La situazione economica degli Stati Uniti nel 2025 Dinamica economica, inflazione e tassi di interesse

 

La situazione economica degli Stati Uniti nel 2025

Un quadro con poche luci e molte ombre condizionato dai dazi di Trump

Dinamica economica, inflazione e tassi di interesse


L’economia statunitense nel corso del 2025, anche a causa degli stress innescati dalle politiche sui dazi di Trump, ha registrato secondo le stime del Fmi[1] una crescita del 2,1%, inferiore al 2,8% del 2024, confermandosi peraltro di livello strutturalmente superiore rispetto all’Eurozona che chiude l’anno con +1,4%, il valore più elevato dal rimbalzo post-covid.

Gli investimenti in tecnologia e nell’Intelligenza Artificiale hanno ricoperto un ruolo centrale per l’economia Usa nel corso del 2025, compensando parzialmente l’effetto negativo della riduzione dell’immigrazione, dei consumi contenuti e dell’introduzione dei dazi. Proprio in relazione a questi ultimi, un recente rapporto della Fed indica che i beni importati, soggetti nell’anno in questione ad una tariffa media del 13%, hanno subito un aumento dei prezzi finali dell’11%[2]. Registrando in pratica un tasso di trasferimento annuo dei dazi sui prezzi al consumo del 96% secondo il Kiel Institute, determinando un livello di inflazione medio annuo del 2,4% (grafico 1).

Grafico 1: tasso di inflazione medio annuo Usa anni 2022-2025 con previsioni per il 2026[3].

L’inflazione media mensile è lievemente scesa nel corso dell’anno dal 3,0% di gennaio al 2,7% di dicembre, consentendo solo tre tagli al tasso ufficiale dello 0,25% da parte della Fed fra settembre e dicembre, che hanno portato il tasso stesso al 3,75% attuale (grafico 2).

Il livello di inflazione ancora superiore all’obiettivo del 2% ha quindi indotto, nonostante le pressioni di Trump, il presidente della Fed, Jerome Powell,  a non procedere ad ulteriori riduzioni dei tassi anche per la debolezza del dollaro che a gennaio 2026 accusava, rispetto al gennaio precedente, una perdita di valore del 13% rispetto all’euro[4].

Grafico 2: tasso di interesse sui fondi federali degli Usa, anno 2025. Fonte Federal Reserve[5]



Il debito federale

Partendo dalla dinamica dell’entità totale, rileviamo come il debito federale nell’arco di un quinquennio si sia impennato di ben 10.700 miliardi di dollari, dai 27.800 miliardi di gennaio 2021 ai 38.500 di gennaio 2026[6], con una media annua pari 2.140 miliardi di dollari, un valore di poco inferiore al Pil dell’Italia (grafico 3).

Parallelamente è cresciuto anche il costo degli interessi sul debito che nell’anno fiscale 2025, conclusosi a settembre scorso, si è impennato a 1.220 miliardi di dollari[7], più che triplicato dai 352 miliardi del 2021, secondo i dati diffusi dal Dipartimento del Tesoro statunitense[8] (tab.1). Ciò principalmente a causa dell’aumento dei tassi operato dalla Fed fra il 2022 e il 2023 fino al 5,5% (grafico 4) che è andato a incidere sull’incremento fisiologico del debito, dovuto al sommarsi dei deficit e degli interessi annui, come base per il calcolo degli interessi[9].

Grafico 3: ammontare del debito federale statunitense in miliardi di dollari, gennaio 2021 - gennaio 2026. Fonte: Dipartimento del Tesoro Usa



Tabella 1: entità degli interessi annui sul debito federale Usa fra 2014 e 2025 in miliardi di dollari. Fonte: dipartimento del Tesoro[10].

Anno

2014

2015

2016

2017

2018

2019

2020

2021

2022

2023

2024

2025

Mld $

229

223

240

263

325

375

345

352

476

659

882

1.220

Sospinto dalla crescita delle quotazioni del gas e del petrolio determinata dal collo di bottiglia venutosi a creare nell’offerta durante la ripresa post-covid, il tasso di inflazione medio mensile ha iniziato il trend rialzista già nella primavera del 2021 raggiungendo il suo apice al 9,1% alla metà del 2022 (grafico 5). Un livello tuttavia inferiore a quello dell’Eurozona dove ha toccato il 10,6% a ottobre dello stesso anno, a causa di costi dell’energia, e in particolare del gas, superiori.

Grafico 4: tasso di interesse sui fondi federali Usa, febbraio 2021 - gennaio 2025. Fonte: Fed[11]


Grafico 5: tasso di inflazione medio mensile negli Usa anni gennaio 2021 – gennaio 2025[12].



L’aggravamento della situazione di bilancio degli Stati Uniti è riconducibile quasi in toto all’aumento delle spese per gli interessi sul debito visto che le uscite nette sono aumentate solo lievemente negli ultimi 4 anni passando da 6.673 miliardi di dollari del gennaio 2022 a 7.043 miliardi del gennaio 2026 (grafico 6 – linea continua), e addirittura sono diminuite nel corso del 2025 di circa 350 miliardi di dollari su base trimestrale a 12 mesi[13][14] (grafico 7).

Grafico 6: uscite federali al netto degli interessi sul debito (linea continua) e entrate federali esclusi i dazi doganali (linea tratteggiata) fra gennaio 2021 a gennaio 2026[15].


La dinamica del bilancio federale statunitense evidenzia, a partire dal 2024, un aumento delle entrate al netto delle entrate derivanti dai dazi da 4.500 miliardi di dollari a 5.100 miliardi circa (grafico 6 - linea tratteggiata), al contempo di un incremento delle uscite primarie, vale a dire senza considerare gli interessi sul debito, da 6.400 0miliardi a 7.050 circa (grafico 6 – linea continua). Alla luce di ciò il deficit primario del bilancio federale ha intrapreso una flessione a partire dall’inizio del 2025 (grafico 7) sostanzialmente per l’aumento del gettito daziario (grafico 8).

Aggiungendo al disavanzo primario del 2025 di circa 1.670 miliardi di dollari[16] i 1.220 di interessi annui, il deficit di bilancio complessivo che ha sfiorato i 2.900 miliardi, secondo quanto riportato dalla Fed di St. Louis “impatta sui consumi delle famiglie, sugli investimenti delle imprese, sui tassi di interesse (più deficit implica più richieste di capitali al mercato) e sulla stabilità, visto che gli investitori, di fronte a un debito troppo elevato, tendono a spaventarsi”[17].

Ragion per cui le difficoltà di bilancio legate al deficit complessivo annuo e, conseguentemente, dell’ammontare del debito, sono sostanzialmente riconducibili all’irrefrenabile impennata degli interessi (tab. 1), nonostante l’aumento del gettito daziario del 2025 (grafico 8) e i tagli apportati a varie voci delle spese ordinarie di bilancio dal Ministero per l’efficienza governativa (DOGE) guidato da Elon Musk.

Una dinamica che, nonostante gli sforzi di Trump, appare sostanzialmente irrefrenabile.

Grafico 7: deficit primario del governo Usa, vale a dire spesa federale escluso il costo degli interessi, fra gennaio 2022 – dicembre 2025. Fonte: Federal Reserve di St. Louis



Le ricadute della politica dei dazi

L’incremento della tariffa media annua sulle importazioni, dal 2,6% del 2024 al 13% dello scorso anno, ha determinato un aumento del gettito fiscale daziario dagli 80 miliardi di dollari del 2024 ai 287 miliardi del 2025 (grafico 8), oltre ai 30 miliardi a gennaio 2026, come visto con ricadute positive sul bilancio federale che, sempre a gennaio, ha registrato un deficit di -95 miliardi di dollari, ben il 26% in meno rispetto al corrispondente mese del 2025.

Dall’inizio dell’anno fiscale, negli Stati Uniti il mese di ottobre, a gennaio 2026 le entrate relative ai dazi sono ammontate a 124 miliardi di dollari, con un incremento del 304% rispetto allo stesso quadrimestre dello scorso anno fiscale.

Grafico 8: entità del gettito fiscale daziario in miliardi di dollari fra gennaio 2021 e dicembre 2025


Le politiche muscolari dei dazi di Trump hanno determinato anche significativi effetti a livello geoeconomico, come l’accelerazione del processo di ridefinizione delle catene globali del valore del quale hanno significativamente beneficiato gli Stati Uniti[18], anche perché gli investimenti diretti (Ide) in entrata sono stati attratti da sgravi fiscali tramite l’Inlflation Reduction Act del 2022 e dal basso costo dell’energia e del gas.

Per quanto riguarda, invece, la geografia degli scambi e degli accordi commerciali le ricadute non sono risultate favorevoli per gli Stati Uniti, in quanto i tradizionali partner di Washington, Canada e Ue in testa, per evitare i dazi imposti da Trump hanno iniziato ad attuare una strategia di diversificazione delle relazioni, diminuendo la dipendenza dall’import degli Usa, e stipulando Trattati di libero commercio con altri soggetti, come i recenti con Mercosur[19], India[20] e Australia[21], ad opera di Bruxelles.

Per quanto riguarda le ricadute sulla bilancia commerciale complessiva, uno dei principali obiettivi dei dazi, risultano invece sostanzialmente irrilevanti, visto che il deficit annuo degli Stati Uniti è sceso dai 904 miliardi di dollari del 2024 ad appena 901 miliardi del 2025, con le esportazioni che sono aumentate del 6% e le importazioni del 5%. Il deficit commerciale si era impennato nei primi 3 mesi dell’anno, quando le imprese statunitensi hanno anticipato l’import in previsione dell’introduzione dei dazi da parte di Trump, per poi attenuarsi nel corso dell’anno.

Conclusioni

In definitiva il quadro generale dell’economia statunitense, ad un anno dall’insediamento di Trump, evidenziava un quadro a luci ed ombre dal quale emergeva un rallentamento della crescita, un livello di inflazione, seppur in lieve tendenza ribassista, ancora superiore al target della Fed del 2% e un tasso di interesse relativamente alto al 3,75%, a guardia dell’inflazione e dell’indebolimento del dollaro. Un livello dei tassi che non consente risparmi sul servizio dell’enorme debito federale giunto a marzo 2026 a 39.000 miliardi di dollari (grafico 3).

Gli effetti positivi si sono limitati sostanzialmente ad un aumento del flusso degli investimenti diretti esteri in entrata, dai 64,3 miliardi di dollari del primo quadrimestre 2025 agli 83,2 miliardi del terzo[22], e ad un miglioramento dei conti del bilancio federale, al costo tuttavia di un allontanamento strategico, soprattutto commerciale, dei tradizionali partner occidentali e di una accentuazione del declino dell’egemonia del dollaro come valuta di riferimento globale sia negli scambi commerciali, sia nel ruolo di riserva valutaria per le banche centrali, a vantaggio principalmente dell’oro.

 

Andrea Vento

29 marzo Andrea Vento

Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati

 



[1] https://www.imf.org/en/publications/weo/issues/2026/01/19/world-economic-outlook-update-january-2026

[2] Una nuova ricerca della Federal Reserve smentisce la tesi di Donald Trump secondo cui i dazi imposti durante il suo mandato avrebbero colpito le aziende straniere. Lo studio, riporta il Financial Times, ha rilevato che nel 2025 le aziende e i consumatori statunitensi hanno pagato quasi il 90% del costo legato alle tariffe. Nei primi otto mesi del 2025, il 94% dei costi è stato trasferito a Stati Uniti, una percentuale che è scesa al 92% nei mesi di settembre e ottobre e all’86% a novembre. Quindi verso la fine dell’anno si è registrata una leggera crescita dei costi a carico degli esportatori. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/12/dazi-trump-fed-new-york-notizie/8289912/

[4] https://www.confindustria.it/pubblicazioni/venti-contrari-da-dollaro-e-incertezza-industria-volatile-export-debole-investimenti-dal-pnrr/

[5] https://it.tradingeconomics.com/united-states/interest-rate

[6] Il debito federale degli Usa ha poi raggiunto i 39.000 miliardi di dollari a metà marzo 2026

[7] https://www.fortuneita.com/2026/01/13/usa-il-peso-del-debito-cresce-oltre-1-200-miliardi-di-dollari-di-interessi-nel-2025/

[8] https://www.crfb.org/blogs/interest-costs-have-nearly-tripled-2020#:~:text=Net%20interest%20spending%20increased%20by,than%20all%20spending%20on%20children.

[10] https://www.crfb.org/blogs/interest-costs-have-nearly-tripled-2020

[11] https://it.tradingeconomics.com/united-states/interest-rate

[12] https://it.tradingeconomics.com/united-states/inflation-cpi

[13] https://www.taxnotes.com/research/federal/legislative-documents/congressional-budget-office-reports/fiscal-2025-deficit-was-1.8-trillion-cbo-says/7t8mc

[15] https://thewalkingdebt.org/2026/02/17/ultime-notizie-dal-bilancio-pubblico-statunitense/

[16] https://italia-informa.com/deficit-usa-2025-effetto-dazi-1670-miliardi.aspx

[17] https://www.stlouisfed.org/on-the-economy/2026/feb/look-recent-developments-federal-fiscal-balance?utm_source=Federal+Reserve+Bank+of+St.+Louis+Publications&utm_campaign

[18] Il flusso degli investimenti diretti esteri in entrata negli Usa da 62,3 miliardi di dollari del primo trimestre 2025 ha raggiunto nel terzo trimestre gli 83,2 miliardi di dollari, il suo massimo storico.

Fonte: https://it.tradingeconomics.com/united-states/foreign-direct-investment

[19] Vedi “L’Accordo di Partenariato Ue-Mercosur” di Andrea Vento

[20] Vedi “Raggiunta l’intesa sull’Accordo di Libero scambio Ue-India” di Andrea Vento

[21] https://it.euronews.com/business/2026/03/26/accordo-ue-australia-giu-i-dazi-su-olio-doliva-salsicce-e-miele

[22] https://it.tradingeconomics.com/united-states/foreign-direct-investment

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