Soldi e Buona scuola. Una riflessione sull'insegnamento
Scuola-Soldi-Buona scuola
Di Tiziano Tussi
Certo sarà perché Mario Draghi ha citato la scuola che ultimamente ritornano all’attenzione sociale i problemi scolastici. Molti quotidiani, in questi giorni che precedono la primavera, riscoprono l’ultradecennale verità del basso livello stipendiale per la categoria. Molti anni fa un mio collega insegnante mi diceva che suo padre, che faceva lo stesso suo lavoro, con il suo solo stipendio da insegnante era riuscito a sostenere la famiglia, tirare avanti insomma, con moglie casalinga e i figli all’università.
Questo negli anni ’50 e ’60. A lui questo non era più concesso, ed eravamo nell’ultimo scorcio del secolo scorso. Da allora la situazione è solo peggiorata. Ma ancora non basta dire che la scuola deve fare questo e quello.
Il primo passo per riformare la scuola è aumentare sensibilmente gli stipendi agli insegnanti che vorrebbe anche dire avere, per la categoria, pensioni più alte. L’aumento brutale dello stipendio dato al lavoro in sé, senza dover sostenere attestazioni di validità, di merito, servirebbe ad avere, per la categoria stessa, maggior considerazione e rispetto a livello sociale. Questa, della disistima della pubblica opinione, è un dato da rimettere in positivo.
Gli insegnanti, descritti a volte come missionari e dediti ai loro studenti come preti e confessori, a volte come scansafatiche o fannulloni, dovrebbero poter svolgere un ruolo più alto. E a mano a mano che i destinatari del servizio scuola, sto parlando degli studenti, si avvicinano ad un’età adulta il rapporto tra le parti deve diventare sempre più professionale. Una lezione a scuola deve essere intesa come tale.
Mi viene sempre in mente il comportamento tenuto da Thorstein Veblen, grande sociologo dell’inizio del Novecento, suo un libro fondamentale per capirci qualcosa di quell’epoca, La teoria della classe agiata.1
“I suoi studenti lo trovavano noioso, ed egli non fingeva di amarli molto”2 -
“I suoi corsi continuano a dimostrarsi ostici per gli undergraduates (studenti del primo biennio) che del resto Veblen scoraggia efficacemente – oltre che con l’andamento apparentemente incolore delle lezioni – assegnando regolarmente ponderosi testi d’esame in lingua straniera, per lo più in tedesco.” (1904)3 -
“Le sue lezioni non si discostavano dall’andamento di sempre: tenute a voce bassa e monotona, inframmezzate da lunghissime digressioni. [] Scarso il numero degli studenti… [] quasi invariabilmente voti medi per tutti.” (1914)4
Senza arrivare al completo disinteresse l’insegante, come in questo caso, lo stesso in ogni caso deve smettere di essere in ansia se non è ritenuto un compagnone, un aiuto fraterno, un amico, dai suoi studenti.
In fondo la sua unica vera missione è quella di fare belle lezioni, utili per chi ascolta, sul piano dell’acculturazione. Per arrivare a tale utile servizio avere uno stipendio robusto è necessario.
La marginalizzazione stipendiale della categoria degli insegnanti è un presupposto alla loro marginalizzazione culturale e di riferimento esistenziale agli occhi degli studenti. Per essere un esempio per chi ascolta, un esempio di vita, occorre che la vita che si svolge sia da considerarsi una buona vita.
Ma se si deve fare ogni giorno una lotta per la sopravvivenza economica, tempo e spazio per tanta capacità attrattiva non rimane. Una volta aumentato lo stipendio poi si potrà mettere mano ad una ristrutturazione scolastica che miri a richiedere quanto ci si aspetta da un insegnante: cultura e capacità di trasmissione della stessa.
Tutto quanto si pensa fondamentale ora, per questo lavoro, andrebbe buttato via – empatia, calore umano, comprensione esistenziale.
Intendiamoci meglio : un insegante simpatico che antipatico ma prima di tutto meglio un insegnante capace e culturalmente ben preparato e strutturato.
1 Thorstein Veblen, La teoria della classe agiata, Einaudi, Torino, 1971.
2 Thorstein Veblen, cit., p. X; dalla prefazione di C. Wright Mills (1953)
3 Thorstein Veblen, cit., p. XXXIV; dalla cronologia della vita a cura di Franco Ferrarotti.
4 Thornstein Veblen, cit., p. XXXVIII della cronologia della vita a cura di Franco Ferrarotti.
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