Le tre fasi per il riarmo europeo

 

               Le tre fasi per il riarmo europeo

Aumentare la liquidità a disposizione degli imprenditori militari è solo una delle tre fasi realizzative imprescindibili per un’Unione Europea dei capitali ben armata e pronta a combattere. Certo, è di fondamentale importanza dal momento che «introduce una maggiore flessibilità per garantire che i limiti di debito e deficit dell'Unione non diventino ostacoli all'urgente necessità di aumentare le spese militari»[1], ma da sola non è sufficiente. Rearm Europe, difatti, «rimane principalmente focalizzato sulla spesa per la difesa nazionale e sul finanziamento delle capacità di difesa nazionali piuttosto che su asset militari europei condivisi»[2], e questo è un grosso limite.

La seconda fase è rappresentata dalla progressiva trasformazione del mercato interno comunitario attraverso

-        un’estensione adeguata – in termini di popolazione e perciò, in un certo senso, di territorio – che in futuro possa consentire di avvalersi di una forte domanda, economie di scala e ingenti capitali;

-        una maggiore coesione a livello giuridico e normativo che consenta di abbattere i costi degli investimenti per attrarre maggiori capitali (adeguarsi a molte normative nazionali differenti, acquisire le necessarie certificazioni, rispettare le procedure, ecc. ha costi enormi per le imprese – specie per quelle piccole e innovative, come le start-up tecnologiche);

La terza fase potrebbe essere individuata nella creazione di un comparto industriale della difesa comunitario sostenuto da una programmazione efficace degli investimenti (più che della produzione), in maniera da ottenere:

-        un’armonizzazione produttiva che permetta di evitare duplicati nelle varie produzioni nazionali (come oggi accade con le tante, troppe tipologie differenti di proiettili prodotte in Europa, che per di più spesso non sono compatibili con gli obici), assegnando a ogni Stato membro ruoli e compiti specifici;

-        una traiettoria di sviluppo industriale comunitaria, in luogo di una sommatoria di traiettorie nazionali “sbilenche” e poco strategiche.

Queste “fasi” non sono da intendersi in successione cronologica ma, piuttosto, in un continuum. Rimangono distinte per via degli strumenti politici e legislativi necessari per conseguirle, degli organismi istituzionali e imprenditoriali (o bancari) interessati, delle loro funzioni economiche e politiche.



[1] P. Dermine, Funding Europe’s Defence. A First Take on the Commission’s ReArm Europe Plan, https://verfassungsblog.de/rearm-europe-law/ (DOI: 10.59704/4c71fd729acff01f).

[2] Ibidem.

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