Se l'età avanza e la medicina diventa la risposta ad ogni malanno

 Aumenta la aspettativa di vita ma si arriva alle pensioni malandati e con troppi acciacchi

Conta non lo stile ma la qualità della vita




 
Se l'età incombe si saranno già manifestati i primi acciacchi, il medico di famiglia non è più una frequentazione non più sporadica ma una sorta di appuntamento fisso, le energie psico fisiche inizieranno a diminuire
Per quanto ne dicano i tecnici, governativi e no, la speranza di vita potrà anche crescere ma alla pensione si arriva con una salute sempre più precaria e soprattutto con dieci anni di ritardo rispetto a 40 anni or sono. Le obiezioni potrebbero essere le solite: l'ingresso nel mondo del lavoro è tardivo e quindi diventa scontato restare più tempo a lavoro. Ma intanto a chi attribuire la responsabilità di questo ingresso tardivo e agli stipendi da fame che poi genereranno pensioni misere? La poca salute?
Colpa dello stress, degli errati stili di vita, di cattive abitudini alimentari... O piuttosto la responsabilità andrebbe ricercata in uno stress correlato determinato dall'aumento delle ore di lavoro rispetto a quelle di vita? Senza generalizzare qualche considerazione ragionevole andrebbe pur sviluppata partendo dal presupposto che lavoriamo senza dubbio di più con uno stato sociale carente e inadeguato se confrontato con quello di cui beneficiavano i nostri genitori.
 
E in questa situazione non certo idilliaca dobbiamo sentirci colpevoli ogni qual volta ci ammaliamo, risultiamo meno produttivi, superiamo le visite periodiche con il medico aziendale con qualche prescrizione che limita le nostre prestazioni lavorative.
 
Uno dei grandi argomenti è quello dell'indebitamento della sanità pubblica per la crescita, eccessiva, della spesa per i medicinali. Come spiegheremo l'indebitamento a fronte di innumerevoli prestazioni non erogate? Le spiegazioni sono molteplici ad esempio se la popolazione invecchia dovremmo spendere di più non solo per gli anziani ma anche per i giovani sprovvisti di welfare familiare.
 
A monte del problema non troveremo l'italiano medio ipocondriaco ma il ricorso sistematico alla  medicina per ogni forma di patologia
 
Da un monitoraggio di mesi or sono, la spesa farmaceutica (acquisiti diretti + convenzionata) tra il 2025 e il 2024 è cresciuta di quasi il 7 per cento con l’incidenza della spesa complessiva (convenzionata, acquisti diretti e ossigeno) aumentata da 18,15 a 18,64%. stando ai dati del Quotidiano Sanità.
 
Ora non abbiamo tempo per entrare nel merito della spesa particolareggiata, tuttavia  qualche segnale preoccupante sulla salute non buona degli italiani dovremmo coglierlo come anche aprire una riflessione sui valori soglia che determinano l'insorgenza di una patologia ben definita e bisognosa di cura. Se certi parametri cambiano da paese a paese dei dubbi dovrebbero pur sorgere. O pensiamo che i valori soglia cambino a seconda del PIL?
 
Quanto poi alla spesa per medicine differenze talvolta macroscopiche su base regionali sono spiegabili fino ad un certo punto a meno che non ci siano dei territori con livelli di inquinamento elevati da causare l'insorgenza di alcune patologie e in tale caso uno studio approfondito sarebbe a dir poco indispensabile. Ma dubitiamo che ci si voglia porre certe domande, assai scomode, optando invece per altre interpretazioni ben più comode.
 
Un aspetto dirimente, da cogliere, avrebbe dovuto riguardare l'aumento dell'età media della popolazione che sappiamo si porta dietro anche alcune criticità e di conseguenza determina l'aumento della spesa pubblica sanitaria.
Ma al contempo, fare i conti con questa realtà potrebbe anche non far comodo a certe narrazioni, un paese che vede il numero dei pensionati arrivare alle stesse cifre della popolazione attiva dovrebbe anche chiedersi se non sia il caso di destinare maggiori risorse al welfare e alla sanità pubblica. E di conseguenza il capitolo relativo alla spesa per le medicine potrebbe apparire il classico specchietto per le allodole condito tra luoghi comuni e riflessioni a metà
 
 

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