Dal “No First Use” alla proibizione, nell’era del rischio globale: delegittimare la deterrenza nucleare che prepara il genocidio
Dal “No First Use” alla proibizione, nell’era del rischio globale: delegittimare la deterrenza nucleare che prepara il genocidio
In questo contesto, la deterrenza nucleare appare sempre meno come un sistema di sicurezza e sempre più come una minaccia strutturale alla sopravvivenza dell’umanità. Diventa quindi urgente rafforzare il TPNW – Trattato per la proibizione delle armi nucleari – non solo come strumento di interdizione giuridica, ma come architettura dinamica di sicurezza collettiva, capace di integrare misure intermedie che riducano il rischio immediato e delegittimino definitivamente la logica del primo uso.
Oltre la proibizione: il TPNW come paradigma di sicurezza collettiva
Il TPNW non è un semplice trattato di messa al bando: rappresenta un cambio di paradigma fondato sulla prevenzione del rischio, sull’approccio umanitario e sul primato del diritto alla vita. In una fase storica segnata da instabilità sistemica, esso può e deve includere strumenti transitori in grado di ridurre concretamente la possibilità di un conflitto nucleare, anche accidentale.
In questa prospettiva, la proposta cinese di un trattato multilaterale sul No First Use (NFU) assume un rilievo strategico decisivo, configurandosi come una leva politica per scardinare la legittimità stessa della deterrenza nucleare.
Il No First Use come rottura della logica della deterrenza
Il No First Use è il principio secondo cui uno Stato si impegna formalmente a non utilizzare mai per primo le armi nucleari, riservandone l’eventuale impiego esclusivamente come risposta a un attacco nucleare subito. Ciò esclude l’uso preventivo, anticipatorio o “difensivo” dell’arma atomica e nega la legittimità di colpire per primi in qualsiasi scenario di crisi.
Questo impegno riduce drasticamente il rischio di escalation, di errori di calcolo e di lanci accidentali, sottraendo le armi nucleari alla logica della minaccia permanente. Adottare il NFU significa riconoscere che l’arma nucleare non è uno strumento ordinario di sicurezza nazionale, ma un residuo pericoloso di una strategia fondata sulla paura, incompatibile con il diritto umanitario e con la sopravvivenza stessa dell’umanità.
La proposta cinese come ammissione implicita
Impegnarsi formalmente a non usare per primi le armi nucleari equivale ad ammettere che esse non possiedono alcuna funzione difensiva legittima. È un passaggio dirompente, perché incrina il pilastro ideologico su cui per decenni si è retta la deterrenza.
Se non puoi colpire per primo, l’arma perde senso
Accettare il NFU significa riconoscere che l’arma nucleare non serve né a vincere una guerra né a prevenirla. Senza la possibilità del primo uso, la minaccia atomica perde credibilità e legittimità. Crolla così la narrazione delle armi nucleari come strumenti di difesa: emergono per ciò che sono realmente, ordigni di sterminio di massa, incompatibili con qualsiasi principio etico, giuridico e umanitario.
NFU, ICAN e il percorso verso la proibizione
Il No First Use non è un compromesso al ribasso, ma una misura di riduzione del rischio che prepara il terreno politico, giuridico e culturale per l’adesione piena al TPNW.
Il nodo politico e le risposte possibili
È comprensibile il timore che il NFU possa apparire come un annacquamento della battaglia per l’abolizione totale. Questo rischio può essere superato attraverso tre linee d’azione: usare la proposta NFU per costringere le potenze nucleari a giustificare il mantenimento dell’opzione del primo uso; sostenere che il rifiuto di negoziare il NFU viola l’obbligo di disarmo in buona fede previsto dagli articoli 4 e 6 del TNP; presentare il NFU come misura transitoria indispensabile per creare lo spazio politico necessario all’adesione al TPNW.
Verso gli “Stati parte transizionali”
L’adozione del No First Use diventerebbe il requisito minimo per accedere a questo status, insieme alla rinuncia ai test nucleari, alla partecipazione attiva alle Conferenze degli Stati Parte e a un percorso graduale di smantellamento.
Un passo necessario contro il genocidio programmato
La deterrenza nucleare non è una garanzia di pace, ma una forma permanente di minaccia globale: un genocidio programmato che incombe sull’umanità. Integrare il NFU nel quadro del TPNW significa sottrarre ossigeno alla logica della guerra, riaffermare il primato del diritto umanitario e restituire il futuro dell’umanità a scelte politiche consapevoli, non a sistemi di annientamento automatico.
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