Il neoconservatorismo
Il neoconservatorismo
Il neoconservatorismo è un movimento politico
internazionale di origine statunitense di orientamento conservatore,
militarmente interventista, occidentalista e filo-americanista. Dal punto di
vista strettamente statunitense in politica estera il movimento sostiene, dopo
la fallimentare esperienza vietnamita, l’utilizzo della forza militare, se
necessario anche in maniera unilaterale, per sostituire governi dittatoriali e
democrazie sovrane con governi fantoccio a loro subordinati, utilizzando i mass
media come cassa propagandistica per giustificare il loro operato
guerrafondaio, destabilizzante e golpista. Tale visione è in antitesi rispetto
ai principi dell’internazionalismo, del realismo e dell’isolazionismo, questi
ultimi due invece cari a Trump.
La corrente dei neoconservatori nasce in seno
al partito democratico ai tempi della guerra del Vietnam nei tardi anni ’60, ma
si è spostata più volte fra le due tradizionali forze politiche statunitensi,
portando dietro di se una lunga scia di guerre e colpi di stato.
Per esempio, si consolida nel partito
repubblicano durante l’era Reagan (1981-1988) e raggiunge il suo apice di
influenza politica durante i due mandati di Bush Jr (2001-2008), nel cui
contesto ha vantato esponenti di primissimo piano come il vicepresidente Dick
Cheney, la Segretaria di Stato Condoleezza Rice, il Segretario alla Difesa
Donald Rumsfeld e il Sottosegretario alla Difesa Paul Wolfowitz. E non
causalmente, proprio nei primi anni 2000 l’interventismo Usa ha raggiunto il
suo apice con le guerre in Afghanistan (2001) e Iraq (2003).
Le idee dei neoconservatori hanno avuto anche
una significativa influenza durante la presidenza Obama (2009-2016) e,
soprattutto, sulla sua Segretaria di Stato, Hillary Clinton (2009-2012),
particolarmente attiva, in base ai documenti riservati diffusi da Wikileaks,
nel promuovere l’intervento armato contro la Libia nel 2011 che, contrariamente
al mandato della Risoluzione Onu n. 1260 finalizzato alla difesa della
popolazione civile, era stato poi snaturato per ottenere la caduta di Gheddafi,
come poi è effettivamente avvenuto.
Dopo il primo mandato di Trump (2017-2020),
tale corrente politica interventista ha di nuovo ampliato la sua influenza nel
contesto dell’amministrazione Biden, anche in considerazione del fatto che
circa 200 funzionari statali di alto livello di ispirazione neocons[1],
oltre ad alcuni importanti esponenti
della corrente tradizionale repubblicana in rotta con Trump, hanno sostenuto
Biden nella sua elezione. Posizione assunta anche da Colin Powel,
Vicepresidente durante il secondo mandato di Bush Jr[2],.
In tal senso particolarmente esplicite
risultano le affermazioni dal professore statunitense Jeffrey Sachs, docente
presso la Columbia University, il quale in un’intervista rilasciata ad un
giornale italiano, a proposito della gestione del conflitto in Ucraina, ebbe a
dichiarare che “Biden potrebbe essere molto migliore, ma ha affidato la
politica estera ai neoconservatori. Questo è un terribile errore”[3].
Nell'attuale
amministrazione Trump II, infine, non risulta alcuna presenza di
neoconservatori[4].
Luisa
Franceschi – 24 gennaio 2025
Classe
4 B - Classico Galilei - Attività del corso di Geopolitica e analisi dei
conflitti internazionali
[1]
https://it.insideover.com/politica/intesa-fra-i-neoconservatori-e-la-campagna-di-joe-biden.html
[2]
https://www.treccani.it/magazine/atlante/geopolitica/repubblicani_Biden.html
[3]
https://www.officinadeisaperi.it/agora/il-senso-delle-parole/biden-si-affida-ai-neocon-lo-scenario-e-inquietante-da-il-fatto-e-rainews/
[4] https://www.affarinternazionali.it/lamerica-di-trump-ii/
Commenti
Posta un commento