Il 10 per cento delle famiglie più ricche detiene il 60% del patrimonio nazionale totale, sono proprio le famiglie più ricche ad avere accresciuto il loro patrimonio, metà della popolazione deve andare avanti intanto solo con il 7,4% delle ricchezze complessive, in rapporto a 15 o 20 anni fa la quota di ricchezza in loro possesso è costantemente diminuita. E quindi i poveri diventano sempre più poveri
Al contrario le società finanziarie, e no, aumentano la quota di ricchezza.
La fotografia del paese trasmette una immagine nella quale la classe media inizia ad accusare ritardi e difficoltà, parliamo non solo di piccola borghesia (in parte risucchiata dal basso e proletarizzatasi) ma di classi anche benestanti
Le “democrazie” occidentali si sono rette per decenni su una fetta importante di ceti medi che hanno beneficato di condizioni favorevoli, erano le famiglie capaci di far studiare i figli, di risparmiare e migliorare le condizioni di vita.
La crisi dei ceti medi arriva con il venir meno del modello neokeynesiano, per qualche anno sono riusciti a rinviare la decadenza salvo poi essere investiti dalla diseguale distribuzione delle ricchezze splecie nei paesi ove il motto del pagar meno tasse ha avuto impatti negativi immediati sul welfare.
Se prendiamo la popolazione complessiva come parametro di riferimento, la ricchezza netta delle famiglie in Italia raggiunge livelli bassi a confronto di altri paesi, la tradizionale capacità di risparmio della classe media segna il passo e mostra le criticità di un modello sociale sempre meno stabile.
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