Abbiamo vinto?


di Tiziano Tussi

 

Abbiamo vinto. Anzi stravinto. Ma chi può dire così? Il popolo che non ha perso l’ultimo barlume di razionalità ed etica sociale. Tutti questi, tutti noi, abbiamo stravinto. Un pesantissimo carrarmato di sciocchezze dette con prosopopea e sicumera ci hanno invaso ogni giorno, nelle vicinanze delle votazioni. Il troppo storpia sembra anche questa volta. Ma riflettere sull’importanza della Costituzione uscita dalla Resistenza e dalla Seconda guerra mondiale, costruita con attenzione da forze diverse fra loro e perciò da rispettare nel profondo, ha fatto la differenza. Due milioni di voti in più per il NO sono tanti, un’affluenza medio alta è stata una sorpresa. Un voto trasversale per età e pensiero politico anche. Insomma, un bel cocktail di variabili che hanno portato a questo risultato storico. Una differenza coì marcata non poteva non essere a conoscenza dei capi partito. Forse per questo il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si è spesa così tanto alla fine. Sperava che la sua presenza bastasse a riequilibrare la situazione. Ma ci si sono messi di mezzo il suo entourage ed una situazione interna ed internazionale che non portava verso di lei. Il quesito poi era decisamente strumentale ed inutile nel profondo. Insomma, una riforma costituzionale scritta male e con intenti nascosti, forse potevano essere quello di controllare meglio la magistratura. Forse. Ma non certo nell’evidenza della proposta vi era una chiara motivazione. Quindi? Quindi quasi 14 milioni e mezzo di voti contro due milioni in meno. L’Italia ha reagito quasi omogeneamente, tranne tra regioni al nord, per il NO. Ora c’è da riflettere sulla situazione a venire, ma non crediamo che i politici di destra e sinistra capiscano nel profondo ciò che è accaduto. I primi parlano di continuare così, gli altri pensano alle primarie. Ridicole parole d’ordine. Un Paese nascosto e retrattile vuole tornare alla luce politica se gliene viene data la possibilità. Compito arduo per la classe politica attuale, forse insuperabile. Ma almeno noi che abbiamo un po’ di razionalità in testa possiamo tirare una boccata d’aria pura dopo questo referendum. Ci siamo ancora, a tutte le età, vogliamo ancora vivere liberamente ed eticamente. Siamo migliori della classe politica che ci governa. Forza quindi.

 

Un piccolo post-scriptum per la Lombardia ed Milano, città dalla quale scrivo.

 

La regione in mano alle destre, così come il veneto ed il Friuli-Venezia Giulia, ma Milano ha detto no, tranne il centro della città. Un passaggio non scontato. Milano come Parigi nella Rivoluzione francese? Certo un po’ è così. Un detto medioevale diceva “L’aria del comune rende liberi”, il comune, ora città, fa questo effetto, ancora, e non era scontato.

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