Ci dicono che "non ci sono soldi", che bisogna stringere la cinghia e far quadrare il bilancio d’Ateneo. Ma i dati economici degli ultimi anni smascherano questa ennesima menzogna. L'economia di guerra è una realtà quotidiana per chi tiene in piedi le Università Al di là delle narrazioni ufficiali, i fatti parlano chiaro per chiunque lavori in Unibo: tra contingentamento dei Punti Organico e ricorso ad appalti al massimo ribasso, la gestione quotidiana di uffici, biblioteche e laboratori è diventata un perenne esercizio di sopravvivenza. A chi resta si chiede di farsi carico del doppio (se non il triplo) del lavoro. L'inflazione mangia gli stipendi e le risposte sono briciole Dal 2022 a oggi l'inflazione reale (IPCA) ha divorato oltre il 17% del potere d'acquisto del personale tecnico-amministrativo e delle biblioteche. I rinnovi contrattuali e gli accordi di Ateneo hanno coperto a stento un quarto di questa perdita. Fondi accessori blindati e guerra tra poveri I tetti di legge congelano il salario accessorio. Il risultato? Le progressioni economiche (PEO) vengono erogate col contagocce a meno del 10% del personale all'anno, lasciando la stragrande maggioranza dei dipendenti con lo stipendio bloccato per decenni. Miliardi a pioggia per il riarmo Mentre la spesa per sanità, welfare e servizi si contrae, la spesa militare italiana è passata dai 20 miliardi del 2016 agli oltre 32 miliardi attuali. Con i protocolli firmati con i colossi delle armi, le risorse della fiscalità generale che potrebbero finanziare le esigenze di vita vengono regalate alla filiera bellica. Noi non saremo l'ingranaggio silenzioso di una macchina amministrativa da riconvertire alla logica di guerra, né accettiamo che le risorse del nostro lavoro vengano dirottate verso i mercanti di morte.30 OTTOBRE SCIOPERO DEL COMPARTO SCUOLA, UNIVERSITÀ E RICERCA: risorse per l’istruzione, i salari, la sicurezza degli edifici e gli spazi di vita, non per la guerra e il riarmo!CUB SCUOLA UNIVERSITA’ RICERCA |
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