Aldo Zanchetta: l’Escuelita Zapatista
Aldo Zanchetta: l’Escuelita
Zapatista
Marco Di Benedetto
2B AFM Istituto Tecnico Pacinotti-Pisa
attività
svolta col professor Andrea Vento
L’articolo
di Aldo Zanchetta “A scuola nelle Escuelitas Zapatiste”[1]
tratta dello zapatismo, un movimento nato in Chiapas, in Messico, e palesatosi
al mondo con la rivolta il 1° gennaio 1994 che poi si è trasformata in una
battaglia politica per l’autonomia.
Il suo portavoce si faceva chiamare subcomandante Marcos.
All’inizio,
negli anni ’80, alcuni militanti provenienti dalle città arrivarono nelle
comunità indigene del Chiapas pensando di organizzare una rivoluzione armata
tradizionale. Volevano conquistare il potere e liberare gli sfruttati,
affermando il socialismo e cambiando la società dall’alto.
Con
il tempo, però, impararono dalle popolazioni indigene che non bastava imporre
le proprie idee. Dovevano prima ascoltare le persone, capire i loro problemi e
imparare dalla loro esperienza.
Gli zapatisti non erano interessati a conquistare il potere, ma a
costruire una società diversa dal basso, fondata su autonomia e autogoverno.
I Caracoles sono un esempio concreto di questa autonomia:
sono territori in cui le comunità cercano di organizzarsi da sole e di prendere
insieme le decisioni condividendole (carta 1).
Carta
1: i Caracoles, sorta di entità territoriale autogestita dal basso dagli zapatisti
del Chiapas
Anche
le escuelitas zapatiste, una delle quali realizzata grazie alla
fondazione “Neno Zanchetta”, seguono questa idea. Non sono scuole tradizionali
con professori e lezioni normali: si impara direttamente vivendo l’esperienza
delle comunità che stanno costruendo il mondo nuovo. Per questo si parla di
“ri-apprendere ad apprendere”, cioè imparare di nuovo cosa significano parole
come libertà, dignità e autogestione, mettendole concretamente in pratica.
L’articolo rivaluta anche le popolazioni indigene maya, che per 500
anni sono state discriminate e rappresentate in modo negativo dalla cultura
coloniale.
Lo
zapatismo in Italia
Lo
zapatismo ha avuto una grande influenza anche in Italia negli anni ’90. Molte
persone e movimenti sociali si interessarono alle idee degli zapatisti e ai
messaggi del subcomandante Marcos.
Un
esempio importante è il 1998, quando 40.000 persone scesero in piazza a Roma
per protestare contro la strage di Acteal in Chiapas[2],
nella quale furono uccise 45 persone, compresi molti bambini.
L'autore,
però, dice che con il tempo il movimento zapatista in Italia è diventato meno
importante. Secondo lui, alcune organizzazioni politiche hanno cercato di
sfruttare lo zapatismo per i propri interessi, trasformandolo in una moda
politica o in uno strumento per ottenere consenso.
Nonostante
questo, qualcosa delle idee zapatiste è rimasto: piccoli gruppi, radio, siti
internet e persone continuano a mantenere i rapporti con le comunità zapatiste.
Per
questo alcune persone continuano ad andare in Chiapas per partecipare alle
escuelitas e imparare direttamente dalle comunità.
In
sostanza, il messaggio principale dell’articolo è:
Gli
zapatisti hanno capito che per cambiare il mondo non bisogna necessariamente
conquistare il potere. Si può cercare di costruire una società nuova dal basso,
ascoltando le persone, collaborando e creando autonomia.
Perciò
i concetti più importanti dello zapatismo:
Ascolto:
prima di insegnare, bisogna imparare dagli altri.
Autonomia:
le comunità devono poter decidere da sole.
Autogoverno:
le persone partecipano direttamente alle decisioni.
Libertà:
non è solo un’idea, ma qualcosa che si impara e si pratica.
Dignità:
soprattutto per i popoli indigeni, a lungo discriminati.
Costruire dal basso: cambiare la società partendo dalle comunità,
non conquistando il potere dall’alto.
Riflessione
personale
Questi concetti mi hanno spinto a riflettere. Penso che gli
zapatisti abbiano dato prova di umiltà perché essere umili non significa
sentirsi inferiori agli altri, ma non pensare di essere migliori. A volte se
pensi di dover insegnare puoi scoprire di avere ancora molto da imparare. E
anche una piccola comunità, lontana dalla nostra realtà può insegnarci cose che
non troviamo nei libri, perché sono legate ai rapporti umani, alla cultura, allo
stile di vita, alla dignità e al rispetto di sé. Proprio quella dignità che era
stata negata loro per 500 anni dagli europei e che hanno riacquisito solo con
la sollevazione del 1994. Prima di tale data quando in Chiapas un amerindio
incontrava sul marciapiede un bianco, scendeva e lasciava il passo per senso di
inferiorità, dopo la sollevazione zapatista scende chi si trova dal lato
esterno del marciapiede, a prescindere dal colore della pelle e dai tratti
somatici.
Immagine
2: gli zapatisti tengono il volto coperto per forma di protesta contro
l’indifferenza del governo federale messicano verso i loro bisogni: “voi non ci
vedete, noi ci copriamo il volto per destare attenzione, altrimenti ci
ignorereste”.




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