Figli a pagamento?
di Tiziano Tussi
Un libro che fa parlare di sé soprattutto grazie all’autrice che ne parla, Chiara Tagliaferri lo ha scritto partendo dalla sua esperienza di mamma creata da altre donne, quello che si chiama da noi Gpa (gestazione per altri). Il testo si chiama Arkansas che è lo stato degli USA dove lei ed il marito si sono recati per avere soddisfazione della loro voglia incontenibile di avere un/una figlio/figlia.

L’avvio di questo breve scritto critico è un articolo-intervista-recensione su La lettura del 10 maggio 2026. Ci ho messo un po’ per decidermi a scriverne, un episodio personale di vita vissuta, che lascia poco spazio ad una critica. Ognuno in fondo fa quello che gli pare e/o che può fare. Poi però mi sono deciso ad intervenire proprio per le implicazioni sociali di quell’atto di Gpa, anche se la mamma prodotta non lo riconosce.
Intanto l’analisi del senso estetico borghese del pezzo. Una foto nella quale si vede la Tagliaferri con le scarpe sul divano ed il marito Nicola Lagioia che mostra al fotografo un pugno chiuso inanellato, tipo i Fantastici Quattro – la torcia -o Lanterna Verde. Comics molto famosi per le loro capacità che passano per un anello o qualcosa dii simile. Iniziamo con il testo. L’articolista ci dice che la legge sul reato universale della Gpa è stata licenziata dal Parlamento, il sedici ottobre 2024.
Il presidente della Repubblica l’ha firmata il 4 novembre, strana coincidenza, e poi è entrata in vigore circa un mese dopo. Innanzi tutto, il concetto di reato universale è veramente curioso. Forse incostituzionale?!?
Ma Mattarella firma molte leggi poco bilanciate. Transeat. Il punto centrale è il livello di ricchezza della coppia che vuole un figlio, questa figla. Lasciamo perdere le differenze tra coppie eterosessuali ed omosessuali, maschi o femmine che siano. Troppe complicanze. Nel nostro caso, in ogni caso, vi deve essere una disponibilità di denaro non indifferente. Nell’articolo viene data una cifra che va dai 100mila ai 200 mila euro. Questo porta a giri di soldi di una certa rilevanza anche se, dice la Tagliaferri “…continueranno ad esserci situazioni di sfruttamento, soprattutto dove non c’è una legge chiara a protezione dei diritti di tutte le parti. Criminalizzare la Gpa non aiuta a normarla.“ Insomma, le situazioni di sfruttamento non termineranno con questa legge, anzi la legge le aggrava. Ma allora perché entrare in questo ordine di cose?
La Tagliaferri ha scritto con Michela Murgia che la confortava dicendole anche “Se ti perdi, mi trovi qua. Se caditi ti tengo. Non sei sola.” Anche se a me piacciono di più i presocratici, Epicuro:”…la morte non è nulla per noi, perché quando noi siamo, la morte non c’è, e quando la morte c’è, allora noi non siamo più.” (Lettera a Meneceo) Difficile uscire da questa disposizione.
Proseguiamo. Tre donne. Una donatrice di ovuli, una gestante e l’ultima donna che porta via la nascitura (femmina, in questo caso) L’uomo che ha dato lo sperma rimane un po’ sullo sfondo. L’autrice del libro esalta la figura della gestante, che ha partorito grazie ad ovuli di altra donna, che lo avrebbe fatto per una disposizione, un trasporto che non ha nulla a che fare con l’aspetto economico.
Anche questo poco spiegabile. Ognuna delle figure in questa storia naturalmente è donna e femminista ed attivista. Un lieto fine che lascia assolutamente inalterato tutto lo schifo che gira attorno a queste pratiche, naturalmente in altri parti del mondo che non siano Gli USA o il Canada, anch’esso citato dalla Tagliaferri. Quindi parrebbe dire che chiunque avesse diciamo 100 mila euro, o anche di più, e potesse andare negli USA potrebbe avere un bambino/a senza grossi patemi.
Naturalmente la mamma biologica, o almeno semi biologica, ricordandoci che gli ovuli sono di altra, non arriverà mai a reclamare la sua maternità. L’autrice del libro ha scritto un diario dal quale ha estratto il testo volendo che la figlia nata in questo modo, un po’ complicato, debba sapere ogni cosa. Non aspettandosi evidentemente nessuna reazione violenta al racconto. Ne disturbi psicologici e neppure profondi dolori. Contenta di vivere con questa terza madre in un modo di zucchero filato nel quale ha avuto la fortuna di essere stata incapsulata. Non c’è libertà in questo stare. Tutto incastrato.
Può piacere così ma non dovrebbe essere sbandierato, è un percorso senza uscita è una storia assolutamente personale, unica. Non si parla di scontro con la disposizione in atto, l’esistenza della Gpa come reato universale da cassare. Non c’è neppure una spinta ad operarsi per una disobbedienza civile. Del resto la coppia di garantiti borghesi ha avuto la fortuna di operare in assenza di quella legge, entrata in vigore poco dopo il loro esito positivo. Il tutto infiorettato da enormità moderne quali la differenza tra maternità e spirito materno.
Si può essere mamma senza avere partorito, e si può perciò partorire senza essere poi mamma. Chissà come si sentono le famiglie adottive che hanno sovente problemi pesantissimi da parte dei bambini-ragazzi adottati, i quali si sentono attratti verso la famiglia biologica che magari hanno dimenticato o poco conosciuto o perso. Certo non nella totalità dei casi. La voglia di ritornare su quei passi è sovente molto insistente.
In questo caso dove dovrebbe rivolgersi la ragazzina nata con questi sistemi, verso quale mamma? Chi ha donato gli ovuli, chi l’ha partorita oppure chi le sta accanto. E lasciamo pure perdere l’uomo in questione che almeno ha il suo seme in lei, come padre, anche lui preso da difficili passaggi, ma alla fine lo sperma è il suo, da qualsiasi angolazione lo si voglia guardare. Insomma una particolare e specifica storia personale che dovrebbe rimanere all’interno di un unicum senza essere squadernata coram populo.
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