Il caso genovese

 

Quando la cultura diventa business o si insegue il minor costo



 La delibera di pubblico interesse della Giunta comunale di Genova in merito alla gestione di gran parte dei musei spiana la strada alla privatizzazione della cultura. Continua il percorso di svendita del patrimonio culturale in perfetta continuità con la precedente Giunta di destra come per altro scrive la stessa Rsu del Comune.

Non ci sono garanzie reali sulla applicazione del salario minimo di 9 euro l’ora per i lavoratori e le lavoratrici delle cooperative coinvolte, eppure proprio le 9 ore erano state sbandierate come soluzione per non aggiudicare le gare a chi paga meno la forza lavoro. La stessa Rappresentanza sindacale unitaria del Comune esprime critiche assai forti sull'operato della Giunta di centrosinistra e sulle scelte in materia di cultura e musei

Ma esistevano alternative?

Certo che sì, la gestione dei musei poteva essere affidata ad una società in house appositamente costruita e solo di proprietà pubblica, se proprio non si voleva la gestione diretta. 

Da tempo non esiste il turn over del personale comunale che nei settori della cultura è ormai ridotto nei numeri e nelle funzioni, la responsabilità di questa situazione ricade su Anci, Governo che applicano regole di mera austerità ma anche sugli Enti locali chiamati a redigere i piani occupazionali.

Sia sufficiente ricordare che il piano di fabbisogno non prevede assunzioni di operatori museali e quindi neanche i pensionati verranno sostituiti.

Siamo davanti a una incoerenza di fondo, a un progetto privatistico promettendo al partner privato di incassare i proventi di eventi, bookshop e biglietti e chiedendo in cambio un risibile investimento di soli 100.000€ annui mentre a carico del Comune resteranno le spese di manutenzione, conservazione e restauro dei beni culturali.

Regole di austerità, esternalizzazioni, bassi salari e depotenziamento della cultura sono parti di un puzzle costruito negli anni alla insegna della precarietà, dei bassi salari e della marginalizzazione della cultura stessa.

Chi pensava ad una inversione di tendenza con la gestione diretta dei servizi dovrà quindi ricredersi, si procede con il solito capitolato di appalto senza alcun investimento, senza garantire sensibili miglioramenti in termini salariali e contrattuali

Al pari di tante altre giunte di destra, anche il Comune di Genova rinuncia al ruolo di controllo, gestione e organizzazione, dimentica la delibera sul salario minimo, persegue sulla strada della precarietà dei bassi salari, impoverisce gli organici comunali, preferisce abdicare alla gestione diretta adducendo difficoltà economiche proprio quando si spende 1 milione di euro per gli event in un fine settimana dedicati alla adunata degli Alpini

La Giunta Salis ha quindi gettato la maschera e i musei saranno soggetti alla scure della privatizzazione che si porterà dietro i bassi salari.

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