No al referendum per inviare un messaggio di contrarietà alla destrutturazione degli Istituti Tecnici e al dimezzamento della Geografia

 

Giga: No al referendum per inviare un messaggio di contrarietà alla destrutturazione degli Istituti Tecnici e al dimezzamento della Geografia

Le motivazioni di Piero Calamandrei in merito all'assetto della Magistratura predisposto dall'Assemblea Costituente e dell'opposizione al cosiddetto riassetto dei tecnici varato dal MIM che taglia la Geografia con appello da sottoscrivere

 


Il coordinamento del Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati (Giga) in prossimità del referendum sulla separazione delle carriere all'interno della Magistratura del 22 e 23 marzo diffonde questo stralcio di intervento all'Assemblea Costituente di Piero Calamandrei nel quale vengono esposte le ragioni dell'assetto della Magistratura predisposto dalla stessa assise. Il testo costituzionale che comprendeva anche tali disposizioni venne poi approvato il 22 dicembre 1947 con il 93% dei voti dei membri dell’Assemblea che comprendeva trasversalmente tutte le forze politiche dai comunisti fino ai monarchici.

Finalità e iter condiviso di approvazione che risultano diametralmente opposti rispetto al testo su cui siamo chiamati ad esprimerci nelle urne, il quale come è uscito dal governo è stato approvato in sede parlamentare senza confronto e senza alcun emendamento.

Un No al referendum sulla Magistratura costituisce l’opportunità per esprimere anche il nostro No al cosiddetto riassetto dei tecnici appena pubblicato che dimezza letteralmente le ore di insegnamento della geografia negli Istituti Tecnici Economici, unico indirizzo dell’intero panorama della Secondaria di Secondo Grado nel quale la disciplina è rimasta con un monte ore che ne consente l'insegnamento. Tale sedicente riassetto in pratica condanna la geografia nelle sue varie articolazioni di insegnamento alla marginalità e all'irrilevanza nell'ambito del processo di formazione nazionale. Ciò costituisce danno irreparabile per gli studenti che verranno privati dell'unica disciplina in grado di far comprendere agli studenti le complessità delle società attuali e delle dinamiche globali in atto oltre al rapporto fra le attività umane e l'ambiente.

Gli insegnanti del sistema di istruzione nazionale è opportuno che colgano l’occasione per inviare un chiaro messaggio al Governo: un No al referendum è anche un No alla riforma degli Istituti Tecnici perché entrambi i provvedimenti hanno la comune finalità di accentramento del potere e di riduzione delle capacità di capacità di controllo sull’operato della classe politica da un lato della Magistratura indebolendone l’autonomia e l’indipendenza e dall’altro dei futuri cittadini riducendone la propria formazione e conseguentemente gli strumenti di comprensione.

 

Il coordinamento del Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati 

 


Intervento di Piero Calamandrei 

(Assemblea Costituente, 27 novembre 1947)


«[...] Si è parlato, in questi giorni, da vari oratori, del pericolo che la magistratura diventi un "quarto potere"; si è parlato del pericolo che la magistratura diventi una casta chiusa, uno Stato nello Stato, una specie di cittadella inespugnabile, sottratta ad ogni controllo della sovranità popolare.

Ebbene, onorevoli colleghi, io credo che queste preoccupazioni siano smentite dalla struttura stessa che noi abbiamo dato a questo progetto. Noi abbiamo voluto che la magistratura fosse indipendente, ma non abbiamo voluto che fosse separata dalla nazione. L'indipendenza che noi rivendichiamo per i magistrati non è un privilegio dei magistrati: è una garanzia dei cittadini.

Perché il cittadino sia libero, occorre che il giudice sia indipendente.

Ma v'è un punto su cui la discussione è stata più viva: quello del Pubblico Ministero. Si è detto da alcuni: "Sia pure l'indipendenza per il giudice che giudica; ma il Pubblico Ministero, che è il promotore della giustizia, che è l'organo che deve dare l'impulso al processo, deve essere in qualche modo collegato al Potere esecutivo".

Noi abbiamo risposto di no. Abbiamo risposto che anche il Pubblico Ministero deve essere un magistrato; che anche il Pubblico Ministero deve avere le stesse garanzie di indipendenza del giudice. Perché se voi lasciate il Pubblico Ministero sotto la dipendenza del Governo, voi venite a mettere la giustizia penale sotto la dipendenza della politica.

Se il Pubblico Ministero deve attendere un cenno del Ministro per sapere se deve o non deve iniziare un processo penale contro un uomo politico, se deve o non deve insistere nell'accusa, in quel momento la giustizia penale è finita, e la libertà del cittadino è perduta.

Il Pubblico Ministero, nell'ordinamento che noi abbiamo tracciato, non è l'avvocato dell'accusa: è un magistrato, il quale ha l'obbligo di cercare la verità, anche se la verità giova all'imputato. Egli appartiene all'ordine giudiziario; egli respira la stessa aria di imparzialità che respira il giudice. Questa è l'unità della magistratura che noi abbiamo voluto difendere: l'unità che deriva da una comune cultura, da un comune concorso, da una comune coscienza di magistrato che non deve servire nessun altro padrone se non la legge.»


Atti dell'Assemblea Costituente, Discussioni, vol. IX, seduta di giovedì 27 novembre 1947, pp. 2480 e seguenti.

 

Il coordinamento del Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati in un’ottica di unità delle forze sostiene e invita a sottoscrivere l’appello del Comitato dei precari uniti della scuola in opposizione alla destrutturazione degli Istituti Tecnici:

 https://www.change.org/p/no-alla-riforma-degli-istituti-tecnici

 

 

 

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