Media di guerra e media di pace sulla guerra in Ucraina. Da Andrea Cozzo una presa di posizione civile prima che accademica 

di Laura Tussi

Il libro Media di guerra e media di pace sulla guerra in Ucraina, dono del caro amico Andrea Cozzo, docente all’Università di Palermo, si legge quasi come una presa di posizione civile prima ancora che accademica. Non è una semplice analisi dei media, ma un tentativo esplicito di smontare il modo in cui l’informazione contribuisce a sostenere una logica di conflitto armato.

Cozzo parte da un’osservazione che può risultare scomoda: gran parte del racconto mediatico della guerra in Ucraina non si limita a informare, ma orienta lo sguardo del pubblico entro schemi già pronti, in cui le complessità vengono ridotte e le ambiguità scompaiono. Il risultato è una narrazione fortemente polarizzata, in cui il lettore o lo spettatore viene spinto a schierarsi più che a comprendere. L’autore non nega le responsabilità politiche, morali o etiche della guerra, ma insiste sul fatto che il modo in cui queste vengono raccontate conta quanto gli stessi eventi, drammatici e spesso inverosimili.

Ciò che rende il libro particolarmente interessante è il tentativo di introdurre una distinzione netta tra “media di guerra” e “media di pace”. I primi, secondo Cozzo, adottano un linguaggio semplificato, emotivo e spesso bellico, contribuendo a irrigidire le posizioni e a rendere la guerra una cornice inevitabile. I secondi, invece, provano a mantenere uno spazio critico, dando voce a più prospettive e interrogandosi sulle cause profonde del conflitto armato. Non si tratta di una distinzione neutrale: essa costituisce anche una proposta etica su come dovrebbe funzionare il giornalismo in generale.

Il punto di forza del libro sta proprio in questa tensione tra analisi e proposta. L’autore non si limita a criticare, ma suggerisce un’alternativa concreta, quasi un modello di “giornalismo responsabile”: un giornalismo soprattutto etico.

Tuttavia, emergono anche alcuni limiti. A tratti l’argomentazione appare più normativa che dimostrativa: il rischio è che la categoria di “media di pace” venga percepita come ideale, ma difficile da applicare nel contesto reale, in cui i media sono inseriti in dinamiche politiche, economiche e culturali complesse.

Andrea Cozzo scrive con un orientamento chiaro, che rende il testo incisivo. Per alcuni lettori sarà un pregio, poiché offre una chiave interpretativa forte; per altri, un limite, perché lascia meno spazio al dubbio e alla riflessione sulla narrazione di pace.

Nel complesso, Media di guerra e media di pace sulla guerra in Ucraina è un libro che non lascia indifferenti. Più che fornire risposte definitive sul conflitto, invita a interrogarsi su come le notizie che consumiamo contribuiscano a costruire la realtà percepita. Il suo valore principale non risiede tanto nelle conclusioni, quanto nella capacità di mettere in discussione un’abitudine: considerare l’informazione come qualcosa di trasparente, quando essa è sempre anche una forma di interpretazione – e talvolta di distorsione – degli eventi di guerra.

Media di guerra e media di pace sulla guerra in Ucraina. Promemoria e istruzioni per il futuro, Libro di Andrea Cozzo
Edizioni Mimesis – Collana Eteropie


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