Disabili e anziani: mancano i soldi anche in tempi di coronavirus


Migliaia di disabili, di soggetti fragili seguiti da cooperative ed educatori. Gli ammalati psichiatrici rischiano di acuire le loro problematiche nei mesi di permanenza nel loro domicilio e non sempre l'assistenza dovuta viene accordata. In questi tempi invece dovrebbe essere potenziata l’assistenza domiciliare agli anziani e alle persone disabili soprattutto dopo la chiusura dei centri diurni socio-sanitari e socio-assistenziali per l’emergenza dettata dal contenimento del  Coronavirus. 

Sempre in teoria, il Dl “cura-Italia” avrebbe previsto che i servizi resi ai Comuni, in convenzione, concessione o appalto dovrebbero avvalersi di diversa modalità ma pur sempre realizzati.  

Ma molti servizi avrebbero bisogno di risorse aggiuntive, di uno sforzo economico e organizzativo che non sempre viene garantito. Anzi la chiusura dei centri diurni, con tanti lavoratori in fis o in cassa integrazione, non ha comportato il rafforzamento dei servizi domiciliari come sarebbe stato auspicabile. Lo Stato a sua volta, visto che i Comuni sono senza entrate, dovrebbe a sua volta garantire maggiori fondi ma le risorse sono state impiegate per i buoni spesa o per gli ammortizzatori sociali e cosi' a rimetterci sono i soggetti piu' fragili. 

Non tutto possono fare i volontari perchè l'assistenza presuppone formazione e specializzazioni che necessitano di competenze diverse da quelle richiesta per la consegna a domicilio di farmaci o della spesa. 
In questa situazione emergenziale sarebbe invece possibile, e auspicabile , l'attuazione di servizi sperimentali, di servizi a domicilio, di numeri verdi, di attività anche a distanza per non ritrovarsi, a emergenza finita, in situazioni ancora piu' drammatiche.


Chi pensa allora alle figure piu' fragili?

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