Con la cultura non si mangia? Basta sfruttare i lavoratori della cultura
Siamo in tante piazze del paese per un primo sciopero che coinvolge i lavoratori e le lavoratrici della cultura, si sono bloccate innumerevoli attività a gestione diretta, statale e comunale, e indiretta, nelle biblioteche universitarie e comunali, nelle mostre permanenti.
Non era scontato questo sciopero, abbiamo impiegato un anno per discutere e trovare una sintesi in una piattaforma sottoscritta da tanti anche se poi alcuni si sono sfilati dallo sciopero.
A prevalere sono state poche ragioni, proviamo a sintetizzarli
- la forza lavoro nella cultura è sovente inquadrata con contratti da fame, contratti inadeguati e salari senza dignità. Il ricorso ad appalti e subappalti abbassa il costo del lavoro, lo precarizza e lo svilisce. IN molte città vige una preoccupante subalternità della forza lavoro rispetto alle cooperative, prima sono soci e solo dopo lavoratori che rivendicano salari dignitosi. Nei campi di appalto si chiede alle maestranze di sostenere il rischio di impresa, lo fanno togliendosi delle ore di contratto per evitare tagli occupazionali, meno ore per tutti che poi si tradurranno nella diminuzione dei contributi previdenziali che sono già bassi parlando di lavoratori e lavoratrici con contratti prevalentemente part time e impieghi discontinui
- i contratti applicati rispondono alla logica del risparmio sul costo del lavoro, sono inappropriati per valorizzare le professionalità
- anche in materia di salute e sicurezza le committenze pubbliche dovrebbero adoperarsi maggiormente e non limitarsi a bandi di appalto che poi disimpegnano il pubblico dal controllo delle condizioni retributive, lavorative e contrattuali
- L'economia di guerra ha le sue vittime sacrificali, se l'economia non tira e il Pil stagna i primi tagli saranno ai danni del welfare, della sanità e appunto della cultura di cui ci ricordiamo solo come location ottimale per Kermesse, campagne pubblicitarie o iniziative che vedono protagoniste anche industrie di armi. Il binomio cultura turismo andrebbe indagato a lungo evitando che a prevalere siano logiche di mercato e di speculazione sulla pelle di chi percepisce bassi salari
Questo primo sciopero non sarà l'ultimo, torneremo a costruire iniziative unitarie partendo dal presupposto che la sindacalizzazione, alla insegna della conflittualità e non delega in bianco, del settore culturale sia una esigenza insopprimibile per aprire una stagione di lotta e di vertenze con la committenza pubblica. La logica degli appalti e dei subappalti mortifica il lavoro e anche la cultura, non dimentichiamolo mai
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