Specchio, Specchio di Washington: Verità che si Sciolgono

 

Specchio, Specchio di Washington: 

Verità che si Sciolgono

di Antonio Evangelista

 


Il professor Luciano Canfora ha parlato senza mezzi termini di una “dittatura camuffata da democrazia”, di un Trump che richiama alla mente sempre di più Adolf Hitler… alleato italiano della Seconda guerra mondiale. Ha denunciato quella che definisce una valutazione sprezzante del diritto internazionale e una concezione personalistica del potere. Le sue parole — dure, provocatorie, volutamente urticanti — non sono un dettaglio folcloristico: sono il segnale di un malessere diffuso nell’intellighenzia europea rispetto alla postura geopolitica americana.

Negli ultimi anni la politica estera degli Stati Uniti, in particolare sotto la presidenza Trump, ha assunto toni muscolari e altamente personalizzati. Dal ritiro unilaterale dal JCPOA – accordo sul nucleare con l’Iran, all’escalation sanzionatoria, passando per l’eliminazione del generale Qassem Soleimani… assistiamo a decisioni giustificate come deterrenza strategica, ma accompagnate da una retorica che trasforma la geopolitica nell’arena personale di un bullo logorroico con delirio narcisistico che ci sta trascinando nel baratro.

E qui entrano in scena gli Epstein files: cosa ci dicono davvero?

Nei messaggi privati emersi dagli archivi Epstein compaiono conversazioni del 2018 in cui interlocutori – che definiscono Trump ‘psicotico’ – speculano sul comportamento del presidente USA in caso di pressione estrema. In uno scambio si legge che, se “cornered like a rat” [messo all’angolo come un topo nda], potrebbe non esitare a incoraggiare un conflitto più ampio, fino a ipotizzare un attacco contro l’Iran; sic!

È fondamentale chiarirlo: si tratta di speculazioni private, non di documenti governativi né di piani militari ufficiali.

Ma politicamente il dato esiste: membri di un’élite altolocata discutevano la possibilità che una leadership sotto pressione potesse reagire con un’escalation internazionale.

Non si tratta di un piano ma di una percezione. Ma quando una percezione del genere circola tra ambienti di potere, il tema non può essere liquidato come fantasia marginale e si deve cercare di comprendere di più e meglio.

 

Il fattore psicologico

Mary Trump, psicologa e nipote dell’ex presidente, ha espresso pubblicamente giudizi severissimi sulle condizioni psicologiche e sulla pericolosità politica dello zio. Anche in questo caso: nessuna diagnosi clinica ufficiale, ma una presa di posizione pubblica che alimenta il dibattito sul profilo caratteriale di chi detiene poteri militari immensi, capaci di trascinarci tutti all’inferno.

In un sistema dove il Presidente è Commander-in-Chief, il fattore psicologico non è irrilevante. È strutturale.

Il denaro: non mito, ma struttura

Il potere finanziario globale non è una cabina segreta dei Rothschild o di una dinastia occulta. È un sistema legale e concentrato.

Dopo ‘Citizens United’ – storica sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti del 2010 che ha cambiato radicalmente il sistema di finanziamento della politica americana – le aziende e le organizzazioni possono spendere somme illimitate per sostenere o attaccare candidati. La politica americana è diventata succube di grandi donatori e Super PAC – Comitati politici statunitensi che raccolgono e spendono fondi illimitati per influenzare le elezioni federali. Ora, Trump, che si è presentato come nemico delle élite globaliste, ha beneficiato di sostegni finanziari significativi, tra cui quello di Miriam Adelson, figura influente e fortemente impegnata sul fronte delle relazioni USA-Israele. Nulla di illegale e tutto registrato.

Ma quando grandi capitali, ideologia geopolitica e potere esecutivo convergono, la questione non è la cospirazione. È la struttura degli incentivi.

Guerra e consenso

La scienza politica sa che in caso di crisi esterna, il consenso interno tende a rafforzarsi attorno al leader. E affermare che una guerra venga scatenata solo per distrarre sarebbe una semplificazione… Ma negare che la politica internazionale abbia riflessi elettorali sarebbe altrettanto ingenuo.

Quando Canfora parla di arroganza del potere occidentale, intercetta una percezione diffusa: quella di un sistema autoreferenziale e garante della democrazia che esercita una forza militare globale in spregio del diritto internazionale.

 

Qui entrano in gioco gli anticorpi istituzionali.

Se una democrazia permette una concentrazione estrema di capitale politico e finanziario, una personalizzazione radicale della leadership e una retorica costantemente conflittuale, il problema non è il singolo individuo, è il sistema.

L’Impero Romano è spesso evocato per le sue degenerazioni finali. Ma la lezione storica più seria non è la caricatura del cavallo senatore ma il logorio delle grandi potenze quando le istituzioni non riescono più a contenere l’ego dei leader e questo è il caso dell’attuale presidente USA… e per bocca di chi lo ha conosciuto da vicino: dal pedofilo Jeffrey Epstein alla nipote psicologa, passando per una serie di collaboratori e alleati che una volta riconosciuto il ‘malato’ se ne sono allontanati di corsa; anche oggi. 

Gli Epstein files mostrano percezioni inquietanti ma non piani operativi.
Le dichiarazioni di Mary Trump, la nipote, mostrano un conflitto familiare e politico che diventa pubblico.
Le analisi di Canfora rappresentano una critica radicale al modello occidentale.

Il potere finanziario non governa il mondo con una regia occulta, ma crea un ambiente in cui decisioni ad altissimo impatto vengono prese dentro una rete di incentivi economici, pressioni ideologiche e calcoli elettorali, senza curarsi di quanto sangue sarà versato domani.

La domanda non è se esista un complotto.
La domanda è se il sistema democratico sia ancora abbastanza solido da impedire che l’azzardo personale, sostenuto da enormi interessi economici, trascini il mondo in conflitti che nessuno può davvero controllare.

Intanto da parte della nostra presidente del Consiglio non si registrano prese di posizione rispetto all’azione del presidente statunitense più pazzo del mondo in Iran… anzi si continua a sostenere e condividere l’azione della macchina bellica USA mentre le stesse istituzioni americane suonano l’allarme.

Pare proprio che non abbiamo imparato nulla da quel passato nel quale marciavano con passo dell’oca al fianco dei nazisti del III Reich.

Ma si sa, gli amici si vedono nel momento del bisogno… e la nostra ‘donna, madre e cristiana’ è pronta, come allora, come e più di quando scoppiò il secondo conflitto mondiale!

"Ahi serva Italia, di dolore ostello" … nave senza nocchiere nella tempesta!

 

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