60 mila dipendenti in meno negli Enti locali
I sindaci chiedono l'assunzione di 60 mila dipendenti, tanti saranno necessari a compensare la flessione di un quarto di personale dal 2007 ad oggi?
Dati alla mano sono proprio sanità, ricerca ed enti locali i settori i maggiore sofferenza, non che gli altri comparti del Pubblico impiego abbiano personale a sufficienza ma le richieste dei Primi cittadini confermano che gli attuali organici di Comuni e Regione sono ormai del tutto insufficienti per erogare i servizi e men che mai per ammodernare uffici e servizi.
Si chiedono assunzioni in nome del Recovery, 60 mila nei prossimi anni per attuare quanto previsto dal piano europeo. Il nostro paese paga lo scotto maggiore per avere depauperato i settori pubblici con le politiche di austerità bloccando investimenti in materia di formazione e di ammodernamento, ora i nodi stanno venendo al pettine anche per chi, come l'Anci, per anni hanno assecondato manovre finanziarie e leggi di Bilancio accontentandosi delle briciole.
I sindaci, al pari di Cgil Cisl Uil, non hanno detto parola sulla sostenibilità finanziaria che poi è la madre di tutte le sventure impedendo investimenti reali e assunzioni adeguate alle necessità.
Senza rimuovere le regole dell'austerità difficilmente potranno arrivare gli investimenti necessari e le assunzioni in numeri adeguati a fronteggiare la perdita di posti di lavoro nella Pa, come potranno conciliare la sostenibilità finanziaria con gli investimenti è tutto da dimostrare.
Gli Enti locali non hanno personale in numero sufficiente a realizzare i progetti europei e perfino ad accrescere i servizi oggi carenti, siamo del resto passati dai 479.223 dipendenti del 2007 a circa 361 mila.
Gli impegni assunti dai Governi precedenti sono stati disattesi proprio per la impossibilità di superare dei tetti di spesa, poi le procedure assunzionali sono state ostacolate dal covid e lo scorrimento delle graduatorie è arrivato con il contagocce.
Il Governo dovrà anche compensare le mancate entrate degli Enti locali che con la pandemia hanno subito una grave perdita economica e già si parla di parziale compensazione lasciandoci nell'imbarazzo della scelta di quale voce di bilancio ridimensionare.
Il Governo per rispondere positivamente alle richieste dei Sindaci dovrebbe ad esempio compensare i mancati introiti dell'Imu sulla prima casa , abbattere i vincoli della sostenibilità finanziaria e prevedere assunzioni in deroga alle regole vigenti, misure che probabilmente non troveranno l'assenso di Bruxelles. Eppure il Recovery prevede, per ammissione della Corte dei Conti, un rilevante carico amministrativo che gli attuali organici e le odierne strumentazioni non saranno in grado di gestire.
Vengono quindi a galla le contraddizioni delle politiche di austerità e la supina accettazione delle stesse anche da parte dei sindacati rappresentativi
Commenti
Posta un commento