Riprendiamoci la Pace”: alla Cascina nascosta di Milano un pomeriggio di dialogo contro guerra e militarizzazione

 Riprendiamoci la Pace”: alla Cascina nascosta di Milano un pomeriggio di dialogo contro guerra e militarizzazione

Sabato 23 maggio, alle ore 16.00, la cornice verde di Cascina Nascosta ha ospitato “RIPRENDIAMOCI la PACE”, un appuntamento dedicato al confronto pubblico sui grandi temi che attraversano il nostro tempo: conflitti internazionali, instabilità geopolitica, governance globale e crisi climatica.



L’iniziativa vedrà la partecipazione di Francesco Postiglione, protagonista di un incontro aperto alla cittadinanza per riflettere sulla necessità di riportare la pace al centro del dibattito politico, sociale e ambientale. In un contesto internazionale segnato da guerre, riarmo e tensioni crescenti, l’evento vuole rappresentare uno spazio di ascolto, consapevolezza e partecipazione collettiva.

Al centro dell’incontro anche la condivisione della lettera “R1PUD1A la Guerra”, un appello simbolico e civile che richiama il valore costituzionale del ripudio della guerra come strumento di offesa e risoluzione delle controversie internazionali. Un messaggio che si lega all’urgenza di costruire percorsi alternativi fondati sul dialogo, sulla cooperazione tra i popoli e sulla giustizia sociale.

L’appuntamento milanese non si propone soltanto come momento di denuncia, ma soprattutto come occasione per immaginare nuove forme di partecipazione attiva e responsabilità collettiva. In tempi segnati da paura, polarizzazione e crescente militarizzazione del linguaggio pubblico, iniziative come questa cercano di restituire centralità all’umanità, alla cultura della nonviolenza e alla difesa dei diritti.

Interverranno anche Laura Tussi e Fabrizio Cracolici, impegnati da anni nella promozione della cultura della pace attraverso incontri, testimonianze e pubblicazioni. Durante l’evento saranno presentati anche i loro 28 libri dedicati ai temi della memoria, della solidarietà, dell’impegno civile e della costruzione di una società più giusta e pacifica.

Ripudia la guerra

“RIPRENDIAMOCI la PACE” vuole essere, così, un invito concreto a non rassegnarsi all’idea del conflitto permanente, ma a ricostruire insieme spazi di dialogo e convivenza, partendo dai territori, dalle relazioni e dalla partecipazione delle persone.

Io obietto la guerra

Lettere Emergency lancia l’appello per l’obiezione di coscienza, preventiva e di massa, al ripristino del servizio militare. Aderire vuol dire dichiararsi indisponibili alla guerra, perché la pace è una scelta che passa dal corpo, dal tempo e dalla responsabilità personale.

Nel contesto attuale segnato da un’accelerazione senza precedenti degli scenari di guerra e instabilità, EMERGENCY ha lanciato un appello per l’obiezione di coscienza, preventiva e di massa, al ripristino del servizio militare per contrastare il possibile ritorno all’intervento militare come strumento della politica. La chiamata dell’Ong fondata da Gino Strada in pochi giorni ha già superato le 70.000 firme.

L’azione di EMERGENCY è lanciata nell’ambito della campagna R1PUD1A che ha coinvolto fino ad ora oltre 650 Comuni, 1200 scuole, 300 cinema, teatri, festival nel ribadire il rispetto dell’Articolo 11 della Costituzione italiana, contro la progressiva normalizzazione della guerra nel dibattito pubblico e politico nel nostro Paese.

“Il governo ha rilanciato l’ipotesi del ritorno alla leva militare, presentandola come una necessità. Nel nostro Paese, la leva è stata sospesa dal 2005, ma la legge prevede che possa essere riattivata in caso di guerra o grave crisi. Ripristinare il servizio militare significa confermare una concezione di sicurezza internazionale costruita sulle armi, una visione che si scontra con l’articolo 11 della Costituzione Italiana, che R1PUD1A la guerra come strumento di risoluzione delle controversie.

Gino Strada, il fondatore di Emergency, ci ha insegnato che la guerra è innanzitutto una scelta. Una scelta che ha conseguenze atroci soprattutto per i civili, che sono il 90% delle vittime. Abbiamo più di trent’anni di esperienza in Paesi martoriati da conflitti, in questo momento siamo a Gaza, in Ucraina, in Sudan, e la situazione è sempre la stessa.

Quello che fino a poco tempo fa ci sarebbe sembrato inaccettabile – un riarmo mai visto prima e il ripristino della leva -, oggi viene normalizzato sotto la pressione di un mondo in conflitto. Questa azione ha l’obiettivo di coinvolgere tutti e tutte, con particolare attenzione ai giovani, nella costruzione di una comunità contro la guerra e la militarizzazione della società. Crediamo sia venuto il momento in cui la popolazione possa esprimersi su questo tema fondamentale e costitutivo della stessa esistenza di una comunità, perché nessuno possa decidere per noi e per i nostri figli e figlie” dichiara EMERGENCY.

La dichiarazione di obiezione proposta da EMERGENCY è un atto pubblico attraverso cui ognuno può rivendicare il diritto a dichiarare la propria indisponibilità alla logica bellica. Attraverso la propria firma, che è possibile apporre digitalmente sul sito www.ripudia.it, si può dichiarare: il rifiuto all’uso delle armi; la propria contrarietà e la propria indisponibilità all’adesione a qualsiasi ipotesi di ripristino del servizio militare; il proprio impegno alla difesa dell’articolo 11 e di tutti i principi costituzionali e alla costruzione di una comunità di pace.

Aderire a questa campagna, vuol dire dichiararsi indisponibili alla guerra, perché la pace è una scelta che passa dal corpo, dal tempo e dalla responsabilità personale.

Questo è il contributo di EMERGENCY all’iniziativa delle reti e dei movimenti che, oggi come ieri, si battono contro la militarizzazione e contro la guerra. Nel 2026 la campagna sta traducendo il ripudio della guerra in pratiche riconoscibili, mettendo a disposizione strumenti operativi e un coordinamento a supporto dei propri gruppi di volontari, delle associazioni e delle singole persone che si vorranno attivare per: conquistare “Spazi di Pace” nei territori per liberare luoghi fisici dalla logica della guerra e della militarizzazione; promuovere pratiche di monitoraggio civico, per identificare le infrastrutture materiali e simboliche che promuovono e rendono possibile la guerra (in particolare: nodi logistici e infrastrutturali, industrie belliche e il sistema educativo); creare la community R1PUD1A, un’infrastruttura online concepita come spazio orientato all’azione per abilitare le iniziative dal basso e trasformare le scelte individuali e l’opposizione diffusa in azioni collettive coordinate capaci di incidere nel dibattito pubblico.

EMERGENCY, nata per offrire cure medico-chirurgiche gratuite di elevata qualità alle vittime della guerra e per promuovere una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani, dalla sua fondazione è intervenuta in 21 Paesi curando, in tutte le sue strutture, oltre 14 milioni di pazienti. Oggi l’organizzazione è presente in nove Paesi del mondo, tra cui il Sudan, l’Ucraina e la Striscia di Gaza in Palestina. Proprio grazie alla sua esperienza sul campo EMERGENCY afferma, ancora una volta, che il 90% dei morti e dei feriti nelle guerre sono civili.

La campagna è aperta a tutti i soggetti della società civile, uomini e donne a partire dai 14 anni, che vogliano attivarsi.

Per partecipare alla campagna e per dichiarare la propria obiezione di coscienza: www.ripudia.it

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