La filiera militare e il Riarmo Europeo
La filiera militare e il Riarmo Europeo
«Il futuro
dei prodotti per la difesa si baserà sempre più su "sistemi di
sistemi" molto complessi, che dovranno essere altamente interoperabili»[1], dice
Draghi. Ciò distingue la filiera militare da una normale “catena del valore”,
ossia da una normale “successione” di passaggi produttivi, estrattivi,
logistici, ideativi e commerciali che portino le materie prime a diventare un
prodotto finito nelle mani del cliente finale: di norma, infatti, i passaggi di
assemblaggio delle componenti e dei semi-lavorati non sono fra quelli che
garantiscono profitti maggiori all’imprenditore, che ambirebbe piuttosto a
sviluppare il business aziendale all’interno delle fasi di ricerca e
sviluppo, commercializzazione, ecc. Nel caso della difesa, invece, la
complessità tecnologica e l’alto livello di ‘know-how’ necessari per
sviluppare questi «sistemi di sistemi» fanno sì che le attività di integrazione
si distinguano nettamente da quelle di puro assemblaggio, superandole di molto
per il livello tecnologico e il livello di specializzazione del lavoro, nonché
per la massa degli investimenti e la dimensione aziendale necessarie a risultare
competitivi nel settore. Un caso simile è quello della filiera aeronautica: per
“assemblare” un aereo bisogna integrare i motori, la tecnologia di volo
(“avionica”), la struttura aerodinamica… Di conseguenza in filiere come queste
sono predominanti le imprese che integrano i sistemi, non quelle che li
progettano, producono, commercializzano: «Tali imprese devono avere il
controllo totale di ciò che assemblano e devono quindi disporre di un
patrimonio di conoscenze e competenze quanto più possibile esteso. (…) La
tecnologia e i capitali necessari a svilupparla costituiscono pertanto
un’elevata barriera all’ingresso per eventuali new-comers e ciò rende
complesso, se non impossibile, risalire la catena del valore»[2]. E
allora non possono sorprendere le pressioni della Commissione Europea per dare
vita a un mercato interno armonizzato, per la creazione di imprese più grandi
sostenute da finanziamenti adeguati, per l’economia di scala. Come dice Draghi,
«Lo sviluppo della base industriale della difesa dell'UE dipende dal
successo dell'integrazione delle tecnologie commerciali, spesso promosse anche
dalle PMI [Piccole e Medie Imprese], nelle applicazioni di difesa
[grass. in orig.]»[3].
L’Italia, paese di Pmi, ambirà sicuramente a essere fornitrice di
molte delle tecnologie di base necessarie. Un ruolo di “serie B”, considerando
che queste sono le attività che rendono meno: «nelle posizioni di fondo
prevalgano fornitori che potremmo definire di tecnologia “pura”, ovvero poco
dediti all’integrazione ma più specializzati nella fornitura di piccoli
“mattoncini” da combinare insieme»[4].
Chiaramente, un discorso diverso va fatto per i “campioni” nazionali, come
Leonardo. Tuttavia, la debolezza strutturale dell’economia italiana – e, nello
specifico, la scarsa dimensione delle aziende nostrane – fa sì che il tentativo
di Meloni di risalire la china all’interno dell’Europa cercando
un’interlocuzione commerciale (e politica) privilegiata con Trump e Musk faccia
incappare in delle contraddizioni evidenti: per aprire il mercato dei satelliti
a orbita bassa agli operatori appartenenti all’Alleanza Atlantica (e, nello
specifico, a Starlink di Musk), ad esempio, il Governo ha pestato i piedi a Thales
Alenia Space[5],
la partecipata italo-francese di Leonardo, che con Starlink aveva preferito
sviluppare un semplice contratto di fornitura finalizzato allo sviluppo in-house
dei sistemi tecnologici satellitari a duplice uso – civile e militare, come
abbiamo detto. Tali sistemi, nel prossimo futuro, potranno invece essere
forniti direttamente da Starlink[6].
[1] M.
Draghi, op. cit.,
Part B, p. 165.
[2] S. Bolatto,
P. Frigero, S. Grimaldi, Specializzazione e Diversificazione
Verticale lungo le Filiere Internazionali dell’Aeronautica. Bologna: il
Mulino, 2015, p. 17.
[3] M.
Draghi, op. cit., Part B, p. 165.
[4] S. Bolatto,
P. Frigero, S. Grimaldi, op. cit., p. 19.
[5] Proprio
per la somiglianza delle tre filiere, aeronautica, aerospaziale e militare,
Alenia è attiva anche nel settore aeronautico con Alenia Aeronautica, che tra
l’altro – assieme all’Università di Bologna e a quella di Torino – ha
commissionato il lavoro di Bolatto, Frigero e Grimaldi a cui abbiamo fatto
riferimento. Connessioni e relazioni non casuali.
[6] Cfr. E. Gentili,
F. Giusti, Cosa si nasconde dietro la legge italiana sulla Space
Economy, https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-cosa_si_nasconde_dietro_la_legge_italiana_sulla_space_economy/42819_59703/.
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