fmi:
l’aggressione all’Iran sta causando rallentamento della crescita, incertezza
sui mercati e ripresa dell’inflazione
Il quadro globale
Le previsioni economiche della Commissione Europea
pubblicate il 21 maggio[1]
indicano, in linea con il World Economic Outlook di aprile del Fmi[2], un
rallentamento della crescita mondiale al 3,1% per l’anno in corso, con una
flessione del -0,3% rispetto al dossier autunnale[3],
causato dallo shock energetico innescato dall’aggressione israelo-statunitense
all’Iran del 28 febbraio. Una crisi che si articola su un nefasto combinato
disposto caratterizzato da carenza di offerta e da sensibile aumento delle
quotazioni di petrolio, gas e prodotti energetici raffinati.
Parimenti
alle previsioni del Fmi, il rapporto in questione evidenzia come il dato
mondiale sia frutto di dinamiche eterogenee fra stati e macroregioni: se le
prospettive di crescita appaiono rafforzate per i paesi esportatori netti di
energia come Russia e Stati Uniti, risultano invece penalizzate le economie
importatrici di petrolio e gas, in particolare quelle asiatiche. Anche la Cina
dovrebbe registrare un graduale rallentamento della dinamica economica a causa
di consumi interni contenuti.
Mentre l’area MENA (Middle Est North Africa) è
probabile che accusi un significativo indebolimento del ciclo economico a causa
degli effetti più diretti delle varie guerre regionali, in primis dell’attacco
all’Iran.
La frenata dell’Unione
Europea
In
linea con la tendenza globale, la crescita dell’Unione Europea, dall’1,5% del
2025, dovrebbe scendere all’1,1% quest’anno, con una flessione del -0,3%
rispetto alle previsioni dell’autunno scorso, con l’inflazione preannunciata in
salita al 3,1%, addirittura con un rialzo di un punto percentuale rispetto al
dossier autunnale.
Come
di consueto l’Eurozona a seguito dei ristrettivi parametri macroeconomici
previsti dal nuovo Patto di Stabilità in vigore dal 2024, riporta una crescita
inferiore prevista allo 0,9% per quest’anno, in riduzione dall’1,2% prospettato
in autunno.
La Commissione Europea specifica nel nuovo rapporto
che, benché l’attuale shock presenti connotati alquanto diversi rispetto alla
crisi energetica del 2022, è altamente probabile che si trasferisca
all’economia reale attraverso canali analoghi producendo effetti simili, anche
se la sua portata sarà legata alla durata e all’entità dello shock energetico,
ad oggi difficilmente prevedibile.
A
causa del cospicuo aumento dei prezzi di petrolio e gas, al 5 maggio saliti
rispettivamente del 57% e del 51% rispetto al 27 febbraio[4], la
Commissione prevede che l’inflazione energetica nell’Unione raggiunga un picco
superiore all’11% nel secondo trimestre di quest’anno per restare al di sopra
del 10% nella seconda metà dell’anno e poi iniziare a contrarsi nel 2027.
Secondo
la Commissione l’impennata dei costi dell’energia si sta riflettendo
sull’intera catena produttiva con parziale trasferimento sui prezzi al consumo,
in particolare nel settore agricolo, nei trasporti e nella distribuzione
commerciale.
In definitiva il rapporto afferma che la
“progressiva diffusione degli aumenti dei costi dei fattori produttivi e dei
trasporti probabilmente spingerà al rialzo i prezzi in tutte le componenti
dell’inflazione, compresi i servizi non ad alta intensità energetica”.
Italia,
fanalino europeo
Nella
sezione dedicata al nostro paese, la Commissione indica che il Pil italiano
crescerà quest’anno, come nel 2025, di solo lo 0,5% e dello 0,6% il prossimo,
anche a causa della debolezza della domanda interna causata dalla perdita di
potere di acquisto delle retribuzioni.
La
previsione conferma la strutturale posizione dell’Italia in coda ai 27 paesi Ue
per crescita, visto che peggio di noi nell’anno in corso si troveranno solo la
Romania con +0,1% (ma con +2,3% nel 2027) e l’Irlanda con -1,2%. Quest’ultima
scenderà in recessione probabilmente a causa di un assestamento della dinamica
economica dopo il fragoroso +12,3% del 2025 e peraltro con una prospettiva di +3,4%
per il 2027.
Tutti gli altri paesi riportano una crescita più
elevata di quella italiana[5]
(grafico 1), ormai in fase di quasi stagnazione strutturale, avendo superato secondo
l’Istat il livello di Pil del 2007 solo a fine 2023. In pratica si tratta di un
vero e proprio quindicennio perduto nel quale abbiamo accumulato un gap di 10
punti percentuali di crescita con la Spagna, 14 con la Francia e 17 con la
Germania. E la situazione non è cambiata nel 2024 (+0,7%) e nel 2025 (+0,5),
salvo che al cospetto della Germania che nel biennio in questione è risuscita
fare peggio di noi: -0,5% nel 2024 e +0,2% nel 2025.
Grafico
1: le previsioni di crescita per i 27 Ue per il 2026 e il 2027. Fonte:
Commissione Europea
Per il nostro paese arrivano note dolenti anche per
l’inflazione che aumenterà al 3,2% quest’anno (+0,1% rispetto alla media Ue) e per
il debito pubblico, il quale nonostante il deficit sia previsto in diminuzione
al 2,9% dal 3,1% del 2025, è destinato a salire in rapporto al Pil dal 137,1%
del 2025 al 138,5% di quest’anno, fino al 139,2% del 2027 (grafico 2) per
l’effetto della bassa crescita e del possibile rialzo dei tassi della Bce con
aggravamento del costo degli interessi[6],
ormai stabilmente sopra i 90 miliardi di euro annui.
La previsione dell’Unione Europea in merito alla
dinamica rialzista del rapporto Debito/Pil del nostro paese risulta
diametralmente opposta rispetto a quanto riportato dal recente Documento di
finanza pubblica approvato dal Governo il 22 aprile scorso[7],
nel quale per lo stesso indicatore è prevista una traiettoria inversa, visto che
dal 138,6% di quest’anno e il 138,5% del 2027 dovrebbe scendere al 136,3% nel
2029.
Grafico
2: quadro riassuntivo delle previsioni Ue per l’itala nel 2026 e 2027.
Conclusioni
Come previsto nei nostri saggi precedenti[8], nel
contesto della dinamica della crisi in atto nel Golfo Persico e in Medio
Oriente si va sempre più configurando uno shock economico che ricalca gli
stessi nessi causali a livello globale di quello del 2022: aumento del costo
dell’energia, impennata dell’inflazione, crisi industriale, rallentamento
economico (con recessione della Germania nel biennio 2023-24) e forte erosione
del potere di acquisto di salari, stipendi e pensioni.
Ancora
una volta saranno le fasce sociali più deboli a pagare il conto delle politiche
imperialistiche e guerrafondaie, aggravando in particolar modo la situazione
dei lavoratori del nostro paese i quali nel quadriennio 2022-2025, secondo i
dati dell’Inps, hanno subito una perdita di potere di acquisto dei salari e
degli stipendi di ben il 7,2%[9].
Andrea
Vento
24
maggio 2026
Gruppo
Insegnanti di Geografia Autorganizzati
[1] https://economy-finance.ec.europa.eu/economic-forecast-and-surveys/economic-forecasts/spring-2026-economic-forecast-slowdown-growth-energy-shock-drives-inflation_en
[2] Economia
di Guerra oggi. Parte XXVII. “L’economia globale all’ombra della guerra”. Pubblicate le previsioni economiche del Fmi di aprile 2026
[3] https://italy.representation.ec.europa.eu/notizie-ed-eventi/notizie/le-previsioni-economiche-dautunno-2025-mostrano-una-crescita-costante-nonostante-il-contesto-2025-11-17_it#:~:text=Secondo%20le%20previsioni%20d'autunno,1%2C4%25%20nel%202027.
[4] https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2026/05/05/fonti-ue-prezzi-gas-e-petrolio-su-di-oltre-il-50-dalla-crisi-in-iran_3ca5a0ba-bfe7-4ff2-ba7a-1696b8603e8e.html
[5] Per i
valori dettagliati degli indicatori macroeconomici dei 27 paesi Ue consultare
la carta interattiva: https://economy-finance.ec.europa.eu/economic-forecast-and-surveys/economic-forecasts/spring-2026-economic-forecast-slowdown-growth-energy-shock-drives-inflation_en#gdp-growth-map
[6] La
prossima riunione del Consiglio della Bce del 10 e 11 giugno, secondo e
indiscrezioni, potrebbe deliberare un rialzo dei tassi dell’Eurozona alla luce
della persistenza delle pressioni inflazionistiche
[7] https://www.mef.gov.it/inevidenza/Approvato-il-Documento-di-finanza-pubblica-2026/
[8] Economia di Guerra oggi. Parte XXVIII. L’attacco
all’Iran si riversa sull’economia mondiale
Economia di
Guerra oggi. Parte XXVII. “L’economia
globale all’ombra della guerra”
Economia di guerra oggi. Parte XXVI. L’impatto economico e sul mercato energetico dell’attacco all’Iran
[9] https://www.rainews.it/articoli/2026/01/salari-in-ripresa-ma-il-potere-dacquisto-resta-inferiore-ai-livelli-pre-pandemia-79e7eded-9a9f-4fd8-a0e7-f90e2eb7b7e4.html
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