Deterrenza nucleare è genocidio programmato: l’umanità vuole vivere e sopravvivere al baratro atomico

 Deterrenza nucleare è genocidio programmato: l’umanità vuole vivere e sopravvivere al baratro atomico 

di Laura Tussi


Le ragioni per cui è necessario collaborare con ICAN, la Campagna Internazionale per l’Abolizione delle Armi Nucleari. L’importanza di unire le realtà pacifiste per porre fine all’incubo della deterrenza nucleare, fondata sulla minaccia della distruzione totale, e per contrastare le tensioni geopolitiche che possono condurre all’escalation atomica e all’annientamento della civiltà umana.

Radici comuni: memoria, antifascismo e cultura della pace

La collaborazione tra il mondo del pacifismo e ICAN si colloca in una prospettiva etica e politica di grande rilevanza nel contesto contemporaneo. Essa rappresenta l’incontro tra memoria storica e impegno globale per la pace, tra l’eredità della Resistenza e la lotta internazionale contro una delle più gravi minacce alla sopravvivenza dell’umanità: le armi nucleari.

L’esperienza dell’attivismo pacifista affonda le proprie radici nella lotta partigiana contro il nazifascismo, momento fondativo della democrazia italiana che ha posto al centro valori come la libertà, la dignità umana e il rifiuto della guerra quale strumento di oppressione. Questa eredità si traduce ancora oggi in un impegno civile volto a promuovere una cultura della pace, della solidarietà e della cooperazione tra i popoli.

ICAN, insignita del Premio Nobel per la Pace nel 2017, opera nella stessa direzione attraverso una campagna globale finalizzata all’abolizione delle armi nucleari. Le organizzazioni pacifiste e antifasciste condividono dunque un terreno comune: la convinzione che la sicurezza non possa fondarsi sulla minaccia della violenza, ma debba poggiare su relazioni giuste, solidali e rispettose dei diritti umani.

La deterrenza nucleare come minaccia permanente

Il sistema della deterrenza nucleare viene spesso presentato come garanzia di equilibrio e stabilità internazionale. In realtà esso si fonda su una logica profondamente contraddittoria: mantenere la pace attraverso la minaccia credibile di una distruzione totale.

Questo implica non soltanto la disponibilità all’uso di armi di sterminio di massa, ma anche la loro continua modernizzazione e preparazione operativa. La deterrenza assume così i contorni di una violenza strutturale e permanente che incombe sull’umanità come possibilità costante di annientamento.

Il rischio non è affatto teorico. Errori tecnici, incidenti, incomprensioni politiche o improvvise escalation militari potrebbero provocare conseguenze irreversibili. In questo senso, la deterrenza nucleare può essere interpretata come una forma di genocidio programmato, sospeso nel tempo ma sempre potenzialmente attuabile.

Il diritto internazionale e il ripudio della guerra

L’azione di ICAN ha trovato una concreta espressione nel Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW), che sancisce l’illegittimità di questi armamenti e ne vieta sviluppo, possesso e utilizzo.

Questo trattato rappresenta un passaggio fondamentale verso la costruzione di un ordine internazionale fondato sul diritto, sulla cooperazione tra i popoli e sul rispetto della vita umana.

Tale prospettiva è pienamente coerente con i principi della Costituzione italiana, il cui articolo 11 afferma il ripudio della guerra come mezzo di offesa alla libertà degli altri popoli e come strumento di risoluzione delle controversie internazionali.

L’attivismo pacifista e antifascista, custode della memoria storica e dei valori costituzionali, può dunque svolgere un ruolo decisivo nel promuovere questi principi e nel diffondere una coscienza critica rispetto alle politiche di riarmo e alla corsa agli armamenti.

Educazione, memoria e mobilitazione civile

Uno degli aspetti più importanti della collaborazione con ICAN riguarda il terreno dell’educazione e della sensibilizzazione culturale.

Le associazioni pacifiste dispongono di una presenza diffusa sul territorio e di una consolidata esperienza nel dialogo con le nuove generazioni. ICAN, dal canto suo, offre una prospettiva internazionale e strumenti efficaci di mobilitazione globale.

L’incontro tra queste realtà può generare percorsi educativi capaci di collegare la memoria delle tragedie del Novecento — dalle guerre mondiali alle devastazioni atomiche di Hiroshima e Nagasaki — con i rischi del presente.

In questo modo, la consapevolezza storica si trasforma in responsabilità attiva, stimolando partecipazione civile, impegno democratico e cittadinanza consapevole.

Disarmo e superamento delle tensioni geopolitiche

Le armi nucleari non sono soltanto strumenti militari: rappresentano anche fattori che alimentano diffidenza, competizione e polarizzazione tra gli Stati.

La loro esistenza contribuisce a mantenere un clima di tensione permanente, ostacolando la costruzione di relazioni internazionali fondate sulla fiducia reciproca, sul dialogo e sulla cooperazione.

Un’alleanza tra organizzazioni pacifiste e ICAN può rafforzare le richieste di disarmo nucleare e sostenere una visione alternativa della sicurezza collettiva, basata sul multilateralismo, sulla diplomazia e sulla prevenzione dei conflitti.

In questo contesto, la società civile svolge un ruolo fondamentale nel sollecitare le istituzioni, orientare il dibattito pubblico e promuovere politiche di pace.

Una visione condivisa del futuro

Alla base della collaborazione con ICAN vi è una comune idea di futuro: un mondo in cui la sicurezza non sia garantita dalla paura e dalla minaccia reciproca, ma dalla giustizia sociale, dal dialogo e dalla solidarietà tra i popoli.

Si tratta di una prospettiva che richiede un profondo cambiamento culturale, capace di mettere in discussione paradigmi consolidati e di aprire nuove strade verso la convivenza pacifica.

L’impegno congiunto delle realtà pacifiste può contribuire concretamente a costruire questo cambiamento, unendo memoria e azione, valori e progettualità.

In un’epoca segnata da guerre, crisi internazionali e crescenti tensioni geopolitiche, questa collaborazione rappresenta non solo una necessità storica, ma anche una speranza concreta per il futuro dell’umanità. 

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