"Le bombe nucleari ad Aviano ci sono”. La denuncia dei pacifisti: “Una presenza illegale che mette a rischio milioni di persone”

 "Le bombe nucleari ad Aviano ci sono”. La denuncia dei pacifisti: “Una presenza illegale che mette a rischio milioni di persone” 

di Laura Tussi


La conferma – ci spiega Alessandro Capuzzo, noto attivista e pacifista italiano di Trieste, attivo in comitati e movimenti per il disarmo, la nonviolenza e la convivenza pacifica arriva da un’ordinanza del Giudice per le indagini preliminari di Pordenone e riapre una delle questioni più controverse della sicurezza italiana: la presenza di armi nucleari statunitensi nella base militare di Aviano, in Friuli Venezia Giulia. Secondo i denuncianti, la decisione giudiziaria, pur respingendo le richieste sul piano penale, avrebbe riconosciuto un elemento fondamentale: le testate nucleari nella base friulana sono una realtà documentata dalle numerose fonti presentate.

Per le organizzazioni promotrici dell’esposto, la questione non può essere archiviata come un semplice tema politico o militare. Al contrario, la presenza di ordigni nucleari sul territorio italiano rappresenterebbe un problema che riguarda direttamente il diritto alla vita, la sicurezza dei cittadini, la tutela ambientale e il rispetto del diritto internazionale.

“È giusto dare atto alla giudice Vortali di avere studiato e approfondito la questione sottoposta al suo giudizio, molto più di quanto abbiano fatto precedenti magistrati di Roma e Brescia, che si erano limitati ad archiviazioni con motivazioni estremamente sintetiche”, affermano i denuncianti.

Un passaggio viene considerato particolarmente significativo: il riconoscimento della legittimazione della WILPF Italia, la Lega internazionale delle donne per la pace e la libertà, ad agire a tutela degli interessi collettivi legati al disarmo e alla smilitarizzazione.

Ma il punto centrale della vicenda riguarda proprio la presenza delle armi nucleari. “L’ordinanza considera sicura la presenza delle armi nucleari in Italia, provata dalle molteplici fonti addotte dai denuncianti”, sostengono i promotori dell’iniziativa. Secondo la loro interpretazione, anche la stessa impostazione della Procura avrebbe implicitamente confermato tale presenza, dal momento che non sono stati individuati accertamenti ulteriori da compiere.

Il nodo giuridico riguarda la possibilità di configurare un reato. Secondo l’ordinanza, l’introduzione delle armi sarebbe giustificata dall’articolo 51 del Codice penale, relativo all’esercizio di un diritto o all’adempimento di un dovere. Una motivazione che, secondo i denuncianti, non elimina il problema della presenza degli ordigni, ma la riconduce a una condizione di non punibilità.

“Quella giustificazione rappresenta comunque una conferma della presenza delle armi nucleari come fatto potenzialmente costituente reato, ma discriminato ai sensi dell’articolo 51 del Codice penale”, sostengono.

Per i movimenti pacifisti, tuttavia, la questione non può essere confinata nell’ambito delle valutazioni politiche dei governi. “Le preoccupazioni sanitarie, ambientali e di sicurezza espresse dai denuncianti sono state riconosciute come fondate, anche se considerate appartenenti a una dimensione politica e non penalistica”, si legge nel documento.

Ed è proprio su questo punto che arriva la contestazione più dura: il rischio nucleare non sarebbe una questione astratta, ma una minaccia concreta in un momento storico segnato dall’escalation militare internazionale, dalla guerra in Ucraina, dal conflitto in Medio Oriente e dall’aumento della tensione tra potenze nucleari.

“Le bombe nucleari ad Aviano ci sono. E la loro presenza rappresenta un rischio concreto per milioni di persone”, denunciano le organizzazioni firmatarie, chiedendo la rimozione delle testate statunitensi dalla base friulana.

Secondo gli avvocati di IALANA, l’International Association of Lawyers Against Nuclear Arms, l’interpretazione giuridica dell’ordinanza presenterebbe inoltre profili discutibili.

“È errato il richiamo all’articolo 117 della Costituzione. Il meccanismo di prevalenza di una norma internazionale, ammesso che un accordo segreto di condivisione nucleare con l’Italia lo sia, passa solo attraverso un incidente di costituzionalità”, sostengono i legali.

La critica riguarda soprattutto il rapporto tra accordi internazionali e principi fondamentali del diritto umanitario. “Salvo che per il diritto europeo, non esiste applicazione diretta del diritto internazionale pattizio incompatibile con il diritto interno da parte del giudice ordinario. Le norme inderogabili del diritto internazionale umanitario vietano la minaccia e l’uso delle armi nucleari. Nessun trattato tra Stati può derogare a tali norme di ius cogens”.

Per i movimenti che hanno promosso la denuncia, la battaglia quindi non si conclude con l’ordinanza del Gip. Se la strada giudiziaria nazionale appare difficile, viene ipotizzata anche la possibilità di un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, facendo leva sull’articolo 2 della Convenzione europea, che tutela il diritto alla vita.

La tesi dei denuncianti è che la sola presenza di armi nucleari costituisca un rischio oggettivo e permanente per la popolazione e che gli Stati abbiano il dovere di adottare tutte le misure necessarie per eliminare minacce potenzialmente catastrofiche.

“Non si può considerare normale la presenza di armi capaci di provocare distruzioni incalcolabili sul territorio di un Paese che ripudia la guerra come strumento di offesa”, affermano i promotori.

La denuncia si inserisce in un contesto internazionale nel quale il tema del disarmo nucleare torna centrale. Secondo i movimenti pacifisti, mentre aumentano le spese militari e cresce il rischio di escalation, la presenza di ordigni atomici nelle basi europee rappresenta una scelta politica che espone le popolazioni a conseguenze imprevedibili.

“Il fine ultimo deve essere la rimozione delle testate nucleari statunitensi dalla base di Aviano”, concludono i denuncianti. “La loro presenza è un problema che riguarda la sicurezza collettiva e la sopravvivenza stessa dell’umanità, soprattutto in una fase storica nella quale soffiano venti di guerra sempre più pericolosi”.

A firmare la denuncia sono Tavola per la Pace Friuli Venezia Giulia, Abbasso la Guerra odv, Centro sociale 28 Maggio, Comunità Laudato Si’ Cremona, Comunità Laudato Si’ Oglio Po, Coordinamento nazionale No Triv, Donne e Uomini contro la Guerra Brescia, Pax Christi Cremona e Tradate, Tavola della Pace Oglio Sud e WILPF Italia.

Commenti