Dal 1° Luglio è partito il nuovo tentativo di scippo del TFR
Dal
1° Luglio è partito il nuovo tentativo di scippo del TFR
F.
Giusti, E. Gentili – Centro studi politico-sindacale
Con
la Legge di Bilancio il Governo è intervenuto anche per potenziare i fondi di
previdenza complementare, alimentando quel meccanismo del silenzio-assenso che indirizza il Trattamento di Fine Rapporto dei
neo-assunti nel settore privato verso i fondi pensione.
Ma entriamo nei dettagli. Dal 1° Luglio è divenuto quasi automatico il
passaggio del TFR ai fondi di previdenza complementare, per cui d’ora in poi i
neo-assunti dovranno decidere in fretta se lasciare il TFR in azienda (o al
Fondo Tesoreria INPS, per le aziende che superano la soglia dimensionale
prevista dalla legge, come vedremo più avanti) o indirizzarlo a un fondo
pensione (quello previsto dal CCNL applicato in azienda), che a sua volta ne investirà le somme sul mercato. A partire dalla data della prima assunzione, si hanno
disposizione soltanto 60 giorni per decidere i destini del proprio TFR. Chi invece è stato già assunto in passato, può ancora
effettuare la scelta in un arco di 6 mesi.
Ci
pare evidente che, per
questa via, l’adesione ai fondi pensione venga imposta de facto.
Si utilizza il truffaldino meccanismo del silenzio-assenso, che nei fatti nega
il diritto di scelta o lo condiziona fortemente, e si trasformano i sindacati
confederali in piazzisti dei fondi all’interno
dei Consigli d’Amministrazione in cui siedono
con propri rappresentanti. Il tutto, a mero discapito di quel ruolo
conflittuale che il sindacato dovrebbe avere.
Qualora,
poi, nel CCNL di riferimento non sia previsto
uno specifico fondo pensione, il TFR viene
versato al fondo “Cometa”.
Ad
oggi sono relativamente pochi i lavoratori iscritti ai fondi e ciò impedisce
alle imprese di poter disporre di quella grande massa di capitale – fatta di
montanti contributivi e TFR dei lavoratori – da investire per potenziare le
filiere militari e hi-tech, come sta avvenendo in altri Paesi. Per
invogliare alla previdenza integrativa, dunque, il Governo metterà in campo
contributi datoriali aggiuntivi (ma si guarda bene dal farlo con le pensioni
pubbliche!) e tassazioni agevolate, però una volta scelto il fondo non sarà
possibile fare marcia indietro: in sostanza si è prigionieri a vita e a vita
legati ai destini del fondo stesso.
Si
delinea, infine, un altro problema: con la cooptazione di un maggior numero
di lavoratori nei fondi pensione si verrà a determinare un calo del gettito
contributivo che affluisce nelle casse dell’INPS e che serve a pagare le
pensioni pubbliche. Ai fini d’una parziale
compensazione di questa perdita, e onde
racimolare qualche risorsa in più per la spesa pubblica generale, il
Governo sta quindi lavorando per vincolare all’obbligo di versare il TFR al
Fondo di Tesoreria INPS anche i lavoratori delle piccole aziende. Nell’immediato la disposizione è stata estesa alle imprese
che, risultando piccole in principio, col tempo abbiano aumentato il numero dei
propri dipendenti. Il tutto potrebbe far migrare verso il Fondo INPS un totale stimato di 2,5 milioni di lavoratori.
Una cifra destinata ad aumentare, perché dal 2032 la soglia dimensionale
aziendale sotto la quale non è dovuto il versamento del TFR al Fondo INPS scenderà dai 60 dipendenti del 2026-2027 (e dai 50 del
2028-2031) a 40 dipendenti.
Commenti
Posta un commento