SEMINARIO SULL'ECONOMIA DI GUERRA E DELLA PRECARIETA':INTERVENTO DELLE LAVORATRICI DEI BENI CULTURALI

 Il 4 gennaio 2026, sotto la galleria degli Uffizi, scenderanno in piazza a Firenze i lavoratori e lavoratrici della Galleria degli Uffizi, quelli che per tanti anni hanno operato come sorveglianza, accoglienza, biglietteria, bookshop, guardaroba, ma che ad oggi, con il nuovo cambio di appalto vengono tagliati fuori. La loro colpa? La precarietà!


Partiamo da questa esperienza per raccontare di una precarietà diffusa sotto i nostri stessi occhi, quella precarietà che non vediamo anche quando si manifesta nei luoghi di lavoro, nelle realtà sociali, nella quotidianità. Quanto accade nei beni culturali forse non indigna, si dà quasi per scontato che le attività culturali siano realizzate con ampio ricorso alla precarietà, alla stagionalità o ricorrendo a volontari di associazioni. L’associazione Mi Riconosci ha denunciato da anni la condizione in cui vivono i professionisti dei beni culturali, centinaia di testimonianze, documentazioni, scritti che testimoniano la condizione di sfruttamento.

Sebbene esistano delle clausole sociali che dovrebbero tutelare i lavoratori e le lavoratrici per garantirne la continuità occupazione anche con il cambio di cooperative e aziende, esistono mezzucci totalmente legali che permettono di interrompere le collaborazioni lavorative, attraverso subappalti, agenzie interinali, contratti di collaborazione o a chiamata che impediscono di rivendicare una collaborazione costante anche quando vi è stata. 

Il caso di Firenze è già noto alla stampa, a settembre 2025 con la vittoria di CoopCulture e la fine dell’era di Opera Laboratori Fiorentini SPA il personale era esploso, poiché sarebbe passato dal ccnl Commercio a quello Multiservizi. Entrambi non rappresentativi del lavoro svolto nei luoghi della cultura, il contratto di riferimento per la cultura è il Fedeerculture dal 1999, ma Commercio non presenta le poverissime tabelle salariali del Multiservizi. 

Apprendiamo dai comunicati di Sudd cobas Prato Firenze, che ha indetto ilo presidio, che Coop Culture, sta assumendo nuovi lavoratori a chiamata. E tutto questo avviene sotto gli occhi del Ministero della Cultura, del Direzione regionale musei Toscana e della direzione della Galleria degli Uffizi.

Stiamo parlando di uno dei musei più visitati al mondo ed aver fatto battere cassa fino ad ora sono anche questi lavoratori e lavoratrici che oggi vengono messi alla porta. 

Tutto questo ha solo una parola per essere descritto: schifoso. 

Noi come Cub lottiamo da sempre contro la precarietà del settore culturale, precarietà dilagante in ogni area d’Italia e nociva per la forza lavoro, ai cittadini e alle cittadine che vengono private di un servizio sano e allo stesso patrimonio culturale che viene inteso dal Ministero e dai suoi organi periferici come una palla da far rimbalzare da una parte a dall’altra senza un minimo di cura. I privati storicamente sarebbero entrati nei musei per fare impressa, per creare nuovi posti di lavoro ma lo sappiamo bene che la storia è stata un'altra. Noi chiediamo ancora una volta la reinternalizzazione di tutti i servizi dei beni culturali e proponiamo a tutte le realtà sindacali, associative di fare rete per rimettere in campo una opzione più che mai attuale e valida se pensiamo ai tanti contratti precari esistenti, ai ccnl di peggior favore applicati, ai bandi pubblici costruiti calcolando la spesa di personale ai livelli più bassi applicando i contratti con le retribuzioni più basse

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