Agile di nome ma non di fatto: La cultura della prontezza e il lancio della difesa europea.
La cultura della prontezza e il lancio della difesa europea.
Quante volte abbiamo letto, o sentito parlare, della cultura della prontezza? Centinaia di volte giusto per assuefarci anche alla idea che il linguaggio militare alla fine faccia scuola, si impossessi dei nostri ragionamenti, riduca ogni considerazione al raggiungimento di certi obiettivi.
La cultura della prontezza non è del resto un termine solo militare, si riferisce invece a un radicale cambiamento di prospettiva che annulla, o riduce fino all'invisibile, ogni linea di demarcazione tra civile e militare, si riferisce tanto alla risposta armata quanto alla messa a punto di un sistema civile in mero subordine alle logiche di guerra.
Se preferiamo sintetizzare il discorso la prontezza sintetizza il cambiamento radicale della cultura europea in materia di ricerca, innovazione, sviluppo, politiche della difesa, manifattura. E per costruire un nuovo, e grande, apparato militar industriale europeo servirà l'apporto della Ue, dei singoli Stati, delle grandi multinazionali, di grandi finanziamenti pubblici, linee di credito agevolati.
Ma accanto ad un esercito, non solo di professionisti magari, serviranno anche civili per il supporto necessario, la cosiddetta logistica civile finalizzata ad uso militare. L'informatico addetto alla cyber sicurezza, l'ingegnere civile, il tecnico a pilotare droni da ricognizione saranno altrettanto importanti del militare se ben inseriti nella cultura della prontezza.
In questo processo di costruzione della Prontezza saranno coinvolte Commissioni europee e nazionali, grandi e piccole aziende, start up operanti su singoli progetti, ma sono proprio questi ultimi a rappresentare gli ingranaggi indispensabili per far muovere la macchina bellica. A noi sembrano evidenti le analogie con il sistema industrial militare israeliano, pur con le dovute differenze.
Abituarsi alla necessità e insostituibilità della guerra, questo sinistro messaggio accomuna i paesi comunitari spingendoli a trasformare la loro stessa base industriale partendo dalla trasformazione della domanda per orientare il mercato e le richieste verso prodotti che faranno ampio uso di IA, tecnologie innovative, quantistica, elettronica e cyber sicurezza
L'innovazione e la prontezza nel rispondere ai segnali della domanda, per usare il linguaggio tecnico della Commissione europea, presuppone anche rivedere le norme in materia di appalti, accelerare i tempi tra le domande di finanziamento per i progetti e i rimborsi, ove possibile e necessario prevedere deroghe alle normative esistenti in materia di appalto giudicando troppo lungo e farraginoso l'iter da rispettare. E, in questi scenari, la distinzione tra tecnologie civili e militari verrà meno, cadrà quella linea di confine alla quale eravamo abituati, daranno per scontato il primario utilizzo del militare.
L'agilità sarà esigibile a livello organizzativo e tecnologico: appalti con tempistiche rapide sfruttando l'ecosistema della innovazione civile, giusto a ricordare che nella nuova macchina bellica dovranno coesistere le grandi multinazionali produttrici di armi con piccole e medie imprese incaricate di sviluppare parte dei sistemi di arma.
Ma tutti i protagonisti, dal più piccolo al più grande, saranno indispensabili: finanziatori pubblici e privati, operatori industriali consolidati insieme ad aziende di piccole dimensioni ma capaci di processi innovativi tecnologicamente avanzati. Suona strano sentir parlare di ecosistema dell'industria della difesa, di una tabella di marcia per la prontezza alla difesa.
Archiviato il tempo di pace, l'insieme dei valori e delle pratiche portatori di pace ed equità saranno presto soppiantate dalla prontezza della difesa e da un nuovo sistema valoriale di stampo prettamente militarista. E in questa ottica anche il rapporto tra industria e istruzione cambierà radicalmente, le scuole tecniche saranno ridotte al rango di quelle professionali per avere manodopera già pronta per essere immessa nei luoghi della produzione.
Meno cultura umanistica e maggiore attenzione alle materie Stem, non si tratta di colmare lacune scientifiche ma di reindirizzare la mente umana ad appropriarsi delle nuove parole d'ordine, mettersi a disposizione dei processi in atto senza nutrire dubbi etici o morali che siano.
L'Ucraina e Israele sono i modelli a cui ispirarsi per la rapidità con cui sono riusciti a mettere in piedi una industria militare avanzata, un sistema articolato che mette insieme produzione e ricerca, grandi aziende e piccole star up per guidare l'industria a una maggiore innovazione, competitività, resilienza e prontezza. Ma stiamo parlando anche di modelli sociali militarizzati che non fanno mistero di una visione della democrazia assai angusta se non proprio inesistente tra richiami alle teorie nazifasciste (Ucraina) e al colonialismo da insediamento che presuppone la inferiorità degli arabi (Israele)
La Commissione europea si impegna a fornire il sostegno necessario per incentivare e accelerare tale trasformazione.. L'Europa ha bisogno di una trasformazione dell'ecosistema industriale della difesa, che deve riunire leader consolidati dell'industria, operatori del settore della nuova difesa e la comunità tecnologica in senso lato. Tale ecosistema trasformato dovrebbe essere in grado di sfruttare appieno la propria forza industrialee il proprio potere di innovazione, nonché di fornire capacità di difesa con una velocità, una scala e una efficienza senza pari.
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