Disarmare il mondo per abitare la Terra: verso una pace possibile. Denuclearizzazione: il primo passo necessario
Disarmare il mondo per abitare la Terra: verso una pace possibile. Denuclearizzazione: il primo passo necessario
La loro esistenza continua a essere giustificata attraverso il principio della deterrenza, una logica che si fonda sulla paura reciproca e sulla minaccia permanente. Ma proprio questa logica rende il mondo più instabile, non più sicuro.
La prospettiva della denuclearizzazione implica invece una scelta di civiltà: riconoscere che la sicurezza non può basarsi sulla capacità di distruggere l’altro. Significa aprire un percorso che, pur complesso e graduale, orienta l’umanità verso un disarmo reale e verificabile.
Disarmo unilaterale e nonviolenza poietica
In questo scenario, il disarmo unilaterale appare spesso come una proposta radicale, se non addirittura impraticabile. Eppure, è proprio in questa radicalità che risiede la sua forza trasformativa.
Il disarmo unilaterale rompe la simmetria della paura. Introduce un elemento nuovo: la fiducia attiva, la responsabilità etica, la scelta consapevole di sottrarsi alla spirale della violenza. Non è resa, ma iniziativa politica e morale.
Qui si inserisce il concetto di nonviolenza poietica: una nonviolenza che non si limita a rifiutare la guerra, ma che costruisce alternative. “Poietica” perché creativa, generativa, capace di immaginare e realizzare nuove forme di convivenza.
Non si tratta solo di eliminare le armi, ma di trasformare le relazioni. Di passare da un paradigma fondato sul dominio a uno basato sulla cooperazione. Di costruire istituzioni, pratiche sociali e culturali che rendano la pace non un’eccezione, ma la norma.
Verso una Terrestrità consapevole e responsabile
La riflessione sul disarmo si intreccia oggi con una consapevolezza più ampia: quella di appartenere a una comunità planetaria. La “Terrestrità” non è una semplice categoria geografica, ma una visione etica e politica.
Essere terrestri significa riconoscere la comune vulnerabilità e interdipendenza di tutti gli esseri viventi. Significa comprendere che la distruzione dell’altro coincide, in ultima analisi, con la distruzione di sé.
In questo senso, la pace non è solo assenza di guerra, ma condizione per la sopravvivenza stessa del pianeta. La crisi ecologica, le disuguaglianze globali, le migrazioni forzate sono tutte espressioni di un sistema che produce violenza in molteplici forme.
Una “Terrestrità” consapevole e responsabile implica allora un cambiamento di paradigma: dalla competizione alla cura, dall’accumulazione alla condivisione, dalla chiusura alla solidarietà.
Un cammino che deve procedere
La strada verso una società della pace non è semplice né immediata. Ma esiste. Passa attraverso scelte coraggiose, come la denuclearizzazione e il disarmo unilaterale, e attraverso pratiche quotidiane di nonviolenza creativa.
Non è un percorso riservato ai governi o alle istituzioni internazionali. È una responsabilità collettiva, che coinvolge ogni persona, ogni comunità, ogni cultura. Papa Prevost lo ha chiarito fin dal momento dell’elezione: la pace non può che essere disarmata e disarmante. Ma a quanto sembra i governi non lo ascoltano.
Disarmare il mondo, oggi, significa prima di tutto disarmare lo sguardo: imparare a vedere nell’altro non un nemico, ma un compagno di viaggio su questa Terra condivisa.
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