Ryanair: modello padronale 4.0

Ryanair per anni ha rifiutato di sedere ai tavoli sindacali, un comportamento antico, da padrone indisponibile ad accogliere qualsivoglia richiesta dei lavoratori. Eppure numerosi areoporti hanno letteralmente steso dei tappeti d'oro alla compagnia irlandese, parliamo di scali a suo tempo di proprietà pubblica, in città governate dal centro sinistra, giusto per farsi una idea precisa della sudditanza politica al mercato e ai profitti.

Negli ultimi mesi ci sono stati scioperi in molti paesi europei, i profitti della compagnia sono calati e per questo stanno correndo ai ripari e cosi' dal prossimo autunno anche il trasporto del trolley, tra gli 8 e i 10 Kg, non sarà gratuito ma soggetto a prenotazione e avrà un costo aggiuntivo rispetto al biglietto, sempre che non si voglia pagare direttamente un biglietto maggiorato che preveda la priorità di imbarco. Insomma perfino una piccola borsa comportera pagamento aggiuntivo, la motivazione addotta dalla compagnia è evitare ritardi, quei ritardi che piuttosto sono risultato delle politiche aziendali (e degli scioperi) visto che il carico e scarico dei bagagli è contingentato da tempistiche e procedure standard.

Insomma caricando meno bagagli si affrettano le procedure di volo e si riducono i tempi , si costringe la forza lavoro a ritmi piu' intensivi e si ricavano maggiori margini di profitti.

Un sindacato puo' allora svolgere al meglio il proprio compito senza contrastare questa logica da padrone delle ferriere?

Nei giorni scorsi, intanto, è stato siglato un accordo tra compagnia e l’Unione dei piloti irlandesi, andremo a leggere i contenuti di questa intesa ma temiamo che avvantaggi soprattutto  Ryanair che ha bisogno di pace sindacale soprattutto per le salvaguardare le sue quotazioni in Borsa.

Sono ormai centinaia le ore di sciopero e i voli cancellati, si calcola che oltre 50 mila passeggeri abbiano subito, nella torrida estate 2018, ritardi e soppressioni di voli, un danno economico e di immagine prodotto dalla reiterata volontà della compagnia di non riconoscere perfino il ruolo del Sindacato. 

 In questi scenari la silente Unione Europea avrebbe potuto fare qualcosa? 
La Ue interviene solo a tutela del libero mercato e della libera concorrenza, mai a difesa dei lavoratori e dei diritti, costruita com'è per rappresentare gli interessi della finanza e del capitale sarebbe perfino stupido chiedere un cambio di rotta.
La Ue ha preteso la liberalizzazione degli handling che sta producendo i primi nefasti risultati per la forza lavoro (precaria e per lo piu' part time) impiegata negli appalti per pulizie, carico e scarico dei voli.

Ma su cosa verterà l'accordo Ryanair? Intanto lo sciopero europeo sta fallendo perchè alcuni sindacati si sono già svincolati dal fronte di lotta, il rischio è costruire una intesa che riguardi principalmente i piloti a discapito del personale di bordo e valida solo per l'Irlanda dove si sa la contrattazione sindacale è decisamente al ribasso rispetto ad altri paesi europei.

 Ma questo accordo farà scuola anche per gli altri paesi, il rischio che corriamo è quello di conquistare il formale riconoscimento della presenza in azienda del sindacato ma a condizioni decisamente inaccettabili quanto a salari e gestione della forza lavoro.

Teniamo conto poi che solo 350  su 4 mila piloti si trovano in Irlanda, praticamente l'accordo riguarderà meno del 10% dei polti  lasciando fuori tutto il personale di bordo.
Per queste ragioni pensiamo che sia nel solo interesse  di Ryanair giungere, in fetta, a una intesa sindacale che indebolirà ulteriormente il potere di contrattazione dei lavoratori e delle lavoratrici, non a caso all'indomani della notizia di questo accordo, le quote in Borsa della compagnia sono cresciute del 6%.

Conviene allora alla finanza riconoscere il sindacato dei piloti e accordare qualche contentino che nulla avrà tuttavia da spartire con la dignità della forza lavoro nelle compagnie areoportuali, una dignità da troppo tempo calpestata.

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