Tecnici e professionali, al via la riforma classista di Valditara
Il report Save the Children critica: «Può aumentare le disuguaglianze»
Luciana Cimino da Il Manifesto
Che la riforma dell’istruzione tecnico professionale ideata dal governo fosse classista lo avevano rilevato già dalla presentazione, nel 2023, sindacati, pedagoghi e gruppi di docenti. Adesso Save the Children evidenzia che il rischio di aumentare disuguaglianze contenuto nel modello ideato dal ministro dell’Istruzione (e merito) Valditara. L’ong ha condotto l’indagine (“La formazione tecnica e professionale tra percorsi di riforma, equità e orientamento”) con Ipazia Ricerche consultando 15 esperti tra rappresentanti delle amministrazioni centrali e regionali, dirigenti scolastici, enti di formazione e soggetti del mondo produttivo, 65 studenti di istituti tecnici e professionali. Il dossier sarà diffuso questa mattina in concomitanza con l’avvio su scala nazionale della riforma, dopo un biennio di sperimentazione.
Lo studio di Save the Children segnala la permanenza di un forte squilibrio di genere, dato che la percentuale delle ragazze iscritte ai tecnici professionali è circa la metà del 61,5% che frequentano i licei più «marcate differenze territoriali». «Nei territori dove uno o più segmenti della filiera del 4+2 sono deboli, la loro integrazione rischia di rimanere fragile, rafforzando i divari territoriali e sociali, soprattutto nei contesti di povertà educativa o dove le risorse informative, culturali e socioeconomiche sono limitate». Da segnalare che l’indirizzo meno scelto dai neo iscritti è quello su cui aveva puntato la propaganda del governo: Industria e artigianato per il Made in Italy. L’indirizzo ideato da Valditara con il collega alle Imprese Urso interessa solo all’1,1% degli studenti. A fare il grosso è il settore tecnico con il 19,1%, quello economico (11,8) e infine Enogastronomia e ospitalità alberghiera con il 4,2%.
Viene poi sottolienato come, sebbene l’impianto possa rafforzare il dialogo con il mondo del lavoro, la riduzione a 4 anni del percorso di studio penalizzi le materie umanistiche, necessarie «all’acquisizione di competenze di base e civiche per comprendere problemi complessi». «Vi sono molti nodi critici sui quali è necessario intervenire», sostiene la direttrice ricerca della ong, Raffaella Milano. A partire dall’età in lo studente deve scegliere il percorso, «precoce» per l’organizzazione che si occupa di diritti dei bambini, e dall’impossibilità di modificarlo. La questione più preoccupante per l’ong è che il nuovo sistema del governo possa «rafforzare i meccanismi di selezione implicita». Con il rischio che «ostacoli diversi si concentrino sugli stessi studenti lungo più passaggi della filiera, restringendo le opportunità di chi parte da situazioni meno favorevoli per condizione socioeconomica, background migratorio, genere o storia scolastica».
La ricerca conferma le ragioni della forte opposizione in questi anni alla «furia riformatrice di Valditara sulla scuola», come l’ha definita la Flc Cgil, che ha portato anche a uno sciopero del personale degli istituti tecnici, lo scorso 9 maggio. «La filiera tecnologico professionale e il riordino degli tecnici sono frutto della medesima ideologia – ha commentato la segretaria nazionale della Flc Graziamaria Pistorino al manifesto – territorializzazione e frammentazione dell’offerta formativa, con buona pace dell’unità del sistema nazionale di istruzione». Poi c’è il tema della «sudditanza dell’istruzione generale della scuola a vantaggio della formazione al lavoro, meno adatta alla comprensione del mondo complesso», ha aggiunto la segretaria. «Abbiamo ribadito in tutte le sedi che una formazione con un anno in meno e in contesti difficili non è convincente: non c’è alcun automatismo che consenta ai ragazzi l’effettiva frequenza del biennio degli Its. Anzi, mentre per la secondaria è garantita la possibilità della scuola pubblica, per gli Its ci muoviamo in ambito di fondazioni private, oggi finanziate con il Pnrr, ma domani non si sa», ha spiegato Pistorino.
La subordinazione della scuola pubblica alle necessità delle imprese è uno dei punti più controversi del nuovo sistema, segnalato persino dal Consiglio superiore della pubblica istruzione che ha più volte dato pareri negativi alla riforma di Valditara.
Il cui scopo, per Postorino, «è solo quello di produrre operai specializzati, meri riproduttori privi di spirito critico, con il danno di soffocare il paese, privandolo di tecnici capaci e creativi». Un ritorno delle vecchie scuole di avviamento che fino al 1962 ha diviso già a 11 anni i figli dei poveri da quelli dei benestanti, destinati al liceo. La destra liberale italiana per 23 anni ha provato a riesumarla (Moratti nel 2003, Gelmini nel 2011 e il governo Renzi nel 2017), Valditara ci è riuscito.
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