Una legge di iniziativa popolare potrà fermare il sistema degli appalti e dei subappalti o cancellare lo sfruttamento della forza lavoro?
Alla Corte di Cassazione, lo scorso 27 aprile, la Cgil ha depositato il testo di una proposta di iniziativa popolare sugli appalti avviando la raccolta di 50 mila firme necessarie per la effettiva presentazione. Lungi da noi polemizzare su questa iniziativa, ci preme solo ricordare come i rapporti di forza in Parlamento siano tali da neutralizzare qualunque proposta arrivi anche a furor di popolo.
Forse il canonico percorso della proposta di iniziativa popolare è destinato a soccombere perchè non esiste per altro l'obbligo del Parlamento di intervenire approvando un testo di legge.
In tempi di crisi sindacale la via referendaria o la raccolta di firme può anche divenire una strada alternativa.
I problemi degli appalti nascono dalla proliferazione dei contratti nazionali, rivendicare oggi il medesimo CCNL per lo stesso lavoro è senza dubbio giusto ma forse tardivo.
Le logiche di mercato impongono un sistema di regole iniquo, senza esternalizzare parte dei processi produttivi con il solo scopo di ridurre i costi del lavoro, innumerevoli aziende oggi avrebbero chiuso i battenti per la scarsa propensione italica all'investimento in ricerca, sviluppo, processi tecnologici innovativi.
Lavorare negli appalti oggi significa intanto percepire minore salario rispetto alla committenza, meno tutele, buste paga inferiori, contratti diversi, maggiori carichi di lavoro, Ma attenzione che la Cgil non parla di reinternalizzare processi produttivi e forza lavoro, gli appalti in fase di rinnovo prevedono in tanti casi anche riduzioni orarie che poi si tramutano in minore salario, part time con percentuali più basse, retribuzioni e contributi previdenziali spinti verso il basso
A forza di parlare della libera scelta di impresa, la logica dell'appalto e del subappalto ha preso il sopravvento e questa scelta non è legata a esigenze temporanee ma rappresenta invece una scelta ben ponderata per accrescere i profitti, anzi il subappalto è un sistema costruito per sottrarsi a tante responsabilità in materia di sicurezza sul lavoro e per accrescere i margini di profitto sfruttando la forza lavoro
Di etico e morale in questa prassi capitalista c'è ben poco, la situazione in certi settori è fuori controllo tra imprese serbatoio, finte cooperative fino agli appetiti della criminalità organizzata che prova a entrare in questi appalti
In questi anni i sindacati rappresentativi sono stati silenti anche davanti alle norme che hanno liberalizzato gli appalti, il pubblico non è sinonimo di rispetto della dignità salariale e contrattuale se presentano gare ove i tagli sono sovente mascherati. Non basta allora ragionare di appalti in termini generici o pensare che la soluzione sia quella di rafforzare le clausole sociali nei cambi di appalto,una proposta che ci trova concordi ma che poi serve per non aggredire l'intero sistema. In numerose interviste, autorevoli esponenti della Cgil parlano di restituire appalti e subappalti alla loro funzione legittima dimenticando quanto sia astratta una lettura del genere escludendo sul nascere le logiche proprie del capitale a cui non interessa stabilire equità di trattamento ma solo conquistare situazioni favorevoli all'incremento dei profitti.
E crescendo la libertà di impresa , anzi il libero arbitrio degli imprenditori, i diritti sociali, contrattuali e salariali della forza lavoro sono calpestati con maggiore facilità. Più che parlare di etica e di moralità dovremmo rimettere al centro gli interessi materiali della forza lavoro, cavarsela con una legge di iniziativa popolare è forse funzionale a riconquistare credibilità ma dal punto di vista pratico e materiale è un po' come andare alla guerra con gli archi e le frecce
Commenti
Posta un commento