Le comunità cristiane iraniane si sono schierate contro l’aggressione israelo-statunitense dell’Iran
Al di là delle assillanti e “distrazioniste” campagne
mediatiche, funzionali all’obiettivo della distruzione e annichilimento dello
stato iraniano, in questo secondo lavoro, dopo il precedente articolo sulla
posizione degli ebrei iraniani, qui documento la posizione e situazione delle
varie comunità cristiane, che sono garantite e protette nella Costituzione del
paese. Tutti i rappresentanti delle varie comunità cristiane, si sono espressi
in modo chiaro e netto contro l’aggressione e per soluzioni diplomatiche di
tutte le problematiche.
Le comunità cristiane iraniane si sono schierate contro l’aggressione israelo-statunitense dell’Iran
Le chiese cristiane dell’Iran hanno condannato le affermazioni,
funzionali alla logica dell’interventismo bellico, da parte dei funzionari
statunitensi sulla situazione delle minoranze religiose nella Repubblica islamica, invitando Washington a essere più preoccupata per
il proprio sventurato record di diritti umani negati in patria e all’estero,
invece di spargere “lacrime di coccodrillo”
per altri.
In una
dichiarazione rilasciata subito dopo l’inizio dell’aggressione e dei
bombardamenti sul paese, le chiese cristiane denunciano: “…respingiamo le accuse
statunitensi di violazioni dei diritti contro le minoranze religiose in Iran,
riaffermiamo che tutte le religioni divine nel paese hanno i loro
rappresentanti al parlamento iraniano (Majlis), che godono di uguali diritti
con i colleghi legislatori. All'interno dell'establishment islamico, le chiese
si sentono libere di tenere cerimonie religiose e festival culturali, sociali e
sportivi preservando la propria identità religiosa e culturale e proprio lo
scorso anno è stato ancora incrementato un bilancio speciale alle comunità
religiose iraniane. Questi sono solo alcuni esempi dell’impegno
dell’establishment sacro della Repubblica islamica dell’Iran per la questione
delle religioni divine e dei loro seguaci e per proteggere i loro valori morali
e sociali…I ‘commenti interventisti’ degli uomini di stato americani attraverso
piattaforme ufficiali e cyberspazio, in particolare Twitter, sulle violazioni
dei diritti delle minoranze religiose nella Repubblica islamica dell’Iran non
sono altro che spargere lacrime di coccodrillo…
Le chiese
cristiane hanno inoltre invitato: “…i funzionari statunitensi a concentrarsi
sulle proprie questioni interne e a impegnarsi in relazioni efficaci e
costruttive con tutti i governi invece di interferire nei nostri affari
interni. Condanniamo inoltre il sostegno di Washington ai regimi guerrafondai
di Israele e Arabia Saudita e invitiamo gli Stati Uniti a smettere di sostenere
le sanguinose guerre in Siria e Yemen. Ribadiamo che le minoranze religiose
iraniane non hanno bisogno di alcun ‘tutore’ nella loro patria e sono in grado
di difendere i loro diritti attraverso i loro rappresentanti al parlamento e le
relative istituzioni governative””,
si legge nel comunicato.
Secondo la Costituzione iraniana la religione ufficiale
dell’Iran è l’Islam sciita, ma la Repubblica
islamica riconosce e protegge le minoranze religiose dall’ebraismo, ai cristiani con le varie denominazioni, ai zoroastriani, che hanno rappresentanti anche nel parlamento, gli armeni, assiri, i sunniti, oltre a comunità più piccole ma riconosciute, come il mandaeismo, il yarsanismo, il buddismo,
l’induismo.
Con diritti civili chiaramente definiti,
ad esse sono garantite libertà economiche, culturali e religiose e partecipano
pienamente alla vita politica del Paese. Dei 290 seggi in Parlamento, cinque
sono riservati alle minoranze religiose. I rappresentanti di armeni,
ebrei, zoroastriani, assiri e caldei parlano direttamente a nome delle
loro comunità. Circa 450 chiese in
tutto il Paese svolgono le loro attività religiose e comunitarie senza
restrizioni. 40 chiese cristiane sono
state restaurate con il sostegno dell'Organizzazione
per il Patrimonio Culturale e il Turismo iraniano, mentre 57
associazioni dedicate alle minoranze religiose ricevono finanziamenti
governativi per sostenere programmi sociali, culturali e assistenziali.
La condizione fondamentale posta è l’essere prima
cittadini iraniani con diritti e doveri, e poi ciascuno segue le proprie
credenze. Come era nella Repubblica Araba
siriana, prima che arrivassero gli jihadisti
protetti dagli USA, a portare la
democrazia.
La Costituzione
stabilisce che “l’intromissione sulle singole credenze è
proibita”, e che “nessuno può essere perseguito
o arrestato semplicemente per avere una certa credenza”, se rispettoso
delle leggi.
L'Iran ospita circa 550 chiese cristiane, con quasi 450 ufficialmente riconosciute e oltre 100
registrate come siti del patrimonio nazionale.
Tra le
chiese più importanti e storiche del paese si annoverano il Monastero di San Taddeo a Kare Kilisa,
considerato la prima cattedrale armena costruita nel mondo; la Chiesa di Santo Stefano, costruita nel
IX secolo, la seconda chiesa più importante dell'Iran; la Chiesa di Santa
Maria, situata a nord-ovest di Kare
Kilisa; la Cattedrale di Vank,
costruita a Isfahan sotto lo Shah Abbas II; la Cappella di Chupan, talvolta chiamata Cappella del Pastore, una chiesa del XVI secolo nella provincia dell'Azerbaigian Orientale; la Cattedrale di San Sarkis, la chiesa più
grande di Teheran, costruita nel 1970
e la Chiesa di Santa Maria a Tabriz,
un sito storico risalente a 500 anni fa.
Se si guarda
alla popolazione rispetto agli spazi di culto, le minoranze religiose godono in
realtà di più del doppio dell’accesso
pro capite rispetto alla maggioranza sciita. C'è circa una chiesa ogni 500 cristiani, mentre tra gli
sciiti, c'è una moschea per più di 1000 persone
Il rispetto per le minoranze religiose è
stato anche simboleggiato dalle numerose visite del leader della Rivoluzione islamica alle famiglie delle
comunità minoritarie. Il riconoscimento di questi gruppi da parte dell'Iran si riflette anche a livello
internazionale. Ad esempio, l'Unione
Internazionale degli Assiri ha trasferito la propria sede da
Chicago a Teheran nel 2008, a testimonianza della fiducia che la
comunità assira ripone nell'Iran.
Le minoranze
religiose hanno dato un contributo significativo anche al calcio iraniano nel
corso degli anni.
Giocatori
cristiani divenuti leggendari nel paese, includono Vazgen
Safarian, Karo
Haghverdian, Markar Aghajanyan, Serjik Teymourian, Fred Malekian, Edmond Bezik e Andranik
Teymourian.
E’
anche significativo che, alla fine di dicembre 2024 i nomi più popolari per le ragazze appena nate in
Iran riflettevano sia la devozione
religiosa che la tradizione culturale: il nome Fatima ha guidato la lista con 4.448.000 portatrici, seguita da Zahra con 2.969.000, e in particolare, Mariam, con 1.811.000 portatori, al
terzo posto, indice di un perenne rispetto per le figure religiose oltre la
maggioranza musulmana.
Chiesa Armena
L'arcivescovo Sebouh Sarkissian, arcivescovo
armeno di Teheran, nei diversi
Concili internazionali a cui ha partecipato negli anni, ha sempre tenuto a
ribadire: "Dovete togliervi quella
lente appannata dagli occhi, perché ciò che vi viene raccontato non è la realtà.
Bisogna vivere in Iran per conoscere il popolo iraniano, il governo iraniano e la
specifica disponibilità che dimostrano verso i seguaci delle religioni divine…”,
ha dichirato.
Il sacerdote Grigoris Nersesiani, della Diocesi Armena di Teheran, così testimonia: “ I cristiani rappresentano la più grande
minoranza religiosa dell'Iran, contando più di 130.000 persone. Avendo una
lunga e profonda presenza nel paese, i cristiani hanno contribuito in modo
significativo alla vita economica, culturale e artistica dell'Iran, mantenendo
le proprie chiese, scuole e istituzioni culturali. La loro presenza arricchisce
il variegato mosaico religioso e culturale dell'Iran. Artisti cristiani come Mahaya Petrosian, Lorik
Minasyan e Levon Haftvan sono tutti nomi familiari e rispettati in tutto il
paese…Dalla mia
esperienza di vita in Iran, posso dire che è un'esperienza molto serena e
positiva, perché tra tutti i segmenti del popolo iraniano, possiamo davvero
sperimentare affetto, amicizia, sincerità e solidarietà…Secondo la Costituzione, per noi armeni
l'apprendimento della nostra lingua madre fa parte del percorso scolastico ed è
obbligatorio. Anche l'educazione religiosa viene insegnata in armeno nelle
nostre scuole. Per quanto riguarda lo svolgimento di cerimonie religiose,
godiamo di piena libertà e, in generale, il Ministero dell'Interno e la polizia
garantiscono la massima sicurezza e predispongono tutto il necessario per le
nostre celebrazioni. Il Ministero della Cultura e dell'Orientamento Islamico
sostiene attivamente le attività culturali, artistiche, mediatiche e religiose
di tutti i cittadini. Negli ultimi cinque anni, ciò ha portato all'approvazione
di 376 raduni per cerimonie e festività religiose, al rilascio di 157 licenze
editoriali per libri di case editrici affiliate alle minoranze, a 107 eventi
culturali, sociali e religiosi a livello nazionale e provinciale e a
sovvenzioni dirette per i media al servizio delle comunità etniche e religiose.
Le minoranze religiose in Iran possono celebrare liberamente le proprie
cerimonie, festività e tradizioni, comprese le festività ufficiali. I cristiani
iraniani celebrano la Pasqua, il Natale e il Capodanno gregoriano. Alcune
chiese celebrano funzioni eucaristiche il venerdì per venire incontro alle
esigenze dei fedeli che lavorano, dato che il venerdì è il giorno festivo
settimanale ufficiale in Iran. Il governo ha inoltre adottato misure a sostegno
delle celebrazioni religiose, come la donazione di 5000 alberi di Natale alle
comunità cristiane per contribuire a rendere più solenni le festività. La
storia ne è una testimonianza: quando gli armeni subirono il genocidio
nell'Impero Ottomano e gli ebrei furono perseguitati nella Germania nazista, le
comunità armene ed ebraiche iraniane continuarono a vivere in pace, salde nella
loro fede e nella loro identità iraniana…In materia legale, ad esempio l’eredità,
la distribuzione avviene secondo le nostre leggi religiose. E in questioni come il divorzio e
il matrimonio, anche i casi delle persone sono gestiti secondo le nostre regole.
C'erano anche alcuni vecchi
regolamenti in Iran e lo stesso leader Ayatollah Khamenei ha emesso sentenze su
di loro, ribaltando quelle precedenti disposizioni a favore delle comunità
cristiane, ebraiche ed assire...”.
Proprio di fronte alla cattedrale di Sarkis, che è anche la sede della
diocesi armena di Teheran, è stata
costruita una stazione della metropolitana chiamata St Mary, e se si va in quella stazione, si può vedere che la sua
architettura è una miscela di elementi islamici e cristiani. I designer sono
andati a visitare la chiesa, hanno preso visione della sua architettura e poi
hanno progettato la metropolitana in linea con quello stesso stile
architettonico cristiano.
In tutta la stazione, si vedono le immagini della Vergine
Maria e le immagini di Gesù. I simboli cristiani che
appaiono nel Vangelo sono lì visibili
in modo inconfondibile.
Chiesa cattolica
Cattedrale della Consolata, Teheran
La Chiesa cattolica in Iran
fa parte della Chiesa
cattolica mondiale, sotto la guida spirituale del Papa di Roma. Il cattolicesimo
si diffuse nel paese attraverso i missionari e la migrazione o il
reinsediamento delle comunità cattoliche orientali fin dal Medioevo. Il
XVII secolo vide sforzi missionari più forti da parte della Chiesa latina,
ma la maggior parte di essa cessò entro la fine del XVIII secolo e solo dalla
metà del XIX secolo in poi la Chiesa
latina stabilì una nuova presenza. Oggi, ci sono circa 22.000 cattolici in Iran, la maggior parte dei quali sono cattolici caldei, ma con anche comunità latino-cattoliche
presenti.
Chiesa Ortodossa Patriarcato Mosca
L’ 11 marzo 2026 il Patriarca Kirill ha espresso le sue condoglianze per
l'assassinio dell'Ayatollah
Seyyed Alì Khamenei, definendolo
"un uomo dalle profonde convinzioni religiose” e si è poi complimentato con il
figlio di Khamenei
per la sua elezione a guida spirituale
del suo popolo.
In una lettera indirizzata a Masoud Pezeshkian, il Patriarca ha
descritto il defunto come "un uomo
di profonde convinzioni religiose" e un leader spirituale e nazionale
di grande forza d'animo e carattere. Il Patriarca ha espresso la sua
solidarietà e il suo sostegno alla famiglia e ai cari di Khamenei, pregando affinché Dio
Misericordioso conceda a loro e al popolo iraniano la forza e il coraggio
per sopportare il dolore.
Il Primate russo, si è schierato
apertamente al fianco della Repubblica
islamica iraniana, in seguito all’aggressione e all’assassinio dell’alto
esponente, sollecitando a schierarsi dalla parte di essa e ribadendo
i buoni rapporti tra Russia e Iran:
"La Chiesa ortodossa
russa mantiene un dialogo proficuo con la comunità islamica iraniana, basato
sul rispetto reciproco e sull'impegno condiviso a preservare i valori morali
tradizionali. Attendo con ansia il suo ulteriore e continuo sviluppo".
Il patriarca Kirill ha poi confermato all'Ayatollah Mojtaba Khamenei, la
posizione di Mosca secondo cui i
popoli di Russia e Iran intrattengono
buoni rapporti di vicinato, mentre all'inizio della sua lettera lo chiama
"fratello". Parlando anche di un'elezione
storica in un momento difficile per l'Iran,
sia a livello personale che nazionale: "…Mi congratulo sinceramente con Lei per la Sua
elezione alla guida suprema del Paese da parte dell'Assemblea degli Esperti
dell'Iran! Questo momento storico è stato segnato da una dura prova personale,
legata alla morte del Suo stimato padre e dei Suoi cari. Lei si assume la
responsabilità dello Stato e dei suoi cittadini in un momento drammatico, in
cui l'Iran si trova ad affrontare numerose sfide esistenziali",
ha affermato nella lettera.
Cattedrale di San Nicola a Teheran
La comunità ortodossa del Patriarcato di Mosca in Iran
è formata solo più di un centinaio di fedeli, pur essendoci stretti rapporti
tra la Federazione Russa e Teheran, e tra il Patriarca Kirill e gli Ayatollah
del paese.
La cattedrale di San
Nicola nella capitale è stata costruita negli anni ’40 con le
donazioni degli emigrati russi. È stata progettata dall'architetto emigrato e
ufficiale dell'esercito iraniano Nikolai
Makarov. Dopo essere stata chiusa dal 1979, alla fine degli anni novanta fu riaperta con l’arrivo del nuovo capo sacerdote l’archimandrita Alexander Zarkeshev.
Faina Lvovna
Noniyaz
è la responsabile delle attività relative alla chiesa, intervistata ha
raccontato la sua storia: “…Mio marito è
iraniano. Ha vissuto a lungo in Russia come profugo politico, poi siamo tornati
a Teheran nel 1994. All'inizio ho trovato difficile adattarmi. Ero
profondamente nostalgica. Era difficile abituarsi al clima locale e allo stile
di vita locale. Incontro i russi solo in chiesa, soprattutto durante le feste
principali come il Natale, per esempio. La liturgia di Natale è molto bella e
il coro è davvero bravo".
A cura di Enrico Vigna,
IniziativaMondoMultipolare/CIVG – 19 marzo 2026
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