Viareggio: la battaglia su sicurezza, salute e contro la repressione continua

 

Strage di Viareggio: 17 anni dopo la parola fine sul processo

la battaglia su sicurezza, salute e contro la repressione continua



Le condanne definitive per la Strage ferroviaria di Viareggio hanno suscitato reazioni diametralmente opposte. Mentre chi persegue gli obiettivi di sicurezza, salute e la fine delle stragi sul e da lavoro ha accolto con favore la decisione processuale, lo Stato e la classe padronale ha reagito con violenza e disprezzo nei confronti delle vittime e dei loro familiari.

Questo perché l’esito processuale sulla Strage ha creato uno spartiacque da cui non si torna indietro, soprattutto per il modo con cui ci si è arrivati: 17 anni che hanno visto i familiari e Assemblea 29 giugno impegnati in una lotta dove niente è stato delegato, tantomeno la sicurezza. mai affidata  nelle mani di chi ha determinato le condizioni dell’immane e irreversibile tragedia.

Il pericoloso precedente”, come definita la condanna a Moretti da politicanti, pennivendoli e sciacalli, deve quindi consolidarsi nelle battaglie contro l’impunità dei massimi responsabili, in favore di chi lotta per sicurezza, salute e contro la repressione. Per questo i familiari delle stragi non devono e non possono essere lasciati soli: la solidarietà è uno strumento fondamentale, che ha aiutato Viareggio a crescere e a far prendere consapevolezza dei meccanismi repressivi, sia in chi ha ricevuto solidarietà, sia in chi l’ha data. Brandizzo, Andria e Corato, Pioltello e Livraga testimoniano come questo Stato gestisce le stragi: avanzamenti di carriera, come a Giampiero Strisciuglio, AD di RFI prima, durante e dopo Brandizzo ora promosso AD di FSI; processi bloccati dalla burocrazia; condanne scaricabarile verso i lavoratori..

Il Coordinamento 12 ottobre, che ha alla base della propria attività i temi di salute, sicurezza e repressione, denuncia l’ipocrisia e l’arroganza del potere che colpisce i più deboli per mantenere vivo lo sfruttamento bestiale della classe lavoratrice, criminalizzando i sindacati di base (Sudd Cobas) che nel comprensorio pratese sostengono con scioperi, picchetti e vertenze i lavoratori della ACCA di Seano, e di tante ditte di appalto e subappalto, come nella filiera del Prontomoda. Lo Stato è presente, dalla parte degli sfruttatori: forze dell’ordine che picchiano e trascinano via chi lotta per migliori condizioni di lavoro e di vita. Una politica che vara armi repressive come i tanti “pacchetti sicurezza” che si susseguono.

La nostra risposta deve essere adeguata e all'altezza degli attacchi che il mondo del lavoro sta subendo. Solo così si riuscirà prima a equilibrare e poi ribaltare i rapporti di forza. Per l’unità sindacale, della classe lavoratrice e della collettività.

- Giovedì 16 abbiamo atteso, davanti al Palagiustizia di Genova, la sentenza sul crollo del Ponte Morandi, per essere vicini ai familiari delle vittime (43) di quella orrenda strage: condannato Castellucci (ex ad di Aspi) a 12 anni; a 11, e 5 anni gli ex vertici di Aspi e Spea; 5 anni anche per Coletta, direttore della vigilanza del Ministero dei  Trasporti..

- sempre giovedì 16, il Tribunale di Pisa, “... su richiesta di alcuni Prontomoda, ha dichiarato illegittimo lo sciopero alla ACCA e ordinato al SUDD Cobas lo scioglimento del presidio sindacale, negando al sindacato ogni diritto di difesa… ribaltando completamente la dinamica fra aggrediti e aggressori rispetto a quanto accaduto durante l'assalto organizzato da padroni e caporali al presidio ... ”.  Secondo i giudici, cioè, 20 lavoratori hanno aggredito 200 energumeni!

                 Coordinamento 12 ottobre - salute e sicurezza, contro la repressione

                                                             sicurezzasaluterepressione@gmail.com

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