Il diritto di sciopero? Per il Comitato europeo dei diritti sociali in Italia non esiste

 

Esiste ancora il diritto di sciopero in Italia? E’ questa la domanda che meriterebbe di aprire ogni assemblea nei luoghi di Lavoro e nella società. Circoscrivere il diritto di sciopero è stato il faro guida per molti governi da quando hanno istituito, a inizio anni novanta del secolo scorso, una legislazione costruita ad arte per limitare l’impatto e l’efficacia propria di questa forma di lotta. 


I sindacati rappresentativi firmarono prima ancora un codice di autoregolamentazione che poi ha dato vita alla norma sui Servizi essenziali. Al resto ha pensato la Commissione di Garanzia con richiami e sanzioni continue con il sostegno aperto e dichiarato dell’attuale compagine di centrodestra. 

Che in Italia il diritto di sciopero fosse limitato nei Servizi pubblici è cosa risaputa ma ora arriva anche il richiamo  dal Comitato europeo dei diritti sociali (Ceds) chiamato a vigilare sul Rispetto della carta sociale europea che poi mette insieme diritti sociali ed economici fin dai primi anni sessanta del secolo scorso.

E il Governo, invece di adeguarsi al richiamo, farà come con il Trattamento di fine servizio non ascoltando i richiami della Ue per accorciare I tempi di pagamento del Tfs? Ancora oggi è in atto una discriminazione intollerabile  ai danni dei lavoratori della Pubblica amministrazione. Meloni ignorerà il richiamo con la solita tracotanza verso i lavoratori perseverando nella sudditanza verso i datori  e i signori della Guerra?

 

La 146 del 1990 che regola lo sciopero nei Servizi pubblici va quindi ben oltre il lecito, annovera tra I Servizi pubblici essenziuali anche quei Servizi che essenziali, e da garantire anche in termini ridotti, non lo sono affatto.

 

Ma un altro richiamo riguarda l’obbligo di annunciare la durata dello sciopero, con dichiarazioni con settimane di anticipo e I soventi interventi sanzionatori della Commissione di garanzia.  Pochi sanno che al contrario di tanti altri paesi gli scioperi in Italia possono al massimo durare solo un Giorno senza dimenticare che in diversi periodi dell’anno è proibito scioperare e tra uno sciopero e l’altro devono passare diversi giorni ossia la norma cosiddetta di rarefazione Queste norme, ritenute dal Governo, fin troppo ristrettive, vengono invece considerate fortemente lesive del diritto di sciopero dei lavoratori e delle lavoratrici

A distanza di settimane dalle sanzioni inflitte (anche alla CUB) dalla Commissione di garanzia per lo sciopero nei servizi pubblici essenziali (Cgsse), questo pronunciamento riconosce la legittimità delle nostre istanze mentre il Governo vorrebbe intanto imporre l’obbligo ai lavoratori dei trasporti di comunicare l’adesione allo sciopero con giorni di anticipo, un ulteriore dimostrazione della reiterate volontà del centro Destra di limitare la libertà di sciopero e le tutele collettive nei luoghi di Lavoro.

 

Gli scioperi tornino ad essere un diritto esercitabile senza Servizi minimi essenziali, procedure atte a limitarne l’efficacia per consentire a datori pubblici e private di sottoscrivere intese al ribasso e contratti nazionali con  secche erosioni  del potere di acquisto. Lo sciopero è un diritto, averlo ingabbiato per anni ha solo indebolito le lavoratrici e i lavoratori e il nostro potere contrattuale

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