La vittoria del No: per chi suona la campana?
L’intero Governo l'aveva buttata in caciara presentandosi come vittima di una congiura vera e propria che aveva unito giudici, centro sinistra contro la revisione della Carta Costituzionale, eppure nonostante sondaggi rassicuranti, Meloni e pariti di centro destra sono stati bocciati nel segreto dell'urna. Sbaglieremmo tuttavia a pensare che il No abbia già sfrattato il centro destra, la vittoria non è schiacciante e le manifestazioni per le piazze dovrebbero invece riflettere sui conensi ancora alti verso Fratelli d'Italia.
Nei prossimi giorni capiremo meglio la composizione del voto, intanto prendiamo atto dell'aumento dei votanti tra i quali anche chi alle urne da anni non andava.il No esprime un livello di consapevolezza: tra gli intenti della destra c'è anche la revisione della Carta e questa opzione non piace alla maggioranza del paese. La vittoria di un popolo che, per quanto critico verso la Magistratura e la gestione della giustizia, specialmente quella del lavoro, ha capito che i detrattori della Magistratura non rappresentano certo una alternativa credibile, è apparso subito evidente come dietro al voto si nascondano ben altri progetti.
Ridimensionamento del diritto di sciopero, soluzioni securitarie e repressive, la contrazione del potere di vigilanza della Corte dei Conti, l’autonomia differenziata, la voglia incontrollabile del premierato, tutte soluzioni che agli italiani, o almeno alla maggioranza degli stessi, non piacciono.
Hanno attribuito alla vittoria eventuale del Si un valore taumaturgico stravolgendo le finalità stesse del quesito referendario occultando la deliberata volontà di rafforzare i poteri dell'esecutivo a discapito del giudiziario e legislativo
A nostro avviso hanno pesato sul voto le complicità del Governo italiano con la guerra, i silenzi attorno al genocidio del popolo palestinese, agli occhi di tanti è apparso fin troppo chiaro che il ricorso strutturale alla guerra danneggia la nostra economia e peggiora le condizioni stesse di vita. Resta innegabile che a trainare il No siano arrivati i giovani, gli stessi che scendevano in piazza per la Palestina.
Quello che ancora manca è il protagonismo delle classi subalterne, la loro capacità di dettare all'agenda politica delle priorità diverse da quelle imposte dai governanti, degli obiettivi da perseguire, dopo decenni di fumo securitario, di populismo spinto attendersi una cambio di rotta immediato sarebbe un azzardo. Anche per queste ragioni la corsa ad intitolarsi la vittoria del No ci sembra il solito esercizio demenziale del gruppetarismo anche se espresso da partiti tradizionali.
Intanto qualcosa si è rotto nei perversi meccanismi del consenso politico verso i politici del centro destra, in qualche misura il No, la sua vittoria, rappresentano un primo segnale di sfiducia alla Meloni. Da qui a ipotizzare la crisi delle destra corre grande differenza, è una mera follia pensare di impossessarsi di questo risultato elettorale da cui tuttavia arriva qualche segnale importante da saper leggere e cogliere.
Commenti
Posta un commento