Dalla Lega per il disarmo di Carlo Cassola al Premio Nobel per la Pace a ICAN per il Trattato ONU TPNW

 

Dalla Lega per il disarmo di Carlo Cassola al Premio Nobel per la Pace a ICAN per il Trattato ONU TPNW 

 di Laura Tussi


In un tempo storico in cui il mondo sembra avvicinarsi pericolosamente a un baratro di autodistruzione — tra escalation militari, ritorno della minaccia nucleare e crisi climatica globale — il pensiero e l’impegno civile di Carlo Cassola tornano di straordinaria attualità.

Lo scrittore e intellettuale toscano, con la fondazione della Lega per il Disarmo nel 1977, seppe anticipare la necessità di una trasformazione radicale della politica internazionale: una “rivoluzione disarmista ed ecologica” capace di coniugare la lotta contro la guerra con la difesa della Terra. Oggi quell’intuizione trova nuova forza nelle campagne globali per il disarmo nucleare, come quella promossa da ICAN, la coalizione internazionale insignita del Premio Nobel per la Pace nel 2017 per il suo ruolo nella promozione del Trattato ONU di proibizione delle armi nucleari (TPNW).

Negli anni a venire noi movimenti pacifisti speriamo di poter intraprendere con decisione e speditezza il cammino verso quella “rivoluzione disarmista ed ecologica” che Carlo Cassola aveva profetizzato con la Lega per il Disarmo, poi divenuta Lega per il Disarmo Unilaterale.
Potrebbe rappresentare anche la prima tappa di quella “rivoluzione nonviolenta” auspicata dall’“indignazione” di Stéphane Hessel e propugnata da Alberto L’Abate, grande sperimentatore delle ambasciate e dei corpi civili di pace e nostro importante sostenitore, scomparso nel 2017.

Un impegno fondamentale consiste nel lavorare per una convergenza tra i movimenti pacifisti, quelli ecologisti e per la giustizia climatica e quelli impegnati contro le disuguaglianze sociali. Per questo partecipiamo alla Coalizione per il Clima e organizziamo interventi e “spedizioni” alle Conferenze delle Parti che concretizzano il percorso avviato con l’Accordo di Parigi contro il riscaldamento globale.

Gli ordigni nucleari devono essere considerati anche armi di distruzione climatica, cioè strumenti capaci di alterare in modo catastrofico l’ambiente naturale e l’equilibrio della biosfera.

Riteniamo necessario chiarire e rafforzare il quadro giuridico internazionale affinché l’Umanità, in quanto tale, sia riconosciuta come soggetto di diritti preminenti rispetto all’autodifesa degli Stati, ponendo così limiti alla sovranità assoluta statale.
Questo principio può fondarsi sul diritto alla sopravvivenza della specie umana e sul patto globale per salvare il Pianeta, interpretando in modo convergente documenti come la Carta della Terra, fatta propria dall’UNESCO, e il progetto di Dichiarazione dei diritti universali dell’Umanità.

Un’iniziativa avviata nel 2018 è stata la promozione, insieme ad altre realtà — in particolare WILPF Italia e No Guerra No NATO — di un Coordinamento italiano per ICAN, con l’obiettivo di costruire uno schieramento politico e sociale a sostegno della ratifica in Italia e in Europa del Trattato di proibizione delle armi nucleari.

Questo impegno si sviluppa con un approccio esplicito rispetto al ruolo di boicottaggio svolto dalla NATO e si collega alle lotte di resistenza contro basi militari, infrastrutture e servitù militari, unificate nell’obiettivo della denuclearizzazione unilaterale dell’Italia e dell’opposizione alle guerre neocoloniali spesso presentate come “missioni di pace” o “umanitarie”.

La transizione dalla proibizione giuridica alla totale eliminazione fisica delle armi nucleari, nello spirito di una nonviolenza “poietica”, comporta anche l’impegno a integrare la campagna ICAN con quella per il No First Use (NFU).

Siamo antimilitaristi e nonviolenti e, tramite un’altra organizzazione promotrice e partner — la Lega Obiettori di Coscienza (LOC) — siamo affiliati alla War Resisters’ International (WRI), il cui principio fondativo afferma: La guerra è un crimine contro l’umanità. Siamo quindi determinati a non sostenere alcun tipo di guerra e a lottare per la rimozione di tutte le cause di guerra.”

Un’altra nostra caratteristica è l’inquadramento olistico della minaccia nucleare, intrecciata con altre grandi minacce globali: la crisi ecologico-climatica e la crescente disuguaglianza sociale, che comprende anche le oppressioni etnico-nazionali, razziali e di genere.

Questo approccio si esprime nel concetto di “terrestrità”, secondo cui l’umanità è una sola e appartiene alla Terra, intesa come sistema vivente unico e integrato.
La terrestrità sfida la frammentazione basata su confini nazionali, etnici o identitari e propone invece una profonda interconnessione e interdipendenza tra tutte le specie viventi.

Riconoscere questa unità della Vita, della quale siamo responsabili come “custodi dell’evoluzione”, rappresenta il primo passo per superare le divisioni che alimentano le minacce globali. Se l’umanità è un unico organismo, il danno inflitto a una sua parte si ripercuote inevitabilmente sull’intero.

La nonviolenza efficace nasce dal riconoscimento di questa verità e dalla costruzione di un diritto internazionale fondato sulla cooperazione e sulla sicurezza comune, capace di superare le sovranità assolute degli Stati e l’imperio della forza armata.
Nell’esortazione che Stéphane Hessel ci consegna con Indignatevi!, la nonviolenza — la forza dell’unione popolare nella ricerca di verità e giustizia — è “il cammino che dobbiamo imparare a percorrere”.

Al Terzo Meeting degli Stati Parte del Trattato di proibizione delle armi nucleari, svoltosi a New York dal 3 al 7 marzo 2025, la nostra delegazione — affiancata da Costituente Terra come partner principale e coordinata con la Peace Pagoda di Comiso, con Our House bielorussa e con l’International Peace Bureau (IPB) — ha individuato cinque percorsi che, partendo dalla congiuntura concreta e dai rapporti di forza esistenti, potrebbero consentire il passaggio dalla proibizione giuridica degli arsenali al disarmo nucleare effettivo.

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