Dalla parte di Simone, il suo licenziamento è politico ed immotivato

  Il licenziamento di Simone Vivoli conferma un dato acclarato ossia che le aziende se vogliono cacciar via dei delegati scomodi si appellano a interpretazioni di norme disciplinari e codici etici che di etico e morale hanno ben poco, anzi nulla. Da anni ormai denunciamo la presenza di norme che possono essere utilizzate come arma contro i delegati scomodi e il segretario dei metalmeccanici della Cub lo era. Il suo licenziamento poi arriva in un momento nel quale il potere contrattuale in Tim è ridotto ai minimi termini con lo Stato che ha ormai abdicato a ogni ruolo. Da quasi due anni la rete fissa italiana, da infrastruttura (pubblica) costruita con i soldi pubblici, è passata al controllo di un fondo di investimento Usa. La svendita della rete è passata sotto silenzio ma rappresenta un fatto grave di come siano vanificati gli sforzi e gli investimenti statali.  E dopo l’avvento dei privati arrivano i tagli occupazionali tra uscite volontarie e ammortizzatori sociali, tagli al variegato sistema dell’indotto e degli appalti.



Il licenziamento di Vivoli segue copioni già visti nel passato, addurre motivazioni disciplinari per espellere dalla azienda sindacalisti attivi e conflittuali che si sono attivati nel tempo contro le privatizzazioni e i tagli occupazionali denunciando lo spreco di denaro pubblico a beneficio solo di multinazionali, contrastando i piani di riorganizzazioni aziendali e comunemente la cosiddetta gestione delle risorse umane. 

E stiamo attenti che il licenziamento di Vivoli non sarà un fatto isolato perché incutere paura e rassegnazione è un’arma preventiva per tappare la bocca alla forza lavoro specie in tempi nei quali si licenzia con un messaggio whatsapp e in cui l'avvento della Intelligenza artificiale cancella professionalità acquisite trovando anche conforto nella legislazione giuslavoristica


Cub Pisa

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