Dopo la democrazia il fascismo??

 di Tiziano Tussi



Sul numero del 17 maggio 2026 de il Sole 24 ore si leggono diversi inviti verso il superamento dell’unanimismo che riguarda le decisioni che l’EU prende per passarle poi agli stati europei. Occorre uscire dalla radicale unanimità per le decisioni più importanti, questo dicono gli interventi cui faccio riferimento. Occorre andare verso un comportamento istituzionale diverso da quello che è in vigore oggi. Quindi via ad un’Europa disunita che potremmo dire a due velocità: quella dei Paesi più importanti e quella dei Paesi marginali. 

Bella considerazione. L’assurdità di un rapporto unitario, scoperto parrebbe solo ora, tra, mettiamo, una metà di Cipro con l’accostamento alla Germania; Malta versus la Francia ecc. Quindi occorre metterci mano. L’articolo di fondo di Sergio Fabbrini si muove all’interno dell’analisi dell’intervento di Mario Draghi ad Aquisgrana per il conferimento del premio Carlo Magno, il 14 maggio 2026, con tanto di collana e medaglione celebrativo per un uomo al di sopra delle parti, così almeno viene ritratto. Draghi per questo può dire anche cose scomode, ma in questa occasione termina il suo discorso con un invito a superare l’unanimismo, oramai entrato nel mirino della critica sempre più ripetuta, dopo l’abbandono del caldo abbraccio USA. Superamento verso …non si sa bene cosa. 

Dato anche che tra i paesi citati da Draghi come significativi c’è pure il Regno Unito che non ne fa più parte dell’Europa Unita. La nuova situazione internazionale impone scelte che nei periodi dei precedenti rapporti politici potevano essere rimandati o sottaciuti. Orra occorre fare das oli. Draghi dice che “siamo soli ma insieme”. Insomma un invito a cambiare di cui lui non si prende la responsabilità, dato che non ha cariche istituzionali di alcun tipo, ma viene vissuto come voce altisonante. Una specie di vox clamans in deserto che però viene molto esaltata,salvo poi in realtà dimenticarsene. Ma insomma una specie di grillo parlante così forte fa sempre comodo, e poi chissà prima o poi parti delle sue parole daranno seguito a qualcosa di sostanziale. Il punto centrale è in ogni caso il superamento dell’unanimismo. 

Così come la Banca Centrale europea, di cui Draghi era stato Presidente, non aspetta certo decisioni unanimi per operare, così anche per il resto delle prese d’atto legislative si dovrebbe agire similmente. “Quella stessa dinamica andrebbe promossa nell’energia, nella tecnologia e nella difesa.” Frase di Draghi riportata nell’articolo dove il punto finale pare trainante per tutto il resto,anche perché la guerra in Ucraina sta operando nel senso voluto da Draghi, che nel discorso cita Putin come nemico dell’Europa,ma non Xi Jinping, e neppure Trump. Un invito un po’ nudo. Nella stessa pagina dell’articolo che qui richiamo ve n’è un altro che ha come centro un discorso di Romano Prodi ad una riunione di un incrocio che ha come centro i cattolici del PD,o almeno alcuni di loro. Prodi ci sta bene e viene in mente logicamente il partito della Margherita, spirato nel 2007 per sciogliersi proprio nel PD.

Un ragionamento simile a quello di Draghi, da ben altro palco, più modesto, ma che tocca molti tasti in comune con l’altro. Insomma un gran da farsi per cercare di dimostrare l’ovvio, ora e non in altri momenti. E cioè che questa Europa Unita è in Ircocervo inutile per il benessere dei popoli che la formano ma utilissimo per una classe di burocrati inutilmente pagati e che passano la loro vita ad infiocchettare disposizioni che non hanno nulla in comune con la vita media degli umani europei. In altri momenti dire “usciamo dall’Europa Unita” pareva eversivo oppure nelle corde dei destrorsi più radicali e tronfi ed anche una posizione che veniva proposta da gruppi minoritari del panorama della sinistra. 

Ora che anche le massime cariche dell’Europa o comunque uomini rappresentativi di essa ci dicono che mantenere la centralità dell’unanimismo, pratica decisamente democratica, non serve più per questa Europa bistrattata tra potenze mondiali che fanno i loro interessi senza riguardo ai “valori europei”.

 L’Europa Unita resta allora come un coacervo di stati nei quali l’estrema destra sta prendendo sempre più piede e spinge sulle leve dell’esclusione razziale, a doppia velocità.

Da una parte rifiutando chiunque venga da altri Paesi, da un’altra volendone il lavoro e lo sfruttamento nei luoghi di lavoro che gli europei, i dorati europei, non vogliono più fare, specialmente a infimi livelli salariali, uguale sfruttamento puro. Del resto per questo, un bengalese, o un indiano, o afgano ben si adattano. Vien in mente il libro di Engels che tratta anche della concorrenza dei lavoratori irlandese verso quelli inglesi del 1800. (La condizione della classe operaia in Inghilterra, 1844/1845)

 Il più povero adattandosi meglio toglie lavoro, relativamente, al lavoratore nazionale. E perciò ecco che da qui si può partire per l’istigazione di odi razziali che possono sfociare in comportamenti violenti e mortiferi.Riusciamo a capire qualcosa di effettivo per non cadere in queste trappole, già scattate, nel 1900 in tutto il loro fulgore, ma anche precedentemente tramite il fenomeno del colonialismo classico. Quindi quando non serve più, gli stessi difensori della democrazia si travestono da critici della stessa per immaginarsi …chissà cosa poi. L’unica possibilità ulteriore dopo la democrazia è il fascismo. Questo almeno da destra.

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