Difesa non violenta: proviamo ad uscire dai luoghi comuni e dalle ovvietà di una non violenza liturgica e avulsa dalla realtà
E' in corso un dibattito serrato sulla legge di iniziativa popolare, sul concetto di difesa non violenta, sono state espresse molteplici posizioni, alcune come nel caso dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, di severa e documentata critica
Ecco un po' di documentazione indispensabile per acquisire qualche conoscenza
Un'altra difesa è possibile! - Un'altra difesa è possibile!
Le mie critiche alla Campagna "Un'altra difesa è possibile"
Non sono ammissibili (da parte nostra) invece posizioni che per principio rifiutino gli approfondimenti necessari evitando di leggere le ipotesi in campo, siamo lontani anni luce da quanti, seduti su un trespolo, impartiscono lezioni senza costrutto, lontani e lontane dal dibattito in corso e soprattutto dalla realtà.
Se non abbiamo argomenti qualche volta è meglio tacere onde evitare di scrivere che la leva obbligatoria è errata per principio perchè impositiva, ipotizzando come alternativa non meglio definita percorsi formativi qualificati per ottenere un adeguato riconoscimento sociale. Quel riconoscimento di cui si parla potrebbe avvenire con una nuova obiezione di coscienza formata da quanti rifiutano di indossare la divisa ma potrebbero mettere a disposizione del comparto militare le loro competenze civili, scientifiche e tecniche.
L'esempio calzante è dato da ingegneri civili che guidano i droni o di matematici che mettono a disposizione i loro calcoli di strategie apparentemente civili ma in sostanza militare.
Di questi tempi è lecito parlare di servizio civile alternativo e indispensabile per la sicurezza democratica? Noi pensiamo di no a meno di non ragionare con gli schemi di decenni or sono ignorando la realtà e la sua evoluzione
Cosa intendiamo per sicurezza umana, civile e sociale come alternativa al percorso militare? Quando leggiamo dichiarazioni di questo tipo pensiamo che certi settori del pacifismo non violento manifestino con estrema violenza il rifiuto di leggere la realtà, di interpretarla anche quando la stessa mette in discussione l'intero impianto concettuale su cui si basano decenni di militanza, parlare di nuova idea democratica di servizio alla comunità non finisce con il portare, anche non volendo, acqua al mulino del Riarmo e dell'aumento degli effettivi nelle forze armate?
Parlare di difesa della patria e arrampicarsi sugli articoli della Carta costituzionale sarà un esercizio utile per pubblicare qualche articolo ma sarà il caso di prendere atto di come la Costituzione non abbia fermato i processi di riarmo e la partecipazione a guerre cosiddette umanitarie.
Arrivare poi a dire che la difesa della Patria sia un valore aggiunto, a prescindere dalla analisi critica della stessa nozione di patria, o ipotizzare dimensioni non militari in sinergia con la difesa vera e propria significa, in sostanza, piegare ogni forma di obiezione a posizioni compatibili con il Riarmo. Se poi talune certezze vengono assunte da non violenti di lungo corso la realtà diventa ancora più problematica, in certi casi non guasterebbe un bagno di umiltà, l'apertura al confronto e una sana discussione. Auspichiamo di aprire un dibattito anche con posizioni contrapposte, la sola richiesta è di leggere atti e documenti attuali evitando di impartire lezioncine.
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