Il gatto, la volpe e la Costituzione: perché a questo referendum voterò NO
Il gatto, la volpe e la Costituzione:
perché a questo referendum voterò NO
C’è una celebre canzone di Edoardo Bennato, Il gatto e la
volpe, che racconta di promesse facili e scorciatoie seducenti. È la storia di
chi invita a correre, a fidarsi, a non perdere tempo con troppe domande.
“Quanta fretta, ma dove corri, dove vai…”
È una metafora che torna attuale ogni volta che il dibattito
pubblico affronta questioni complesse con slogan semplici. E pochi temi sono
complessi quanto l’equilibrio della giustizia in uno Stato costituzionale.
La giustizia si può riformare. Ma non con scorciatoie, colpi
di slogan o apparizioni web senza contraddittorio.
Giorgia parla, Giorgia tuona… ed ecco che la detenuta in
Bulgaria Ilaria Salis diventa occasione per ricordare con Bruno Vespa che
esiste uno stato di diritto – “do you know stato di diritto?” – per richiamare
tutti al rispetto della giurisdizione; ma tutto è dimenticato quando si deve
criticare l’operato dei giudici che indagano sulla strage di Crans-Montana, e reclama
con convinzione l’intervento dei giudici svizzeri a misura di Giorgia.
A Rogoredo parla orgogliosa di un poliziotto che ha fatto il
suo dovere… per scoprire in pochi giorni che si tratta di un assassino che ha
infangato la divisa; quanta fretta ma dove vai!
Ora è il momento della casa nel bosco e lei ‘madre cristiana’
diventa tempesta: “Giudici cattivi!” grida… “Hanno tolto la figlia alla madre
innocente!”, tuona davanti alla folla presente.
Ma qui la storia fa un giro strano, perché la norma è nel
decreto Caivano: se il giudice allontana un minore davvero… lo prevede la legge
del suo stesso governo.
Ma proprio perché si tratta di uno dei pilastri dello Stato
di diritto, le riforme non possono nascere da semplificazioni che trasformano
questioni giuridiche delicate in slogan politici o canzonette buone per ‘Sanremo’.
La Costituzione della Repubblica Italiana ha costruito un
sistema fondato su equilibri e garanzie.
- L’articolo
101 stabilisce che “la giustizia è amministrata in nome del popolo”
e che i giudici sono soggetti soltanto alla legge.
- L’articolo
104 afferma che la magistratura costituisce un ordine autonomo e
indipendente da ogni altro potere dello Stato.
- L’articolo
111 garantisce il giusto processo, principio cardine di ogni democrazia
liberale.
Questi non sono dettagli tecnici: sono architravi
costituzionali.
Il luogo delle riforme è il Parlamento
Quando si interviene su equilibri così delicati, la
Costituzione indica con chiarezza il luogo del confronto democratico: il
Parlamento.
Il Parlamento non è soltanto un passaggio formale: è il luogo
dove la complessità delle riforme può essere analizzata con serietà e
responsabilità istituzionale.
Quando invece si tenta di affrontare questioni strutturali
attraverso strumenti che semplificano il dibattito o lo polarizzano, il rischio
è che la complessità venga sacrificata alla propaganda.
Votare NO non significa difendere lo status quo.
Significa difendere un principio semplice ma fondamentale: le
regole che governano l’equilibrio dei poteri dello Stato meritano un confronto
serio e istituzionale.
Le democrazie costituzionali funzionano proprio perché le
regole non cambiano sull’onda della fretta o della pressione del momento.
La responsabilità dell’elettore.
Prima di cambiare gli equilibri di uno dei poteri dello
Stato, vale forse la pena fermarsi un attimo e chiedersi se quella strada sia
davvero la più solida e la più coerente con lo spirito della Costituzione.
Ed è qui che torna la domanda evocata dalla canzone di
Bennato:
“Quanta fretta, ma dove corri, dove vai?”.
Quando in gioco ci sono le regole fondamentali della nostra
democrazia, fermarsi, riflettere e difendere la Costituzione non è
conservatorismo.
È semplicemente responsabilità repubblicana.
Intanto Giusi Bartolozzi attuale capo di gabinetto del
ministro della Giustizia durante una trasmissione all'emittente siciliana
Telecolor ha dichiarato: "Votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura…
sono plotoni di esecuzione." Ecco come spiegano le loro ragioni i
sostenitori del SI’!
Aggiungo io: dr.ssa Bartolozzi gli unici che possono parlare
di ‘plotoni di esecuzione’ sono proprio quei padri costituenti provenienti direttamente
dalla lotta armata contro il fascismo e il nazismo che i plotoni nazifascisti
li hanno visti in faccia… dr.ssa si prenda una vacanza e si riposi. Si riposi
tanto!
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