Disarmo nucleare e società civile: l’impegno delle reti italiane nel percorso internazionale verso il TPNW

 Disarmo nucleare e società civile: l’impegno delle reti italiane nel percorso internazionale verso il TPNW 

di Laura Tussi

Nel contesto di nuove tensioni geopolitiche e del ritorno del riarmo nucleare nel dibattito internazionale, diverse reti della società civile italiana continuano a partecipare alle iniziative diplomatiche e ai forum delle Nazioni Unite dedicati al disarmo atomico. Il loro impegno si colloca nel quadro del Trattato di proibizione delle armi nucleari e delle campagne globali che puntano alla loro eliminazione.

Le reti italiane nel percorso umanitario dell’ONU

Reti di piccole organizzazioni della società civile italiane sono riconosciute tra i membri ufficiali della Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari (ICAN). Queste realtà partecipano da anni alle conferenze delle Nazioni Unite legate al cosiddetto “percorso umanitario” che ha portato all’adozione del Trattato di proibizione delle armi nucleari (TPNW) nel 2017.

Si tratta di un progetto politico di ispirazione antimilitarista e nonviolenta promosso dalla Lega per il disarmo unilaterale, fondata dallo scrittore Carlo Cassola. L’iniziativa riunisce organizzazioni e attivisti impegnati nel campo della pace e del disarmo, con l’obiettivo prioritario della denuclearizzazione sia a livello nazionale sia internazionale.

Il percorso trae ispirazione anche dall’appello lanciato dal diplomatico Stéphane Hessel e dallo scienziato Albert Jacquard, diffuso in Italia da Mario Agostinelli, Luigi Mosca e altri esponenti del movimento pacifista. In questo contesto si colloca l’impegno a radicare nel paese la campagna ICAN, mantenendo al tempo stesso una dimensione internazionale e promuovendo il passaggio dalla proibizione giuridica della deterrenza nucleare alla sua eliminazione materiale.

La minaccia nucleare e la convergenza dei movimenti

La partecipazione delle associazioni italiane al percorso umanitario per il disarmo nucleare dura da oltre un decennio. Alla base dell’impegno vi è la consapevolezza, già espressa da Cassola, che la minaccia nucleare rappresenti una delle sfide più gravi per l’umanità. Nel contesto di un sistema internazionale fondato su Stati sovrani armati e in competizione, la tecnologia militare che sostiene gli arsenali nucleari continua a costituire un rischio esistenziale.

Secondo numerosi movimenti pacifisti, il riarmo nucleare presenta una pericolosità unica: a differenza di altre emergenze globali – dal cambiamento climatico alla perdita di biodiversità, dalle pandemie alle crescenti disuguaglianze – un conflitto atomico potrebbe provocare in tempi brevissimi la distruzione della civiltà umana e di gran parte della vita sul pianeta.

In questa prospettiva, il movimento per il disarmo promuove una convergenza tra pacifismo nonviolento, ecologismo, femminismo e movimenti per i diritti sociali, interpretando le armi nucleari anche come potenziali “armi di distruzione climatica”. L’obiettivo è rafforzare un quadro giuridico internazionale che riconosca l’umanità come soggetto di diritti prevalenti rispetto alla sovranità degli Stati.

Strategie per il disarmo e prospettive di governance globale

Al centro di questa visione si colloca il concetto di “terrestrità”, secondo cui l’umanità costituisce una comunità unica inserita in un sistema vivente interconnesso: la Terra. L’idea richiama concezioni diffuse anche nelle culture dei popoli originari e mira a sviluppare una coscienza biocentrica ed ecocentrica.

La priorità indicata da queste reti resta la denuclearizzazione, sia militare sia civile. Parallelamente viene sottolineata la necessità di prevenire le escalation dei conflitti regionali, considerate potenziali detonatori di crisi globali. Tra gli strumenti di mobilitazione privilegiati figurano l’obiezione di coscienza, la disobbedienza civile e le forme di azione nonviolenta.

Molte organizzazioni italiane fanno riferimento al principio promosso dalla War Resisters’ International, secondo cui «la guerra è un crimine contro l’umanità» e l’impegno individuale consiste nel non sostenere alcuna forma di guerra e nel lavorare per eliminarne le cause.

Le associazioni coinvolte hanno partecipato al processo diplomatico che ha portato all’adozione del TPNW nel 2017 e continuano a seguire i meeting degli Stati parti, tra cui il terzo incontro svoltosi a New York nel marzo 2025. Nel 2018 è stato promosso il Coordinamento italiano per ICAN con l’obiettivo di sostenere la ratifica del trattato da parte dell’Italia. Diverse organizzazioni sono inoltre affiliate, tramite la Lega Obiettori di Coscienza (LOC), alla War Resisters’ International.

Nel corso del terzo meeting degli Stati parti del TPNW, a New York nel 2025, alcune reti pacifiste hanno individuato cinque linee strategiche per il disarmo: la collaborazione tra la campagna ICAN e l’iniziativa No First Use, il rilancio di un nuovo processo diplomatico europeo sul modello di “Helsinki 2”, l’opposizione al dispiegamento di nuovi euromissili, la promozione di zone libere da armi nucleari – tra cui l’area del Medio Oriente e il porto di Trieste – e il sostegno a un progetto di Costituzione della Terra per una governance globale fondata sull’unità dell’umanità. 


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