La retorica del merito supporto ideologico del Governo Meloni nella PA

 La retorica del merito supporto ideologico del Governo Meloni nella PA

 

 
Premessa
Il Governo Meloni va avanti con le modifiche del sistema di valutazione delle performance , il salario accessorio diventa una variabile dipendente dai cosiddetti risultati certificati da dirigenti e funzionari. Ci siamo già soffermati sull'argomento ma proprio perchè rischia di cadere nel dimenticatoio o divenire oggetto di oblio torniamo ad esprimere alcune considerazioni, mettendo in rapporto la performance con la costruzione dell'ideologia valutativa fino ai contratti nazionali con aumenti inferiori al costo della vita e istituti contrattuali divisivi
 
Il demerito
 
La riforma del Merito alla fine porta a casa due risultati rilevanti: le valutazioni saranno più basse con differenziazioni tra dipendenti sapendo che alla fine scatteranno penalizzazioni non solo economiche ma anche sotto forma di progressioni di carriera. Stanno costruendo un sistema nel quale  le valutazioni elevate diventeranno assai più difficili rispetto al passato e così operando potranno spingere verso il basso le retribuzioni del personale dopo avere esaltato la sottoscrizione dell'ultimo contratto scuola, statali e funzioni locali in tempi record se pensiamo ai cronici ritardi delle firme. Ma su questo torneremo piu' avanti
 
retorica del merito
 
Quale sia la ratio di questo provvedimento la possiamo dedurre dalla assenza di credibilità dei meccanismi premiali delegittimati nel corso del tempo. La performance è una reale perdita di tempo, gli obiettivi conferiti al personale un rito, la formazione una manna per quella industria della formazione che banchetta attorno al Pubblico. Differenziare le valutazioni pensano sia la soluzione per restituire all'intero sistema una ragione di vita, stabilendo il principio, di per sè illogico, che una valutazione non funziona senza presentare forti differenziazioni. Dimenticano che, con le regole attuali, è sufficiente mezzo punto in meno per essere esclusi dalle progressioni di carriera, progressioni che per intervento della Ragioneria dello Stato non possono essere erogate a più del 50 per cento aventi diritto. Ma queste considerazioni dimenticano che stiamo parlando di soldi dei lavoratori, quella produttività che si sostituisce alla quattordicesima e dovrebbe non essere soggetta a una lotteria attraverso la quale si stabilisce anche il sistema di potere dirigenziale e dell'area quadri sul restante personale. Le valutazioni servono anche a rendere palese la gerarchizzazione dei ruoli e della catena di comando, al resto pensano i codici etici e comportamentali, l'obbligo di fedeltà aziendale con regolamenti che possono penalizzare il dipendente anche per comportamenti pubblici tenuti fuori dal luogo di lavoro. Tutto questo non incide positivamente sulla macchina organizzativa e gestionale della PA, chi sostiene il contrario mente spudoratamente
 
la nuova disciplina
 
La nuova disciplina modifica l’articolo 3 del d.lgs. n. 150/2009. cambiando anche i meccanismi di calcolo per proporzionare la retribuzione al punteggio ricevuto. La cultura della performance, la retorica del merito sanciscono il trionfo delle disparità di trattamento economico solo per dare un senso all'intero ciclo valutativo
L’organo di indirizzo politico-amministrativo, negli Enti locali il Sindaco, definisce gli obiettivi insieme ai dirigenti,  spesso e volentieri si costruiscono obiettivi a immagine e somiglianza del Programma di mandato della Giunta a mero discapito di quella autonomia tra politica e amministrazione fortemente minacciata dalla possibilità di nominare dirigenti di seconda fascia senza il concorso pubblico.
In diverse occasioni i Governi sono stati richiamati dalla Corte dei Conti a individuare obiettivi da perseguire improntati a maggiore selezione, tempo inutilmente perso in una PA che perde, specie in alcuni comparti, migliaia di dipendenti con dinamiche salariali al ribasso, con strumenti di lavoro risibili se confrontati con altri paesi europei 
In un ospedale con organici inferiori del 20 per cento, doppi turni e ferie soppresse, il ruolo dei dirigenti dovrebbe essere quello di costruire un sistema che differenzia il punteggio di due infermieri operanti nello stesso reparto fianco a fianco, vi sembra possibile con un servizio sanitario al collasso? 
 
la demagogia del cittadino
 
La riforma introduce invece un modello di valutazione più articolato del passato,  coinvolge nella performance la cittadinanza che non ha le conoscenze necessarie per distinguere eventuali errori o negligenze di un lavoratore dalle inadempienze dei dirigenti e dei vertici amministrativi. Se protesti per un disservizio (legittimamente) sei certo di sapere la causa dello stesso, se prodotto da una riduzione di spesa, da organici inadeguati e scelte folli che spingono verso la privatizzazione dei servizi? Invocare la valutazione dei cittadini serve per far credere alla opinione pubblica che la loro opinione è importante quando invece le istanze sociali sono letteralmente calpestate. Se interessasse l'opinione e il giudizio dei cittadini oggi non avremmo i tetti di spesa che limitano fortemente le assunzioni nella PA, avremmo abbattuto le liste di attesa in sanità, avremmo maggiori interventi sociali.
 
 

la ideologia delle eccellenze

 
La riforma prevede che in ciascun ufficio dirigenziale generale  i punteggi massimi non potranno essere attribuiti a più del 30% dei dipendenti appartenenti alla stessa categoria o qualifica. Si stabilisce per legge che solo in pochi avranno il punteggio massimo e di conseguenza valutazioni più alte, la differenziazione e le disuguaglianze economiche diventano il faro guida per l'operato nella PA. E poi, tra quanti avranno ottenuto le valutazioni più elevate, solo il 20 per cento  potrà essere considerato eccellente con opportunità di carriera e di miglioramento economico.
 
I salari da fame
Il meccanismo bieco che guida questa riforma dovrebbe essere chiaro al lettore, chiudiamo con due considerazioni sulla dinamica salariale: gli stipendi continuano ad essere tra i più bassi d'Europa, i rinnovi contrattuali presentano forti sperequazioni tra comparti nei quali è suddiviso il Pubblico e perfino tra Enti dello stesso comparto. Avere sottoscritto un contratto in tempi accettabili non costituisce inversione di tendenza rispetto alle politiche intraprese da tempo nella PA specie se poi gli istituti contrattuali risultano sempre gli stessi (divisivi e discutibili), se la tendenza è quella di rafforzare la contrattazione di secondo livello a discapito di quella nazionale. Gli ultimi contratti non recuperano potere di acquisto, lasciano inalterato quello contrattuale già arrivato ai minimi termini, trovare delle novità positive nei testi contrattuali è un'impresa ardua affidata all'umana speranza di adeguare i salari al costo della vita. Ma tale adeguamento è impossibile fino a quando ci saranno le attuali regole in materia di contratti, regole che il Governo non cambierà perchè spingendo al ribasso i salari riusciranno a tenere a bada ogni azione conflittuale, guadagneranno i sindacati alla perdente logica del contenimento del danno facendo scappare via dal pubblico dipendenti formati e preparati verso il privato dove, ironia della sorte, troveranno condizioni retributive e lavorative migliori. 
 

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